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Gli effetti della recente pandemia hanno contribuito a far meglio comprendere l’importanza di una ossatura del comparto farmaceutico costituita da società a capitale italiano, non solo per far fronte alle situazioni emergenziali caratterizzate da difficoltà di approvvigionamento, ma anche per il significativo contributo all’economia nel suo complesso grazie a una spiccata vocazione all’internazionalizzazione, all’innovazione e agli investimenti che rendono queste aziende un asset assolutamente strategico per il Paese.

Nello specifico, il settore farmaceutico in Italia può contare su un gruppo di aziende medio grandi a capitale italiano contraddistinto da esperienze, specializzazioni e traiettorie evolutive diverse, che ha saputo imporsi su scala globale. Il volume d’affari delle Fab13 si attesta nel 2022 a 14,3 miliardi di euro, in forte crescita dopo gli anni di tenuta nel periodo pandemico.

È quanto emerge dal nuovo Osservatorio di Nomisma “LE FAB13. La farmaceutica a capitale italiano”, realizzato per analizzare i 13 campioni della farmaceutica a capitale italiano, ovvero Alfasigma, Abiogen Pharma,  Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé farmaceutici, I.B.N.Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Mediolanum farmaceutici,  Recordati e Zambon.

Si tratta di aziende a prevalente controllo familiare, caratterizzate da forte radicamento sui territori regionali in cui sono insediate e in cui hanno stabilito i propri headquarters. Dai risultati della ricerca di Nomisma si evidenzia che i ricavi aggregati hanno ripreso a crescere esponenzialmente, dopo un decennio in cui la crescita del fatturato è stata dirompente, passando da 7 a 12,5 miliardi di euro.

Da sottolineare, però, come il rialzo del 2022 sia stato trainato dal fatturato generato all’estero mentre sul mercato domestico la crescita è stata più contenuta. Il mercato estero è arrivato a rappresentare il 72,6% delle vendite totali, molto al di sopra della media manifatturiera, a testimonianza di uno spiccato orientamento alla competitività da parte del settore farmaceutico sui mercati internazionali. La quota di ricavi generati all’estero ha registrato inoltre un incremento rilevante rispetto al periodo pre-pandemia e in crescita di 15,4 punti percentuali rispetto al 2010.

Dallo studio di Nomisma si evince inoltre come la propensione agli investimenti rappresenti la leva competitiva unificante delle aziende farmaceutiche a capitale italiano. Se i dati sulla competitività globale appaiono già solidi, la volontà di proseguire in una crescita a lungo termine è testimoniata dai tassi di incremento degli investimenti che nel 2022 ammontano a 3,4 miliardi di euro con un’incidenza sui ricavi annuali pari al 23,7%.

Tra gli interventi principali previsti: 1,6 miliardi di euro per sostenere l’attività di R&S; 1,3 miliardi per acquisizione di aziende, prodotti e licenze; 250 milioni per miglioramenti infrastrutturali di efficientamento e ampliamento delle aree produttive investimenti, nonché per l’acquisto di attrezzature e macchinari.

Il trend di spesa in R&S mostra in maniera evidente come ci sia stato un nuovo cambio di passo proprio in concomitanza con l’ultimo triennio: se l’investimento medio annuo tra il 2010 e il 2019, periodo di straordinaria crescita per il comparto, si attestava a circa 723 milioni di euro, tra il 2020 e il 2022 l’ammontare medio investito ogni anno è quasi raddoppiato a quota 1.404 milioni. Negli ultimi tre anni gli investimenti in R&S sono cresciuti mediamente a un ritmo del 13,5% dimostrando la propensione delle aziende verso questa tipologia di investimenti, per la quale nel 2022 è stato destinato l’11,1% dei ricavi.

Di pari passo alla crescita dei ricavi e degli investimenti, aumentano anche gli occupati delle Fab13. Dal punto di vista dell’occupazione, nel 2022 le Fab 13 risultavano aver impiegato a livello globale 43.736 addetti.

In uno scenario economico ancora condizionato da molteplici fattori di incertezza, l’incremento occupazionale dell’ultimo anno ha riguardato principalmente le sedi estere delle aziende, mentre la componente italiana impiegata nelle attività ha registrato solo un incremento marginale (+0,1%). All’estero, dove le aziende hanno numerosi impianti produttivi e filiali, l’occupazione ha un profilo maggiormente commerciale, mentre gli headquarters e gli stabilimenti produttivi italiani continuano a rappresentare la sede dei processi decisionali e strategici. In Italia, infatti, il personale viene occupato prevalentemente in attività di R&S e di produzione.Da sottolineare, inoltre, come il 95% degli addetti impiegati in Italia sia inquadrato con un contratto a tempo indeterminato.

All’interno del sistema economico italiano, oltre a un impatto occupazionale diretto viene a generarsi un effetto indiretto sulla rete di fornitura e sui settori che partecipano alla filiera di produzione e commercializzazione di un farmaco, per esempio i fornitori di prodotti chimici di base e le attività di imballaggio e confezionamento dei prodotti farmaceutici, ambiti nei quali l’Italia vanta eccellenza produttive a livello globale. A questo impatto indiretto va ad aggiungersi anche un effetto indotto, in termini di spinta ai consumi finali dovuta all’incremento dei redditi delle famiglie dei lavoratori lungo l’intera filiera.

Attraverso l’utilizzo delle Tavole Input Output, che permettono di ricostruire i coefficienti di attivazione, Nomisma ha potuto stimare come l’impatto indiretto valga quasi 21mila addetti, a cui va ad aggiungersi un effetto indotto di altri 24 mila occupati.

All’interno dell’industria manifatturiera nazionale, il settore farmaceutico italiano si contraddistingue strutturalmente per una dimensione aziendale significativamente superiore rispetto alla media degli altri comparti: il 38,3% delle imprese del farmaco impiega, infatti, oltre 50 addetti, laddove la quota di medie e grandi imprese della manifattura non oltrepassa il 3% del totale.

A livello occupazionale il comparto continua a mostrarsi dinamico: al 2021 le imprese farmaceutiche italiane impiegavano oltre 67.000 occupati, in crescita dello 0,9% sul 2020 e del 4,7% sul 2011. Risultato, quest’ultimo, in completa controtendenza rispetto a quelli negativi registrati dalla media manifatturiera e da tutti gli altri settori.

Un ulteriore elemento distintivo del settore farmaceutico è l’elevato valore aggiunto per addetto, pari a 150 euro nel 2021, mentre la media manifatturiera si assesta sui 64,8 euro. Se nel 2021 si evidenziava una lieve diminuzione delle esportazioni per il settore farmaceutico, comunque inseribile all’interno di un graduale ritorno ai livelli pre-pandemia, il dato provvisorio relativo al 2022 mostra una fortissima accelerazione guidata in buona misura dal rialzo dei listini di vendita, con l’export oltre i 43 miliardi di euro.

Allargando l’orizzonte temporale emerge comunque come dal 2008 al 2021 il valore dell’export farmaceutico si sia sostanzialmente triplicato, registrando una crescita pari al 178% a fronte del 40% realizzato mediamente a livello manifatturiero, accompagnando il comparto su un percorso di ulteriore crescita in virtù anche degli investimenti fatti negli ultimi anni per posizionarsi su una dimensione sempre più globale.