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All’Ospedale Sacco terapia fagica per combattere le infezioni croniche e complesse

ASST Fatebenefratelli Sacco annuncia di aver avviato presso il Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco, un trattamento innovativo basato sull’uso di batteriofagi — virus naturali che attaccano esclusivamente batteri specifici. Si tratta di uno dei primi casi trattati al mondo.

Il trattamento è stato adottato per curare un paziente che presentava un’ulcera da pressione infetta da Pseudomonas aeruginosa, un batterio in questo caso non guaribile perché resistente a tutti gli antibiotici a disposizione. P. aeruginosa è spesso presente in contesti ospedalieri e è noto per la sua difficile eradicazione. Nel caso in questione, il batterio non rispondeva più in modo efficace agli antibiotici tradizionali e alle medicazioni, impedendo la guarigione della ferita del paziente, nonostante le terapie convenzionali.

La cosiddetta “terapia fagica” rappresenta un approccio terapeutico innovativo; ad oggi, si tratta di virus selezionati per eliminare batteri resistenti o refrattari agli antibiotici, offrendo una possibile terapia per pazienti con infezioni croniche o complesse.

Il trattamento, coordinato dal Dr. Matteo Passerini, infettivologo presso il Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco, è stato somministrato in ambito compassionevole ed  è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra il Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco, il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e il centro di ricerca della Mayo Clinic di Rochester, specializzato nella produzione di fagi personalizzati. Ogni fase, dalla selezione del fago al monitoraggio clinico, è stata attentamente supervisionata da un’équipe multidisciplinare.

I primi risultati hanno mostrato l’eradicazione del batterio, confermata da molteplici prelievi della ferita, ed il miglioramento clinico della lesione. La paziente è ora candidabile ad una procedura di innesto cutaneo, che a questo punto consentirebbe di chiudere la ferita aperta da diversi anni.

L’intervento, tra i primi al mondo,  rappresenta un primo passo concreto verso l’integrazione della terapia fagica nel trattamento delle infezioni più difficili da curare, e apre la strada a scenari futuri in cui sarà possibile utilizzare queste “armi naturali” contro batteri pericolosi senza danneggiare il resto del microbiota.

“Questa esperienza dimostra come la collaborazione tra centri di ricerca italiani e internazionali, la ricerca scientifica e l’innovazione clinica possano offrire nuove soluzioni a problemi oggi con limitate possibilità terapeutiche” commenta Andrea Gori, Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’ASST Fatebenefratelli Sacco. “La terapia fagica, infatti, apre nuove prospettive nel trattamento delle infezioni resistenti, offrendo speranza a quei pazienti per cui le opzioni tradizionali sono ormai esaurite”.

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