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È un dramma quotidiano che si consuma in silenzio, aggravato da reticenze e tabù e sottovalutato dagli stessi medici. Eppure, i numeri danno la dimensione di un problema che non può essere ignorato: l’incontinenza urinaria coinvolge, nel nostro Paese, quasi 4 milioni di donne e oltre 1,4 milioni di uomini sopra i 18 anni, ponendosi come un grave problema umano e sociale.

Nella World Continence Week che si sviluppa dal 21 al 27 giugno, promossa dall’International Continence Society, Boston Scientific vuole sensibilizzare milioni di donne e di uomini incontinenti invitandoli a non accettare supinamente condizioni di grave disagio fisico e psicologico e a rivolgersi, con fiducia e senza reticenze, agli  specialisti per riconquistare salute e qualità di vita. 

Miguel Aragón, Vice President EMEA, Divisione Urologia e Salute Pelvica di Boston Scientific, sottolinea che “durante la Settimana Mondiale della Continenza che quest’anno viene celebrata come parte del Mese della Salute dell’Uomo, incoraggiamo tutti gli uomini a prendersi cura della propria salute, a condurre uno stile di vita sano e a “collaborare” per prevenire le malattie. La salute degli uomini ha un impatto su tutti noi, educazione e prevenzione possono fare la differenza. Per l’incontinenza ci sono, oggi, diverse opzioni innovative di trattamenti chirurgici e non chirurgici: insistiamo sulla necessità che i pazienti si rivolgano con fiducia al loro specialista e che i professionisti della salute propongano l’opzione più appropriata per ogni persona, secondo le aspettative e la gravità delle singole condizioni”.

L’incontinenza urinaria è una condizione piuttosto frequente e consiste nella perdita involontaria di urina. Può essere associata a eventi fisiologici banali come un colpo di tosse (incontinenza da sforzo), o presentarsi come un impellente e improvviso stimolo a urinare (incontinenza da urgenza), oppure essere il danno collaterale di patologie pregresse o interventi chirurgici.

Per le donne, ugualmente determinanti sono la menopausa e il crollo degli estrogeni, le complicanze da interventi chirurgici, i prolassi genito-urinari. Giocano un ruolo non marginale anche stili di vita non salutari, stipsi, fumo, assunzione di farmaci. Si aggiunga che l’incontinenza può essere rivelatrice di altre patologie di natura neurologica o riconducibili a tumori alla vescica. Il disturbo non colpisce solo le donne in età avanzata, ma anche donne giovani che – prevalentemente a causa di gravidanze e parti difficili – possono presentare una compromissione dei muscoli del pavimento pelvico e di quelli a sostegno della vescica.

Non meno delicato il contesto maschile che vede oltre 1,4 milioni di uomini soffrire di incontinenza urinaria ma dove tabù, scarsa attenzione e reticenze giocano, tuttora, un ruolo di primissimo piano. Basti pensare che dopo i 40 anni solo il 25% degli uomini italiani si sottopone con regolarità al controllo annuale con lo specialista e che, come emerso dalle Survey dell’Associazione Europea di Urologia, ben 9 milioni di uomini italiani hanno dichiarato di non essersi mai recati da un urologo. 

Ampiamente sottovalutata dai medici, l’incontinenza viene spesso affrontata esclusivamente con presidi esterni (i pannoloni), soluzioni apparentemente efficaci ma che aumentano discomfort e rassegnazione. Tuttavia, ad oggi, per l’incontinenza urinaria maschile e femminile sono disponibili soluzioni terapeutiche innovative e risolutive. Ne ricordiamo alcune: 

L’incontinenza urinaria femminile deve essere affrontata prima di tutto con una visita uro-ginecologica, essenziale per formulare una diagnosi corretta e impostare un percorso terapeutico adeguato, non dimenticando che il problema ha un impatto pesante sul benessere fisico, psicologico e nei rapporti di coppia. Importante che le donne non si rassegnino all’assorbente igienico come unica soluzione, e sappiano che ci sono numerosi Centri specializzati in grado di orientare al meglio il percorso terapeutico che, inizialmente, prevede trattamenti conservativi o farmacologici. 

Per fronteggiare l’incontinenza da sforzo si può ricorrere all’inserimento chirurgico di sottili benderelle sottouretrali, una sorta di piccola amaca, realizzate per sostenere l’uretra negli aumenti di pressione addominale che possono causare la perdita di urina. L’impianto della piccola protesi consente di ripristinare la funzione danneggiata del legamento pubo-uretrale e presenta, in mani esperte, minime complicanze o effetti collaterali, richiedendo solo un breve ricovero ospedaliero. Nel caso di incontinenze da urgenza che non rispondono al trattamento farmacologico, si può invece ricorrere a iniezioni di tossina botulinica o interventi di neuromodulazione sacrale. 

Il ripristino delle normali funzioni urinarie risulta particolarmente complesso per il pubblico maschile dopo interventi chirurgici quali, ad esempio, la prostatectomia radicale a seguito di un tumore. Anche in questo caso, laddove le terapie farmacologiche non risultino efficaci, è possibile fare ricorso a sistemi innovativi come gli sling uretrali o gli sfinteri urinari artificiali. In particolare, questi ultimi sono indicati anche dalle linee guide EAU come il “Gold Standard” per il trattamento dei pazienti con incontinenza urinaria da sforzo dovuta a incompetenza sfinterica a seguito di prostatectomia radicale. Questi dispositivi vengono impiantati all’interno del corpo consentendo di ripristinare appieno le funzioni vitali. 

Per ulteriori approfondimenti, nel corso della diretta Facebook di “Buongiorno Salute”, organizzata dall’associazione pazienti Salute Donna Onlus, il dott. Cosimo Oliva ed il dott. Alessandro Giammò aiuteranno a capire gli aspetti principali dell’incontinenza urinaria: le cause, la diagnosi e i progressi che sono stati fatti nel trattamento di questa malattia.

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