Il paper, a cura dell’équipe di Microbiologia del Laboratorio Unico dell’Ausl Romagna, diretta dal prof. Vittorio Sambri, intitolato “Development and in vivo evaluation of a SARS-CoV-2 inactivated vaccine using high hydrostatic pressure“ e pubblicato su “NPJ Vaccines” il 25 aprile 2025, presenta “una nuova strategia per la produzione di vaccini inattivati contro SARS-CoV-2 utilizzando la tecnologia della pressione idrostatica elevata“.
“L’obiettivo principale – spiega il prof. Sambri – è validare l’uso della HHP come metodo economico, rapido e scalabile per produrre vaccini a virus intero inattivati, mantenendo un’elevata immunogenicità e stabilità strutturale del vibrione, caratteristiche fondamentali per ottenere un preparato vaccinale office e con alta possibilità di essere usato in contesti con risorse economiche e strutturali limitate”
“Il virus SARS-CoV-2 – spiega il prof. Sambri – è stato sottoposto a diversi livelli di pressione. È stato osservato che pressioni più elevate causano una destabilizzazione della morfologia virale. In modelli animali il virus, trattato a 500 Mpa, ha indotto le risposte immunitarie umorali e cellulari più robuste, superando di gran lunga i risultati eseguiti con virus inattivato termicamente. Il metodo, in pratica, lascia intatta la capacità del virus di indurre una risposta verosimilmente protettiva mentre lo stesso virus perde totalmente la capacità di infettare. Inoltre, il vaccino inattivato con HHP ha mantenuto la stabilità per 30 giorni a 4 °C, riducendo la dipendenza dalla catena del freddo.”
“I principali risultati – conclude il prof Sambri, che è anche docente ordinario di Microbiologia al Dipartimento di Scienze mediche e Chirurgiche all’Università di Bologna – sono stati l’efficacia immunitaria, la stabilità del vaccino e, infine, la scalabilità e i costi: la tecnologia HHP offre un processo di produzione rapido, economico e facilmente scalabile, ideale per affrontare pandemie emergenti.
L’adozione della tecnologia HHP per la produzione di vaccini potrebbe rappresentare una svolta significativa, soprattutto per i paesi a basso e medio reddito, grazie alla riduzione dei costi e alla facilità di distribuzione senza necessità di catene del freddo complesse.”


