Il ruolo della bilirubina nel danno cerebrale neonatale e nella malattia di Parkinson

Neonati con ittero neonatale e anziati affetti dal morbo di Parkinson: due diverse generazioni legate in un unico progetto di ricerca della Fondazione Italiana Fegato Onlus sul ruolo della bilirubina. “Scopo del progetto” – afferma Silvia Gazzin, Senior Scientist della Fondazione e responsabile della Liver Brain Unit Rita Moretti – “ è lo screening e la valutazione pre-clinica di nuovi approcci terapeutici per entrambe le condizioni neurologiche, nonché la valutazione dei determinati genetici della sensibilità al danno neurologico nel neonato itterico. In passato avevamo già dimostrato che la curcumina era in grado di contrastare il danno al cervello dovuto agli lati livelli di bilirubina nel neonato. Ora stiamo lavorando su una nuova formulazione della curcumina liposomiale” – annuncia la dott.ssa Gazzin – “che ne consenta un uso sia sciolta nel biberon che somministrata attraverso supporti ospedalieri”.

Il danno neurologico neonatale da bilirubina si presenta con un’alta variabilità di sintomi che insorgono subito e possono persistere a vita. C’è anche la possibilità che l’esposizione a bilirubina nel primo periodo dopo la vita si manifesti subdolamente come autismo, sindrome da iper-attività/deficit di attenzione, schizofrenia. “ Il nostro lavoro” – sottolinea Silvia Gazzin ­– “sta portando all’identificazione dei meccanismi neuro molecolari che connettono la bilirubina a queste condizioni. Abbiamo già dati molto interessanti che, con un’immediata traslazione alla clinica, potrebbero consentire di migliorare la diagnosi e potenzialmente intervenire sul neonato in modo mirato. Anche in questo caso la formulazione di curcumina su cui stiamo lavorando potrebbe essere un valido approccio di intervento”.

Per quanto riguarda il Parkinson, la Fondazione Italiana Fegato negli anni passati ha identificato in Tnf-α, la responsabile delle morte dei neuroni dopaminergici nei malati di Parkinson, con conseguente manifestazione dei tremori, instabilità posturale, etc., che caratterizzano la malattia. “Ora stiamo effettuando uno screening di nutraceutici” – afferma Silvia Gazzin ­–­ “in grado di agire, anche a livello cerebrale, sullo stato infiammatorio della persona, particolarmente su Tnf- α, allo scopo di creare una dieta funzionalizzata con tali principi. Il punto cruciale per prevenire con successo la malattia è un’assunzione costante, quotidiana, dei principi protettivi. Perciò l’idea è creare un menu vario, che consenta alle persone di prevenire l’infiammazione e quindi potenzialmente la morte dei neuroni dopaminergici, “semplicemente” attraverso una alimentazione dedicata”.

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