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Come si sanifica un ospedale in piena epoca Covid-19? Humanitas Gradenigo è tra le poche strutture ospedaliere in Italia ad aver adottato uno dei macchinari per la sanificazione dei locali messi a disposizione dall’Unione europea attraverso un bando aperto a tutte le strutture sanitarie coinvolte nell’emergenza Covid-19.

«Il robot utilizza i raggi UV per sanificare gli ambienti ospedalieri e garantisce un alto livello di sicurezza e di tutela della salute degli operatori e dei pazienti – spiega l’ingegner Fabio Fresi, responsabile dell’Ufficio tecnico di Humanitas Gradenigo –. Questa tecnologia non sostituisce la pulizia manuale dei locali, ma rappresenta un’integrazione alla procedura di sanificazione meccanica svolta dal personale».

«Il robot a raggi ultravioletti può essere utilizzato in modalità manuale oppure automatica. Nel primo caso, il tablet deputato al controllo del robot viene usato come un “joystick”; mentre nel secondo caso, il macchinario si muove da solo all’interno del percorso definito in precedenza all’interno della stanza tenendo conto della presenza degli ostacoli – precisa l’ingegner Fresi -. La procedura di sanificazione di una stanza dura circa dieci minuti e permette di eliminare il 99,99% dei microrganismi potenzialmente presenti, come batteri, virus, funghi, spore, acari e muffe».

«Durante la sanificazione della stanza non devono essere presenti persone – sottolinea ancora l’ingegner Fresi -. Occorre posizionare il robot nel locale da sanificare, chiudere la porta e collocare il tablet che consente di controllarlo al di fuori della stanza. Questo per due ragioni: segnalare a tutti che si sta sanificando l’ambiente e tutelare le persone che, distratte, potrebbero cercare di entrare nella stanza. Il tablet, in questi casi, segnala al macchinario il tentativo di accesso e la lampada UV si spegne automaticamente, evitando così di raggiungere le persone».

«Questo tipo di tecnologia rappresenta un ulteriore livello di sicurezza perché ci consente di sanificare meglio le aree più frequentate dell’ospedale, come le sale di attesa, ma anche le zone dove l’assenza di microrganismi è fondamentale, come i blocchi operatori» conclude l’ingegner Fresi.

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