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European Association of Urology: la survey europea mostra una scarsa conoscenza della disfunzione erettile

La recente survey condotta dalla European Association of Urology rivela un livello di consapevolezza estremamente basso sulla disfunzione erettile da parte di uomini e donne di età compresa tra 20 e 70 anni. La maggior parte degli interpellati ignora cosa sia esattamente la DE e uno su quattro non ha mai sentito parlare delle terapie più frequentemente utilizzate per questa patologia.

La survey ha analizzato il livello di conoscenza o di esperienza diretta di Disfunzione Erettile da parte di 3.032 uomini e donne di diversi gruppi di età tra 20 e 70 anni in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. La DE è definita come l’incapacità di ottenere o mantenere l’erezione. Alla domanda su cosa sia la DE, la maggior parte degli intervistati ha fornito risposte errate o ha dichiarato di non sapere di cosa si tratti. I single hanno meno probabilità di conoscere la definizione di DE. Gli intervistati tedeschi hanno registrato il punteggio più basso su questa domanda; infatti solo il 49% ha risposto correttamente, rispetto alla Spagna dove una buona maggioranza ha risposto in modo corretto.

“Essendo la DE una condizione clinica maschile piuttosto frequente, è sorprendente che la maggior parte delle persone non sappia di cosa si tratti”, commenta il Prof. Christopher Chapple, Segretario generale della EAU.

In effetti, secondo le Linee Guida EAU 2020 su “Sexual and Reproductive Health” , cioè sulla salute sessuale e riproduttiva, i dati epidemiologici rivelano prevalenza e incidenza elevata di DE in tutto il mondo”. Le Linee Guida citano, tra l’altro, uno studio che mostra una incidenza di DE pari al 52% negli uomini di età compresa tra 40 e 70 anni. Nel rapporto EAU, alla domanda su quale percentuale di uomini, nel proprio paese, di età compresa tra 50 e 80 anni, soffra di DE, gli intervistati hanno indicato perlopiù il “21-30%”.

“Il rischio di soffrire di disfunzione erettile aumenta con l’età; tuttavia colpisce uomini di tutte le età ed etnie”, continua il Prof. Chapple. “Quindi non ci dovrebbe essere alcun tabù al riguardo. Sebbene mi faccia piacere constatare che la maggior parte degli intervistati con esperienza di DE sia disponibile a parlarne, vi sono margini di miglioramento,”

Del 17% degli intervistati che soffrono di DE o che hanno un partner con problemi di DE, circa uno su quattro ha ammesso di non parlarne con nessuno. Preoccupante è il fatto che tra coloro che hanno una relazione, in media solo il 29% si confronti sul tema della DE. Gli intervistati tedeschi hanno perlopiù motivato il mancato ricorso a supporti “professionali” con il fatto di “sentirsi a disagio nel parlare di DE.”

“La DE è una condizione clinica piuttosto comune. Non si deve provare alcuna vergogna”, sottolinea il Prof. Chapple. “Parlatene insieme. Parlarne darà sollievo e attenuerà la pressione. La comunicazione è essenziale per superare il tabù.”

Un’esigua maggioranza, pari al 53%, ha consultato un professionista sanitario. È interessante notare che le persone di età compresa tra 20 e 30 anni siano più propense a consultare un terapista sessuale o uno psicologo piuttosto che rivolgersi al medico di famiglia. È molto probabile che gli intervistati che non hanno consultato un medico non ne avessero motivo. “Questo potrebbe significare però che non siano consapevoli della possibilità di avere il supporto di un professionista”, afferma il Prof. Chapple. “Ma la DE è sempre curabile.”

Il Prof. Chapple sottolinea un altro risultato allarmante; uno su quattro degli intervistati non ha mai sentito parlare delle cure per la DE citate nella survey: farmaci, educazione sessuale e terapia relazionale, pompa a vuoto per l’erezione, iniezioni peniene, protesi peniene, terapia con onde d’urto e trattamenti topici locali. La conoscenza delle cure per la DE è particolarmente limitata nel Regno Unito; il 31% degli interpellati non ha mai sentito parlare dei trattamenti indicati e solo il 50% ritiene che la DE sia curabile.

Commenta il Prof. Chapple: “Capisco che la DE possa essere vissuta come una questione privata. Ma ciò non dovrebbe impedire il miglioramento della qualità della vita. Invito a parlarne e a ricercare un supporto professionale.”

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