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Plasma: nuovo studio mantovano

Dopo lo studio Plasma-covid-19 Mantova-Pavia e lo studio Rescue, è stato recentemente autorizzato dal Comitato Etico della Val Padana lo studio Clean. Lo studio è rivolto ai soggetti adulti asintomatici ripetutamente positivi al Sars-CoV-2 che non sono in grado di eliminare il virus, verosimilmente per uno stato di immunodepressione acquisita. L’obiettivo è quello di eradicare in maniera persistente il virus attraverso la somministrazione di 1 o 2 unità di plasma iperimmune, facendo così terminare la quarantena ai soggetti positivi. Il plasma, infatti, grazie alla sua elevata concentrazione di anticorpi specifici, è in grado di abbattere la carica virale in maniera efficace e in assoluta sicurezza per il paziente. Lo studio è interamente made in Mantova e vede coinvolte diverse strutture del Poma: il Centro Servizi, diretto da Angela Bellani; le Malattie Infettive, direttore Salvatore Casari; la Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso di Mantova, direttore Massimo Amato; l’AAT 118, direttore Pierpaolo Parogni; la Medicina di Laboratorio, diretta da Beatrice Caruso. Soddisfatti i due ideatori dello studio, il direttore della Pneumologia Giuseppe de Donno e il direttore dell’Immunoematologia e Medicina Trasfusionale Massimo Franchini. “Questo progetto – commenta Giuseppe De Donno – ci permetterà verosimilmente di ampliare le indicazioni del plasma convalescente anche a quel sottogruppo di pazienti asintomatici, ma cronicamente positivi al tampone naso faringeo. Tra questi, i malati oncologici, che in alcuni casi non possono intraprendere chemioterapia o cure specifiche, gli anziani nelle case di riposo, i soggetti in quarantena da molte settimane. Abbiamo fiducia in questo protocollo di ricerca, ci auguriamo che possa dare buoni risultati”. “Sono estremamente soddisfatto per l’approvazione del progetto – aggiunge Massimo Franchini – desidero ringraziare il Comitato Etico della Val Padana ed in particolare il presidente Giovanni Corrao per aver contribuito in maniera significativa, attraverso un processo di revisione, al miglioramento del disegno di questo studio. Il protocollo ha un alto valore etico dal momento che punta, attraverso l’infusione del plasma iperimmune, alla riduzione dei tempi dell’isolamento sociale in cui si vedono costretti i soggetti portatori cronici del virus. L’impossibilità a terminare la quarantena crea infatti in loro un notevole disagio personale e familiare”.

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