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SICP: un Congresso nazionale che testimonia la vitalità e la forza delle cure palliative

Un’edizione da record per il XXXII Congresso Nazionale della SICP – Società Italiana di Cure Palliative che ha confermato ancora una volta il ruolo centrale della comunità italiana nel panorama europeo delle cure palliative.

L’evento ha registrato 234 membri della faculty e oltre 1.900 partecipanti che testimoniano l’energia di una rete professionale ampia, multidisciplinare e sempre più orientata al coinvolgimento delle nuove generazioni.

La presenza significativa dei giovani rappresenta un segnale di grande vitalità per un settore che richiede competenze raffinate, capacità comunicative e una forte sensibilità etica. Il Congresso si conferma così un luogo privilegiato di confronto, crescita e innovazione. Determinante la presenza di Federazione Cure Palliative e il contributo della sua “Cittadella”, un nuovo spazio formativo e di incontro culturale per i volontari e non solo.

Ampio spazio all’ambito pediatrico che ha portato i professionisti a interrogarsi su aspetti prioritari della cura e prospettive di ricerca.

Un momento di particolare rilievo è stato la presentazione ufficiale della candidatura della città di Torino a ospitare il Congresso Mondiale EAPC 2028. La Società Europea di Cure palliative fu fondata da Vittorio Ventafridda nel 1988 e vede oggi la vice-presidenza italiana di Simone Veronese. La candidatura italiana nasce da un lavoro di rete di altissimo livello tra fondazione Faro, Città di Torino, SICP e FCP e si inserisce in una strategia di valorizzazione internazionale dell’esperienza nazionale nelle cure palliative, riconosciuta per qualità, capillarità e capacità di integrazione con i servizi sanitari.

Ampio spazio è stato dedicato al tema del Suicidio Medicalmente Assistito. La presidente del Comitato per le Questioni Etiche Danila Valenti ha presentato in plenaria il lavoro per la costruzione del nuovo Position Paper SICP. La tavola rotonda a cui hanno partecipato diversi rappresentanti delle competenze coinvolte nel dibattito ha delineato con chiarezza e pluralismo il ruolo delle cure palliative nella fase informativa e in quella valutativa del percorso di richiesta, sottolineando al contempo la completa estraneità delle cure palliative rispetto alla fase attuativa: le cure palliative non anticipano la morte.

Il documento, che intende offrire orientamento clinico, etico, psicologico e organizzativo, in coerenza con la normativa vigente e con i principi fondanti della disciplina, dopo la sua approvazione in plenaria, verrà completato nella sua estensione definitiva.

Tra i momenti più significativi, anche il laboratorio sul benessere degli operatori. Il lavoro, che ha compreso focus group e una survey coordinati dalla sezione regionale Veneto di SICP in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, ha coinvolto medici, infermieri, psicologi, OSS, assistenti sociali, fisioterapisti, volontari e altre figure delle reti di cure palliative in Italia. E ha raccolto dati sul benessere psicologico ed emotivo, sui fenomeni di burnout, compassion satisfaction e compassion fatigue, nonché sulle proposte di miglioramento avanzate dagli stessi operatori: le organizzazioni devono rendere possibile e favorire concretamente il benessere degli operatori.

SICP può, in collaborazione con le università e con attenzione anche a chi non accede alla formazione post-base, promuovere formazione su tecniche, metodi e azioni per il benessere, offrendo anche spazi dove poterle agire; fare squadra deve diventare una direzione strategica in ogni contesto: l’équipe è di per sé strumento di cura, anche per i curanti; è necessaria non solo formazione sulle tecniche, ma anche sui bisogni degli operatori e sulla condivisione di definizioni e linguaggi (spiritualità, dignità, compassione), sostenendo programmi di ricerca qualitativa e a metodi misti per giungere a definizioni condivise.

Il Congresso si chiude dunque con una rinnovata consapevolezza della forza della comunità palliativista italiana e con una proiezione chiara verso il futuro: più collaborazione, più ricerca, più formazione, con l’obiettivo di garantire a ogni persona fragile cure competenti, umane e realmente orientate ai bisogni.

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