Ricercatori del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano e del Centro di Ricerca Pediatrica, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “L. Sacco”, Università degli Studi di Milano, hanno recentemente pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Theranostics, che aiuterà la comunità scientifica internazionale a comprendere i meccanismi dell’infezione da SARS-CoV-2 e a sviluppare vaccini e agenti terapeutici contro COVID-19.
Partendo da un’attenta analisi degli strumenti tecnologici di frontiera attraverso i quali vengono studiate le infezioni e testati nuovi farmaci e vaccini, i ricercatori sono giunti ad affermare che quelli più adatti, e quindi quelli che potrebbero accelerare la scoperta e lo sviluppo preclinico di farmaci antivirali e i vaccini per COVID-19, sono senza dubbio gli strumenti di modellazione più innovativi come supporti 3D per colture cellulari, camere microfluidiche per la coltura di organoidi e microscopia intravitale negli animali.
In particolare, gli autori indicano alcuni eccellenti strumenti di ricerca a tale scopo, sviluppati negli ultimi dieci anni dal gruppo di ricerca della professoressa Manuela T. Raimondi del Politecnico di Milano nell’ambito dei tre progetti ERC coordinati da lei: nicchie artificiali per coltura di cellule staminali, bioreattori microfluidici per coltura di tessuti e finestre miniaturizzate di imaging per microscopia intravitale.
Alcuni di questi dispositivi sono già utilizzati per la ricerca sulle malattie neurodegenerative in collaborazione con il gruppo della Dott.ssa Stephana Carelli presso il Centro di Ricerca Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano. Inoltre, il team del Prof. Raimondi al Politecnico di Milano ha sviluppato un modello di linfonodo progettato all’interno di un bioreattore miniaturizzato chiamato MOAB, che consente di studiare meccanismi di immunizzazione come quelli prodotti dai vaccini. Questi strumenti di ricerca sono molto più realistici di quelli convenzionali e potrebbero persino sostituire gran parte della ricerca preclinica attualmente condotta sugli animali.
L’Università si è sempre concentrata sulla qualità e l’innovazione del suo insegnamento e della ricerca, sviluppando un rapporto fruttuoso con il mondo degli affari e produttivo attraverso la ricerca sperimentale e il trasferimento tecnologico.
La ricerca è sempre stata legata alla didattica ed è un impegno prioritario che ha permesso al Politecnico di Milano di ottenere risultati di alta qualità a livello internazionale per unire l’università al mondo degli affari. La ricerca costituisce un percorso parallelo a quello formato dalla cooperazione e dalle alleanze con il sistema industriale.
Conoscere il mondo in cui si lavorerà è un requisito fondamentale per la formazione degli studenti. Facendo riferimento alle esigenze del mondo industriale e della pubblica amministrazione, la ricerca è facilitata nel seguire nuovi percorsi e affrontare la necessità di un’innovazione costante e rapida. L’alleanza con il mondo industriale, in molti casi favorita dalla Fondazione Politecnico e dai consorzi di appartenenza del Politecnico, consente all’università di seguire la vocazione dei territori in cui opera e di essere uno stimolo per il loro sviluppo.
La sfida che si sta affrontando oggi proietta questa tradizione che è fortemente radicata nel territorio oltre i confini del Paese, in una relazione che si sta sviluppando innanzitutto a livello europeo con l’obiettivo di contribuire alla creazione di un’unica formazione professionale mercato. Il Politecnico partecipa a numerosi progetti di ricerca, siti e formazione collaborando con le università europee più qualificate. Il contributo del Politecnico viene sempre più esteso ad altri paesi: dal Nord America al Sud-est asiatico all’Europa orientale. Oggi la spinta verso l’internazionalizzazione vede il Politecnico Milano prendere parte alla rete europea e mondiale delle principali università tecniche e offre diversi corsi oltre a molti che sono interamente insegnati in inglese.


