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Al Policlinico San Marco di Bergamo utilizzato il tomografo a coerenza ottica per un intervento di cataratta

È stata un’anteprima mondiale quella andata “in scena” qualche giorno fa al Policlinico San Marco di Bergamo dove il dottor Claudio Savaresi, responsabile dell’unità di oculistica del Policlinico San Marco e del Centro del Benessere Visivo di Palazzo della Salute – Wellness Clinic, insieme alla sua équipe, ha eseguito un intervento di cataratta avvalendosi, direttamente in sala operatoria, del tomografo a coerenza ottica. 

L’intervento è stato trasmesso in live streaming durante il Cataract and Refractive Surgery Congress 2020, che ogni anno raccoglie da tutto il mondo i migliori esperti per presentare le più innovative tecnologie e tecniche nell’ambito della chirurgia della cataratta e refrattiva.

Con questo intervento è stata varcata una nuova frontiera nell’intervento chirurgico di cataratta, per risultati sempre più mirati, personalizzati e performanti. 

L’intervento di cataratta, patologia oculare caratterizzata da un’opacizzazione del cristallino, ovvero la lente all’interno dell’occhio che consente di mettere a fuoco le immagini sulla retina, è uno degli interventi in assoluto più diffusi: basti pensare che nel 2019 vi si sono sottoposti circa 600.000 persone. Se una volta infatti l’intervento era riservato alle persone di età molto avanzata e con una capacità visiva già compromessa in modo importante, oggi la tendenza è intervenire più precocemente per preservare un’ottimale qualità della visione sul lungo periodo. Il tutto in modo sempre più efficace e sicuro, grazie ai continui progressi tecnologici in questo ambito.

“La grande novità dell’intervento che abbiamo eseguito è rappresentata dall’uso intraoperatorio, ovvero durante l’intervento stesso, del tomografo a coerenza ottica” sottolinea il dottor Savaresi. 

Il tomografo a coerenza ottica è un sofisticato e complesso strumento diagnostico che, in modo non invasivo, fornisce immagini ad elevata risoluzione di scansioni a strati della cornea, della parte centrale della retina e della testa del nervo ottico. 

“In genere viene utilizzato per la chirurgia della retina e solo in fase di diagnosi. In questo caso, invece, il suo utilizzo durante l’intervento ha permesso di guidare lo specialista attraverso un percorso chirurgico, precedentemente pianificato e studiato in fase di analisi del paziente, davvero mirato sulle caratteristiche del singolo paziente. 

L’immagine dell’occhio proiettata su un magaschermo in 3D e in 4K, grazie a questo strumento, è risultata magnificata e con profondità di campo. Questi due elementi ci hanno permesso di vedere nel dettaglio ogni minimo particolare in modo da ottenere un risultato di altissimo livello”.

E questa non è la sola novità dell’intervento effettuato dall’equipe del dottor Savaresi. Anche le lenti utilizzate per sostituire il cristallino “appannato” sono nel segno dell’innovazione. 

“Abbiamo utilizzato delle lenti intraoculari trifocali con un disegno rivoluzionato rispetto a quelle solitamente usate. Si tratta infatti di lenti molto più evolute, cosiddette a profondità di campo, che permettono:  una visione all’infinito e all’intermedio ottimale;  una visione da vicino con una buona risoluzione visiva in presenza di una fonte luminosa. 

L’effetto finale che si ottiene è l’assenza degli aloni notturni che molto spesso invece si associano alle normali lenti trifocali. Inoltre, queste lenti sono state sviluppate con lavorazioni ottiche particolari che consentono di sopperire alle distorsioni della cornea e conseguentemente del cristallino naturale/artificiale. Con questo cristallino si è arrivati finalmente a ridurre le distorsioni conseguenti a un pregresso trattamento laser per la riduzione del difetto refrattivo”.

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