Cancro: un milione di casi non diagnosticati a causa del Covid-19 in Europa

Un milione di casi di cancro potenzialmente non diagnosticati, 100 milioni di test di screening non eseguiti, 1 persona su 2 con potenziali sintomi di cancro non inviata alla diagnosi, 1 malato di cancro su 5 ancora senza il trattamento chirurgico o chemioterapico necessario: questi i numeri dell’impatto del Covid-19 sul cancro in Europa, secondo lo studio appena pubblicato dalla European Cancer Organisation

Sulla base di questi dati ECO lancia in questi giorni Time to Act, una campagna europea per sollecitare l’opinione pubblica, i pazienti oncologici e gli operatori sanitari a impegnarsi, ognuno nel suo ambito, per garantire che il Covid non continui a minare la lotta contro il cancro. L’Istituto Europeo di Oncologia partecipa attivamente all’iniziativa. 

“Re-immaginare i servizi oncologici, ricostruirli meglio ed in maniera più intelligente è uno dei 7 punti del piano d’azione di Time to Act su cui IEO si è particolarmente concentrato – dichiara Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO- L’esempio tipico è il potenziamento delle televisite, ove possibile, o la ristrutturazione degli spazi interni ed esterni dell’ospedale, che ha ampliato le aree di attesa a disposizione di pazienti e accompagnatori , raddoppiando gli spazi per garantire il distanziamento sociale. O ancora la gestione accurata e puntuale delle vaccinazioni sia al personale IEO che ai pazienti, un’attività fondamentale e destinata a protrarsi nel tempo. E soprattutto l’aggiornamento costante delle tecnologie per ottenere la massima rapidità e precisione sia nella diagnosi che nelle terapie. Lo sviluppo in quest’area è stato ed è trasversale a tutte le aree: dalla diagnostica, potenziata con nuove TAC e TAC-PET, ad una nuova Anatomia Patologica, alla Ricerca, dove sono state create nuove infrastrutture riconvertendo alcuni laboratori agli studi Covid, fino alla terapia, che presto si avvarrà di un vaccino terapeutico contro i linfomi follicolari, delle terapie cellulari con CAR-T e, entro due anni, dei protoni.”

“Bisogna contrastare la sensazione dei pazienti oncologici di essere stati dimenticati e messi da parte durante la pandemia con un’offerta di presa in carico ancora migliore del periodo pre-covid. In realtà gli ambulatori sono stati chiusi poche settimane e comunque le terapie non procrastinabili sono state sempre garantite in sicurezza. Ma la comprensibile paura del contagio, legata alla fragilità del malato di cancro, ha tenuto lontani i pazienti dagli ospedali per molti mesi, e ancora oggi molti tendono a rimandare gli screening e la diagnosi precoce. È fondamentale aiutare la popolazione a superare queste paure se vogliamo impedire che il Covid metta un freno alla lotta contro il cancro“, conclude Orecchia.

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