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La pressione nasale predice la necessità di “aiutare” il respiro dei pazienti con insufficienza respiratoria

Uno studio dei ricercatori di UniMoRe e condotto dalla Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, diretta dal prof. Enrico Clini, ha dimostrato come, misurando precocemente il respiro continuo le oscillazioni della pressione nasale di pazienti ricoverati e che presentano la sindrome da insufficienza respiratoria ipossiemica acuta e quindi che necessitano di supplemento di ossigeno nel respiro, se ne possa derivare una indicazione affidabile riguardo la decisione clinica di dovere intraprendere l’utilizzo di dispositivi non-invasivi o invasivi di cura più avanzata in funzione della gestione della sindrome acuta e della prognosi del paziente.

I risultati della applicazione clinica del dispositivo sono pubblicati sulla rivista scientifica “European Journal of Internal Medicine”, ed evidenziano il potenziale di questa metodica semplice e non invasiva nella stratificazione precoce del rischio e nella gestione clinica di questi pazienti. Lo studio ha evidenziato che la misurazione della pressione nasale, correlata allo sforzo che il paziente compie per respirare, consente di stabilire un valore soglia di pressione che si associa a una maggiore probabilità di dovere aumentare l’assistenza del respiro, ottimizzando l’utilizzo tempestivo delle risorse e migliorando l’efficacia dell’assistenza respiratoria.

“I dati delle nostre ricerche su questo dispositivo, coperto da brevetto, e in particolare questi ultimi sulla efficacia nella clinica pratica, dimostrano che la misurazione della pressione nasale fornisce un criterio di misura obiettivo e precoce per individuare i pazienti più a rischio, consentendo l’ottimizzazione del percorso terapeutico,” afferma il Professor Enrico Clini, Direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’AOU di Modena e docente presso UniMoRe.

Questo filone di ricerca sviluppato dal gruppo degli specialisti in pneumologia, comprende fra gli altri Alessandro Marchioni, Luca Tabbì, Riccardo Fantini, Ivana Castaniere, e Roberto Tonelli, che hanno inoltre portato avanti il processo di brevettazione a livello europeo con la prospettiva di arrivare alla produzione e commercializzazione di uno strumento per integrare le tecniche già in uso per il monitoraggio clinico nei pazienti con insufficienza respiratoria.
 
“Questa metodologia – aggiunge il Dottor Roberto Tonelli, primo autore dello studio -rappresenta un progresso significativo nella medicina di precisione anche in questo delicato ambito di cura all’interno degli ospedali. Il prossimo obiettivo sarà quello di validare il metodo in studi multicentrici e valutarne l’integrazione nei protocolli di valutazione e monitoraggio per la pratica clinica.”

L’applicazione di questo semplice metodo di misura potrebbe rivelarsi di particolare utilità fin dall’accesso nelle aree ospedaliere della prima emergenza cioè i Pronto Soccorso, dove si stima che circa 1/3 dei pazienti da ospedalizzare presenti problemi collegati o collegabili all’insufficienza respiratoria, ma anche i reparti di Medicina Interna, dove è cruciale una valutazione tempestiva del rischio di deterioramento respiratorio al “letto del paziente” per l’eventuale affidamento specialistico di cura. Ne potrebbero derivare interessanti scenari in cui la selezione più accurata del bisogno e la tempestività di azione potrebbero tradursi in un utilizzo più efficiente delle risorse in ospedale.

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