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I dati sui contagi di Sars-Cov-2, il virus che causa il Covid-19, mostrano un aumento di quasi tutti gli indicatori da oltre due settimane. Omicron 5 è ormai dominante in Italia, colpisce i vaccinati ma anche chi ha avuto altre varianti della stessa Omicron. L’infezione con la variante 5 è caratterizzata da forte raffreddore e forte mal di gola, e non scende nei polmoni. C’è una minore incidenza dei disturbi di gusto e olfatto. La febbre può essere elevata e accompagnata da dolori muscolari e alle articolazioni, come nell’influenza. Il sintomo del mal di gola forte può avere una durata variabile dai 3 giorni alle due settimane, e caratterizza anche il long Covid così come la spossatezza.
Sebbene la variante Omicron sembri avere sostanzialmente una probabilità inferiore di causare long Covid rispetto alle varianti precedenti, i dati dello studio del King’s College di Londra, pubblicato su “The Lancet”, dimostrano che si ha ancora una persona su 23 che contrae la malattia e continua ad avere sintomi per più di 4 settimane.
L’unità di Day Hospital della Fondazione Policlinico Universitaria Agostino Gemelli di Roma che segue i pazienti con COVID-19 in fase post-acuta, in uno studio condotto su 658 pazienti, ha osservato una correlazione diretta tra incremento del rischio di disfunzione endoteliale e severità dell’infezione da COVID-19. In particolare, i soggetti ospedalizzati per COVID-19 hanno mostrato un’alterata funzione endoteliale tre mesi dopo la fase acuta con una compromissione della funzione polmonare.
L’endotelio, tessuto di cellule che rivestono le pareti interne del cuore e dei vasi, modula l’aggregazione piastrinica, i processi coagulativi, contribuisce all’immunità innata, riduce l’infiammazione, regola le resistenze vascolari, protegge mediante antiossidanti dall’effetto nocivo dei radicali liberi dell’ossigeno.
Risulta dunque fondamentale preservarne e migliorarne la funzione.
Attraverso una sperimentazione nella terapia sub intensiva Covid dell’ospedale Cotugno di Napoli e un lavoro scientifico e di ricerca portato avanti nell’ambito del consorzio Itme, creato dall’università Federico II in collaborazione con l’Albert Einstein Institute of Medicine di New York e l’importante coinvolgimento di Damor, si è riusciti a dare impulso alla conoscenza dei meccanismi fisiopatologici dell’infezione da Sars Cov2, con particolare riferimento alla disfunzione dell’endotelio che il virus può creare.
Nel corso del lavoro realizzato da Itme, Cotugno, Damor, pubblicato su “Eclinicalmedicine” gruppo The Lancet, si è evidenziato che nei pazienti ricoverati con infezione grave da Covid 19 supportando le tradizionali terapie farmacologiche con la supplementazione di L-arginina, aminoacido che presiede la produzione di ossido nitrico e citrullina da parte della cellula endoteliale, si sono dimezzati i tempi di degenza ospedaliera e si è ridotta la necessità del supporto ventilatorio.
Nella collaborazione tra Itme, Damor e Policlinico Gemelli di Roma sono stati messi in luce i presupposti per un trattamento utile anche nella fase post-Covid, così come ricerche in corso presso l’istituto Albert Einstein di New York stanno mettendo a punto i meccanismi fisiopatologici per la prevenzione della patologia virale e nella terapia del long Covid.

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