È destinato a cambiare l’attività di sala operatoria e l’esperienza dei pazienti il sistema da Vinci Xi, modernissima apparecchiatura per la chirurgia robotica presentata questa mattina, installata da qualche settimana al 4°piano dell’Ala Nord dell’Arcispedale Santa Maria Nuova.
Le prime specialità che vedranno il contributo del robot, a partire dai prossimi giorni, sono l’Urologia, la Chirurgia oncologica e quella generale, le cui equipe hanno subito iniziato la formazione sul campo, e altre ne seguiranno.
Da Vinci diviene uno strumento avanzato a supporto dei professionisti, da tempo divenuti esperti in tecniche mininvasive ad alta complessità, con numerosi vantaggi rispetto alla chirurgia sia tradizionale che laparoscopica.
Per il paziente i benefici consistono nelle dimensioni più piccole delle incisioni, con migliori risultati estetici, minore ricorso a trasfusioni, minore dolore post-operatorio, riduzione dei tempi di ospedalizzazione e ritorno più rapido alla normalità.
Ai chirurghi da Vinci offre più semplice accesso a sedi anatomiche difficoltose, migliore capacità di visualizzazione, più accuratezza nelle procedure demolitive e in quelle ricostruttive, oltre a tempi operatori ridotti.
L’acquisizione del sistema ha avuto un iter di un paio d’anni, necessari a definire i dettagli del progetto e assicurarne la copertura finanziaria per un investimento pari a 2.391.200 euro comprensivi di iva. Di questi, un milione è stato messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna, mezzo milione dalla Fondazione Manodori, la restante parte è stata coperta grazie a tre importanti lasciti di altrettanti cittadini reggiani, in particolare del Signor Ugo Ughetti, della Signora Gianna Tedeschi, della Signora Alma Bellentani.
Al costo si aggiunge la cifra di circa mezzo milione di euro a carico dell’Azienda Sanitaria per i cinque anni di noleggio del tavolo operatorio, dotato di specifica sincronizzazione al robot, e per l’hardware che gestisce la simulazione guidata, indispensabile alla formazione dei professionisti.
Alla cerimonia sono intervenuti l’Assessore regionale alle Politiche per la Salute Massimo Fabi, il Presidente della Provincia di Reggio Emilia Giorgio Zanni, il Sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, il Presidente della Fondazione Manodori Leonello Guidetti. Hanno presenziato gli eredi dei privati cittadini che hanno contribuito a realizzare il progetto.
Ad accoglierli era il Direttore generale Davide Fornaciari accompagnato dai professionisti.
“L’arrivo del sistema robotico da Vinci Xi all’Arcispedale Santa Maria Nuova – sottolinea l’assessore regionale alle politiche per la salute massimo Fabi – rappresenta molto più di una strumentazione tecnologica altamente innovativa: è un investimento che rafforza la nostra sanità territoriale, valorizza e supporta le competenze dei professionisti e conferma la volontà della Regione di garantire alle persone cure sempre più appropriate, avanzate e personalizzate. È così che intendiamo la modernizzazione del sistema sanitario, come strumento per migliorare concretamente gli esiti di cura, ridurre l’impatto degli interventi sui pazienti e assicurare percorsi assistenziali di qualità elevata e omogenea su tutto il territorio. Il valore di questo progetto risiede anche nella straordinaria alleanza tra istituzioni, fondazioni e cittadini. Il contributo della Regione, affiancato da quello della Fondazione Manodori e dai lasciti di generosi cittadini e cittadine reggiani, testimonia una comunità che crede nella propria sanità pubblica e sceglie di investirvi con responsabilità e fiducia”.
“Oggi celebriamo l’arrivo in provincia di un nuovo punto di eccellenza per la sanità del nostro territorio – ha dichiarato il Presidente della Provincia di Reggio Emilia Giorgio Zanni –, un risultato che conferma e rafforza il percorso di qualificazione della nostra rete sanitaria provinciale. Una rete che tiene insieme grandi poli ospedalieri di eccellenza e servizi e strutture territoriali di prossimità, capaci di dialogare tra loro e di rispondere ai bisogni delle persone lungo tutto il percorso di cura. È da questa integrazione che prende forma la visione di sanità che vogliamo per il nostro territorio: pubblica, accessibile, di qualità e vicina alle comunità, senza lasciare inascoltato nessuno. Un ringraziamento va ai professionisti che potranno operare con strumenti e performance ancora migliori grazie a questa tecnologia, alla Fondazione Manodori e ai cittadini e alle cittadine che hanno contribuito al finanziamento di questo improntate progetto, scegliendo di investire una volta ancora sulla sanità pubblica e dimostrando, con un gesto concreto, fiducia nei professionisti, nelle istituzioni e nel valore di una sanità che continui ad essere patrimonio pubblico inestimabile di tutta la comunità».
“Investire sulla salute pubblica è una priorità per la Fondazione Manodori” ha dichiarato il Presidente Leonello Guidetti “E lo è in particolare per un’attrezzatura di assoluta avanguardia come il Robot Chirurgico, che avrà una notevole rilevanza per tutto il nostro territorio e non solo. Siamo felici di poter contribuire all’innovazione del nostro Arcispedale e a potenziare l’aggiornamento tecnologico con strumenti di diagnosi e di cura essenziali per i cittadini”.
“Si tratta di un traguardo importante che rilancia l’impegno della sanità reggiana nell’adeguamento tecnologico finalizzato a mantenere standard di cura elevati all’interno del nostro ospedale. Occorre infatti sottolineare come l’innovazione al servizio di alcune specialità chirurgiche offre oggi possibilità terapeutiche in grado di personalizzare gli interventi e saper cogliere tali opportunità significa confermarsi reattivi e recettivi. Sapere che questo importante passo avanti sia stato reso possibile grazie a finanziamenti pubblici e a donazioni private conferma una volta di più che nel nostro territorio la tutela della qualità del sistema sanitario pubblico è un impegno che ci assumiamo tutti insieme” ha dichiarato il Sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari.
“Il suo impiego” ha dichiarato il Direttore generale Davide Fornaciari “consentirà di rafforzare l’appropriatezza dei percorsi e favorire una maggiore personalizzazione del trattamento potenziandone le possibilità terapeutiche. La sua introduzione è accompagnata da programmi specifici di formazione e da una pianificazione organizzativa mirata, con l’obiettivo di garantire adeguati standard di sicurezza e un accesso equo all’innovazione tecnologica”.


