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All’ospedale Andosilla di Civita Castellana eseguito un intervento chirurgico innovativo per un’ernia di grandi dimensioni

L’unità operativa di Chirurgia generale dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana, diretta da Fabio Cesare Campanile, nei giorni scorsi si è distinta nel trattamento di un’ernia particolarmente complessa su un paziente, già portatore di un’ernia inguinale, più volte operata nel passato e divenuta estremamente voluminosa, nella quale era fuoriuscito l’intero intestino tenue, e di una seconda ernia addominale, pure di grandi dimensioni.

“Si è trattato di una situazione complessa e molto rara – spiega Fabio Cesare Campanile – perché le ernie erano diventate talmente grandi che il loro contenuto non avrebbe mai potuto trovare spazio nell’addome e riprendere il suo posto naturale. Questa condizione è comunemente nota come ‘perdita di diritto di domicilio’. Abbiamo dovuto mettere in atto un articolato programma terapeutico che ci ha consentito di portare a termine un intervento che altrimenti sarebbe stato impossibile ed estremamente rischioso”.

Il programma è iniziato più di un mese prima dell’intervento, con l’iniezione nei muscoli addominali di sostanze per facilitare il loro allungamento. Due settimane prima del trattamento è stato, poi, posizionato un piccolo catetere attraverso il quale i chirurghi dell’Andosilla hanno indotto uno “pneumoperitoneo progressivo”. In pratica l’addome è stato letteralmente “gonfiato”, in modo da consentirne l’espansione per creare lo spazio che, negli anni, si era eccessivamente ridotto.

“Con l’intervento – continua Fabio Cesare Campanile – abbiamo riportato in addome l’intestino che era nelle ernie, ci siamo avvalsi di una nuova tecnologia sviluppata in Germania, con un particolare sistema di trazione intraoperatorio per aumentare il volume interno della cavità addominale, ripristinando quindi quel domicilio che era stato perso e, infine, abbiamo ricostruito l’anatomia della parete addominale che era stata gravemente alterata dalle ernie. L’intervento è durato quasi sette ore ed è stata fondamentale la collaborazione con il team degli anestesisti dell’Andosilla, degli infermieri di sala operatoria, che si sono anche occupati della gestione del dispositivo di trazione, e di quelli del reparto che hanno seguito il paziente per oltre venti giorni nella fase preoperatoria descritta e nel periodo postoperatorio”.

“Questo tipo di interventi – conclude il direttore della Chirurgia generale dell’ospedale falisco – sono possibili solo con una interazione continua tra le varie figure professionali e le strutture aziendali. Va evidenziata, infine, anche la disponibilità del team della terapia intensiva aziendale dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, che, come era stato preventivamente programmato dal gruppo multidisciplinare, ha accolto il paziente nelle ore più critiche dopo la lunga anestesia, e il prezioso supporto dell’amministrazione aziendale che ci consente di disporre delle tecnologie che ci occorrono”.

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