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Il sonno, si sa, è una cosa seria. Sono molteplici gli studi che attestano l’importanza del riposo, a livello fisico e mentale: chi lamenta una sleep routine insoddisfacente trova che essa influisca negativamente sulla qualità della vita, a partire dai livelli di energia con cui affrontare le sfide di ogni giorno. OPPO, in occasione della Giornata Mondiale del Sonno che ricorre il 18 marzo, ha presentato i risultati di una ricerca condotta in collaborazione con YouGov, per indagare il rapporto tra gli italiani e il sonno, e sull’eventuale incidenza della pandemia sulla qualità del riposo. Ne emerge un dato estremamente rilevante: il 57% degli italiani ammette di trovare difficoltà nell’addormentarsi, e non di rado.

Nonostante il 73% degli italiani vada a dormire prima di mezzanotte, lo studio mostra una generale tendenza a non dormire abbastanza pur desiderando riposare più efficacemente e per più tempo. A trovare difficoltà nell’addormentarsi sono soprattutto le giovani donne, con il 58% vs 42% degli uomini, talvolta preoccupate per temi legati all’attualità o alla propria vita personale. Lo stile di vita frenetico che caratterizza la nostra realtà si abbatte sul momento più rilevante per il recupero psicofisico, interessando progressivamente sempre più individui: ecco allora che per proteggersi dai rischi di burnout e fatica, si corre ai ripari con tisane rilassanti, musica e mindfulness. Sono infatti diventate popolari app di emissione di “rumori bianchi” come le onde del mare, così come sono apparse nei supermercati camomille arricchite da ingredienti rilassanti. La ricerca evidenzia anche come gli italiani ritengono importanti diversi fattori per poter dormire sonni

tranquilli, tra questi la scelta del materasso corretto, di un comodo cuscino e di un clima di generale silenzio, irrinunciabile per il 50% del campione. Elementi senza dubbio importanti, in certi casi integrati in vere e proprie strategie di tutela del riposo.

Per tener traccia delle ore dormite a notte e/o monitorare la qualità del proprio riposo, due individui su tre optano per uno smartwatch, che offre sofisticati sistemi di analisi del russamento e mette in guardia tempestivamente sui disturbi del riposo. L’uso di device per il monitoraggio attivo del sonno ha registrato un rapido incremento rispetto alle prime fasi della pandemia ed è simbolo di un’interessante evoluzione nel rapporto tra user e dispositivi wearable, che diventano funzionali alla lotta contro la stanchezza. Sono in tanti, infatti, ad acquistarli per conoscere i motivi della propria spossatezza, o per trovare una routine sana e sostenibile: tra le motivazioni che spingono maggiormente all’acquisto rientrano la possibilità di monitorare la qualità del sonno, di tener traccia della frequenza cardiaca e del numero di ore dormite.

Ad affidarsi maggiormente a smartwatch per intervenire sulla qualità del riposo sono, secondo la ricerca, soprattutto uomini fiduciosi nel potenziale impatto positivo della tecnologia sul benessere psicofisico. Sono utenti smart, giovani e con un lavoro a tempo pieno, spesso rivestiti di grandi responsabilità lavorative. L’ansia e la tensione, nemiche di un sonno riposante, cedono spesso il passo a difficoltà di rilassamento; a ciò si aggiunge la tendenza a fruire dei social network e media online nelle ultime ore del giorno, come forma di intrattenimento, tardando l’addormentamento e rendendo superficiali le prime fasi del sonno. Per far fronte a ciò, trovano sollievo e sicurezza nella tecnologia: è così che lo smartwatch diventa partner della vita quotidiana, ed il 74% degli utenti che ne fanno uso non hanno intenzione di separarsene.

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