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Al via C come curabile, un nuova campagna “tutta digitale” di informazione e sensibilizzazione sull’Epatite C, malattia infettiva che colpisce il fegato e che in Italia interessa, nella sua forma cronica, circa l’1% della popolazione italiana. Promossa da Gilead Sciences con il patrocinio di associazioni pazienti, società scientifiche e enti operanti nell’area delle malattie infettive, la campagna –  attraverso un sito e iniziative con partner della rete e social network – punta a far conoscere l’infezione in tutti i suoi aspetti e a sensibilizzare le persone inconsapevoli di averla contratta a fare il test per rilevarne la presenza. Un obiettivo fondamentale per raggiungere l’eliminazione dell’infezione, oggi possibile grazie a farmaci in grado di curarla in quasi il 100% dei casi. Un traguardo a cui puntare soprattutto durante l’attuale emergenza sanitaria che ha rallentato la lotta all’epatite C ostacolandone la diagnosi e la cura.

“Si stima che in Italia le persone inconsapevoli di avere l’epatite C, il cosiddetto sommerso, sia costituito da 250-300mila persone. Persone che sono entrate in contatto con il virus ma non lo sanno perché non hanno sintomi o non ne hanno in modo evidente a causa della natura della malattia” – sottolinea Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali.

L’epatite C è infatti una malattia silente: una volta entrati in contatto con il virus – trasmesso per via ematica – la malattia può non manifestarsi per lungo tempo ma progredire con conseguenze anche gravi fino a cirrosi e tumore del fegato. “Si tratta di persone che – continua Andreoni – hanno vissuto o vivono situazioni a rischio come interventi chirurgici, trasfusioni o trapianti eseguiti nel passato quando ancora non era stato isolato il virus. Oppure l’uso di droghe per via endovenosa, tatuaggi o piercing eseguiti in condizioni non adeguate. Una fetta importante di persone è rappresentata anche dagli over 65 che hanno contratto l’infezione in passato in seguito a pratiche non sicure come l’utilizzo di materiale sanitario non monouso”.

È a queste persone che è indirizzato www.ccomecurabile.it che abbina a contenuti semplici e chiari sulla patologia video ironici per invitare a fare il test e un blog dedicato a ciò che succede in Italia e nel mondo sul tema dell’epatite C.

“È fondamentale sensibilizzare sull’importanza di effettuare il test quando si pensa di essere stati esposti a fattori di rischio. Sono ancora troppe le persone che non seguono comportamenti responsabili, col risultato di avere una quota di sommerso nel nostro Paese molto ampia. Un vero e proprio paradosso se si pensa che si tratta di una patologia oggi curabile”- afferma Rosaria Iardino, Presidente della Fondazione The Bridge.

C come curabile vuole contribuire all’eliminazione dell’epatite C in un momento in cui la lotta al virus sta subendo una battuta di arresto a causa dell’emergenza sanitaria. “La pandemia ha rallentato l’accesso ai centri dei pazienti per i trattamenti ma ha anche limitato la possibilità di eseguire test diagnostici per far emergere il sommerso curando chi è infetto e non sa di esserlo. La seconda ondata di Covid-19 rischia ora di peggiorare ancora di più la situazione – sottolinea il Prof. Alessio Aghemo, Presidente AISF. In questo contesto l’attenzione non può calare e iniziative di informazione e sensibilizzazione non possono che aiutare”.

Gli fa eco Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus. “La situazione sanitaria che stiamo vivendo ha messo in evidenza la necessità di modificare e possibilmente semplificare i percorsi di linkage to care al fine di garantire a tutti i pazienti l’accesso alle cure, ma anche alle visite e controlli necessari, pre e post terapia. A monte è però indispensabile continuare – anche in questo periodo – a informare e sensibilizzare sull’infezione e i suoi fattori di rischio. In questo senso la pandemia offre delle opportunità relative allo screening, ossia la possibilità di mettere a disposizione delle persone test congiunti Covid19-HCV: un’iniziativa che la nostra associazione è stata la prima a promuovere”.

“Con C come curabile vogliamo proseguire nel nostro impegno contro l’epatite C anche durante questa pandemia – spiega Cristina Le Grazie, Direttore Medico di Gilead Sciences. La lotta all’infezione e gli sforzi per raggiungere la sua eliminazione non possono arrestarsi ed è per questo che abbiamo scelto il canale digitale che – in questo momento – permette di raggiungere fasce più ampie della popolazione e di parlare loro di prevenzione e diagnosi. E’ solo però un primo passo cui ne seguiranno altri anche al di fuori dell’ambito digitale”.

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