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L’Irccs Sacro Cuore Don Calabria implementa le dotazioni tecnologiche in sala operatoria con il nuovo robot chirurgico Hugo, che si affianca al robot Da Vinci Xi, già in uso dal 2014.

La nuova piattaforma di chirurgia robotica è stata inaugurata venerdì 7 giugno in occasione della Festa patronale del Sacro Cuore, che si è aperta con la Messa presieduta dal Vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili.

Un taglio del nastro “virtuale” in quanto non si è svolto in sala operatoria dove il robot è già operativo dal 19 marzo, giorno in cui è stato eseguito il primo intervento di chirurgia oncologica urologica dal dottor Stefano Cavalleri.

La cerimonia infatti ha avuto luogo in una delle aree verdi della struttura e le caratteristiche di “the Hugo Robotic Assisted Surgery System”, sviluppato dalla multinazionale Medtronic, sono state illustrate attraverso un video proiettato su due maxi-schermi.

“L’attenzione all’innovazione tecnologica è da sempre una priorità di questo ospedale, convinti, su insegnamento del nostro Fondatore, che il paziente debba usufruire delle migliori metodologie diagnostiche e terapeutiche offerte dalla ricerca. E questo è possibile, citando ancora San Giovanni Calabria, se l’ospedale rimane all’altezza dei tempi anche dal punto di vista tecnologico”, ha sottolineato l’amministratore delegato, Claudio Cracco. “Nel 2023 sono  stati effettuati 22.500 interventi, di cui circa 300 robotici – ha proseguito -. Con Hugo, disponendo di due robot, abbiamo l’opportunità di estendere a un maggior numero di casi l’utilizzo della chirurgia robotica con tutti i benefici per il paziente in termini di efficacia dell’intervento unita a una rapida ripresa e migliori esiti funzionali”.

“Il robot Hugo si caratterizza principalmente per la sua versatilità”, ha spiegato il dottor Cavalleri, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Urologia. “E’ indicato infatti non solo per gli interventi urologici, oncologici e di patologia benigna, ma anche di chirurgia generale e ginecologica. A breve sarà validato anche per la chirurgia toracica”.

“La flessibilità di questo robot è dovuta principalmente ai bracci montati su quattro carrelli separati e non uniti in un monoblocco, come nelle altre piattaforme robotiche, tra cui il Da Vinci – ha proseguito -.  Questo consente all’équipe operatoria di posizionarli al letto del paziente in base alla tipologia dell’intervento e di ricalibrare la loro posizione anche in corso della stessa seduta operatoria, se è necessario”.

Altra caratteristica distintiva di Hugo riguarda la consolle, la postazione da dove il chirurgo manovra ‘a distanza’ i vari strumenti operatori. Si tratta di una consolle aperta, e non “immersiva”, che consente quindi la visione più ampia del campo operatorio attraverso uno schermo piatto di 32”, con una definizione delle immagini tale da rilevare anche i più piccoli dettagli. Per ottenere l’effetto tridimensionale il chirurgo deve indossare gli appositi occhiali 3D. Quest’ultimi sono collegati a un sistema di tracciamento della posizione della testa dell’operatore: se il chirurgo distoglie lo sguardo dal monitor scatta il blocco automatico dei comandi manuali, aumentando la sicurezza di tutto il processo operatorio.

Altro elemento di sicurezza sono gli hand controllers, di cui sono provviste le due maniglie utilizzate dal chirurgo alla consolle, attraverso le quali il movimento del chirurgo viene convertito in movimento degli strumenti. Questi dispositivi di controllo percepiscono la presenza della mano e forniscono informazioni sulla forza impiegata.

“L’alta definizione delle immagini, unita agli innovativi strumenti da polso consentono gesti chirurgici sempre più accurati e precisi – sottolinea Cavalleri – Questo permette di ottenere l’eradicazione della malattia salvaguardando allo stesso tempo le strutture vascolari e nervose importanti che sovraintendono alla funzionalità degli organi. L’esempio è il tumore della prostata: l’uso della chirurgia robotica limita le complicanze post chirurgiche, quali l’incontinenza e la disfunzione erettile”.

Hugo è una piattaforma particolarmente adatta anche per la formazione. Il simulatore dotato di intelligenza artificiale trasforma la console in un ambiente di realtà virtuale: il clinico può usare i comandi manuali ad alta precisione e il grande monitor 3D per simulare esperienze virtuali iper-realistiche. “Questo permette ai chirurghi di imparare, fare pratica e ottenere un riscontro sulla capacità acquisite relativamente ai compiti chirurgici robotici, tra cui l’inserimento di aghi, la dissezione, la presa, la sutura e altro ancora. Inoltre Hugo è dotato di un software di intelligenza artificiale che consente in tempo reale l’acquisizione, l’archiviazione e l’accesso sicuro di video chirurgici e dati procedurali anche su dispositivi mobili come il cellulare. In questo modo diventa più agevole l’interazione e il lavoro congiunto dell’équipe chirurgica per la preparazione all’intervento. E per gli specializzandi una modalità differente di acquisire la tecnica chirurgica”, ha concluso Cavalleri.

Anche il vescovo Pompili durante l’omelia ha voluto soffermarsi sullo sviluppo della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale. “Oltre all’intelligenza artificiale, che può essere sicuramente un elemento di innovazione, permane l’intelligenza cordiale, del cuore. Esse non sono in contrapposizione, ma devono essere integrate. E la domanda che si cela dietro l’intelligenza cordiale è se siamo sempre capaci di riconoscere oltre la malattia la persona, il soggetto, il volto. Chi entra nella Cittadella della carità, insieme al nitore degli ambienti e all’efficienza dei servizi, percepisce proprio questo sguardo amorevole che è quanto più rigenerante in chi vive la fragilità del dolore”.

Prima dell’inaugurazione virtuale del robot Hugo, il presidente della Cittadella della Carità, fratel Gedovar Nazzari, ha ricordato quel 7 febbraio del 1946 quando San Giovanni Calabria affidò al Sacro Cuore di Gesù la Casa di Negrar, l’embrione di quello che oggi è l’ospedale. “Don Calabria affida l’Ospedale e l’intera Opera al Cuore di Gesù, simbolo della natura umana di Cristo, intimamente legata alla sua natura divina. Ma soprattutto simbolo del suo amore per ogni donna e per ogni uomo, per ciascuno di noi. Un amore quello di Gesù che dona dignità alla persona. E nessuna condizione sfavorevole può privarla di questo grande dono. Non la malattia. Nemmeno quando la sofferenza fisica porta a un’alterazione della coscienza o all’incoscienza stessa”.