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Gli accessi vascolari rappresentano un ambito terapeutico potenzialmente critico, sia per il personale sanitario sia per i pazienti, a causa dell’inserzione di aghi e cateteri all’interno del sistema circolatorio, pratiche che comportano l’impiego di strumenti taglienti e l’applicazione di dispositivi medici sui vasi venosi o arteriosi. Gli esperti identificano due momenti principali in cui si possono verificare criticità: all’atto del reperimento dell’accesso venoso e, successivamente, durante la gestione dello stesso. Nel primo passaggio i maggiori rischi che si verificano sono legati al corretto posizionamento dell’accesso, nella seconda fase l’attenzione maggiore è dedicata alla gestione di quest’ultimo per tutta la sua durata, poiché il dispositivo si può dislocare o può avvenire l’ingresso di agenti batterici, frequenti nel caso delle terapie di lunga durata. Secondo i dati dello European Centre for Disease Prevention and Control, il 32% delle infezioni ematiche è correlato ai device, e le infezioni da CVC rappresentano il 6,7% di tutte le ICA.

Proprio il tema degli accessi vascolari è stato ieri al centro dell’evento “B. Braun for Safety”: un’iniziativa che ha riunito esperti appartenenti a diverse aree cliniche per favorire un approccio multidisciplinare alla gestione sicura degli accessi venosi, ambito rilevante nella gestione della sicurezza ospedaliera.

“Siamo al quarto appuntamento di B. Braun for Safety e anche in questo caso ci siamo impegnati per riunire in un’unica sessione esperti di diverse discipline per facilitare il dialogo costruttivo tra professionisti della Sanità e condividere esperienze e best practice con l’obiettivo di proteggere e migliorare la salute dei pazienti e degli operatori” commenta Klaus D. Pannes, Managing Director di B. Braun Milano SpA

L’impianto degli accessi vascolari attraverso guida ecografica ad ultrasuoni, ultima frontiera della sicurezza in questo ambito, gli accessi periferici in situazioni di emergenza, l’impiego di sistemi di sicurezza che, creando veri e propri “circuiti chiusi”, prevengono il contatto di liquidi biologici tra operatore e paziente, evitando così il contagio infettivo, sono alcuni tra i temi di maggior rilevo. Studi recenti mostrano come si renda necessaria la scelta del dispositivo più appropriato per l’accesso vascolare al fine di evitare possibili complicanze importanti e/o trombosi.

L’attenzione verso accessi venosi sicuri è di grande interesse anche nel caso di terapie domiciliari, quando il paziente viene dimesso e deve essere curato, anche per lunghi periodi, da caregiver che non necessariamente sono professionisti sanitari.

Partendo dalla consapevolezza che molte infezioni nosocomiali sono prevenibili, durante il corso dell’evento, i sette relatori, con diverse expertise e prospettive, hanno affrontato vari aspetti legati all’impianto e alla gestione degli accessi venosi centrali e periferici, con un focus speciale sulla discussione di tecniche innovative volte ad aumentare la sicurezza. Collegata all’evento virtuale, una platea di quasi 170 discenti dai diversi profili professionali: medici chirurghi, anestesisti, radiologi interventisti, infermieri, personale dei PICC team, ma anche direzione sanitaria, farmacia ospedaliera, risk management e responsabili dei servizi di protezione e prevenzione. Il tema, infatti, è di particolare interesse non solo per gli operatori sanitari direttamente coinvolti nella creazione e gestione degli accessi vascolari, ma anche per chi opera nel campo dei Servizi di Protezione e Sicurezza (RSPP), in quanto si tratta di pratiche cliniche in linea con il D. Lsgl. 19 del 19 febbraio 2014, il Decreto Legislativo che attua in Italia la direttiva 2010/32/UE in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario. 

Sul fronte delle punture accidentali, studi recenti mostrano come siano ancora una importante criticità per gli operatori sanitari in tutto il mondo, nonostante le legislazioni vigenti, con conseguenti costi diretti e indiretti rilevanti. L’adozione di strumenti e pratiche adeguate consente alle strutture sanitarie di ottenere risparmi e di compensare i maggiori costi legati all’acquisto di device di sicurezza. Anche l’onere economico delle CRBSI è considerevole: un’analisi del 2005 ha stimato che ogni episodio di CRBSI aumenta la durata della degenza da 7 a 21 giorni e incrementa il costo di circa 37.000 dollari per paziente.

“Come Gruppo B. Braun, guidato sin dalla fondazione dalla famiglia Braun, siamo da sempre in prima linea nelle innovazioni per aumentare la sicurezza e prevenire le infezioni, infatti sono numerosi i nostri prodotti e brevetti divenuti oggi standard nella pratica ospedaliera” ha sottolineato Klaus D. Pannes. “Nell’area degli accessi venosi abbiamo sviluppato il ventaglio più ampio attualmente disponibile di soluzioni di qualità. Grazie a questa ricchezza siamo in grado di gestire l’intero percorso ospedaliero ed essere veri e propri partner di sistema nei processi legati alla terapia infusionale e alla sicurezza”.

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