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Tumore alla prostata: diritti di genere dopo la chirurgia

Ogni anno, il tumore alla prostata viene diagnosticato a oltre 40.000 uomini italiani, di cui20.000 devono affrontare la prostatectomia, l’intervento chirurgico per l’asportazione del tumore con le possibili complicanze funzionali che ne possono derivare. Nonostante le dimensioni e la diffusione della patologia, è proprio in quest’ultima fase del percorso di cura che molti pazienti non trovano un sostegno adeguato che possa garantire loro una qualità di vita soddisfacente.

Se n’è parlato in un convegno promosso dal gruppo biomedicale DBI e ospitato presso l’Institute for Advancing Science di Boston Scientific a Milano. A distanza di due anni dalla prima edizione, che aveva acceso i riflettori sull’argomento, il convegno, moderato dal giornalista Federico Mereta, ha ospitato le testimonianze di medici, Società scientifiche e Associazioni di pazienti, dove è emerso che i progressi su questo argomento sono stati pochi e che le criticità di genere nell’ambito della urologica oncologica sono tutt’ora presenti.

Sul fronte clinico la buona notizia è che, grazie a diagnosi precoci e soluzioni terapeutiche un tempo non disponibili, l’80% dei pazienti con un tumore alla prostata guarisce o riesce a convivere con la patologia per lungo tempo. Ma la cura, come è stato ricordato più volte durante il convegno, può comportare l’insorgenza di patologie quali la disfunzione erettile e l’incontinenza urinaria. È un prezzo che urologi e andrologi fronteggiano con terapie farmacologiche approvate, riabilitazione e impianto di dispositivi medici innovativi quali protesi peniene e/o sfinteri urinari. Ma il ricorso a queste ultime soluzioni, anche se riconosciute come efficaci e risolutive, è complesso in quanto la normativa sanitaria non ne garantisce l’adeguato rimborso e l’inserimento all’interno dei LEA.

Lo hanno ricordato nei loro interventi alcuni dei più autorevoli clinici italiani. Fra questi, i professori Roberto Carone già Direttore CTO di Torino e Carlo Bettocchi  Direttore Unità Dipartimentale di Andrologia e Chirurgia Ricostruttiva Policlinico e università di Foggia, i dottori Andrea Cocci Università degli studi di Firenze Ospedale Careggi e Marco Falcone AUO Città della Salute e della Scienza Torino, che hanno introdotto nel convegno temi cruciali e di grande attualità, quali le percentuali di pazienti che riferiscono di soffrire di incontinenza urinaria e disfunzione rettile dopo i trattamenti alla prostata ed il grado di soddisfazione relativamente alle informazioni ricevute su queste problematiche.

E’ intervenuta anche Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda, che ha fatto il punto sulle strutture ospedaliere che in questo periodo hanno ricevuto il prestigioso “Bollino Azzurro” anche per le competenze nella gestione delle complicanze funzionali che possono insorgere dopo la prostatectomia.

Attesissima, nel convegno, è stata la presentazione del Position Paper “Recupero funzionale dell’incontinenza urinaria e della disfunzione erettile nel paziente in terapia per tumore alla prostata”, redatto da diversi specialisti del settore e illustrato dal dott. Marco Bitelli UOS Ospedale Sandro Pertini Roma, dal dott. Alessandro Giammo’ Responsabile Struttura di Neuro-Urologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, dal prof. Emilio Sacco Università Cattolica del Sacro Cuore Ospedale Isola Tiberia Gemelli-Isola Roma, dal dott. Alberto Tagliabue Clinica IGEA. Fra i temi più rilevanti emersi dal documento va segnalata l’importanza di implementare trattamenti uniformi sul territorio, affiancando ai percorsi oncologici quelli funzionali.

A sottolineare l’importanza di diffusione trasversale della conoscenza sui “Diritti di Genere nel settore urologia” sono intervenuti il prof. Giorgio Bozzini, Direttore Urologia e Dipartimento di Chirurgia ASST Lariana, e il dott. Aldo Franco De Rose, specialista Urologo ed Andrologo, attivi nel promuovere sui social e sui media l’argomento.

Durante la giornata, si è poi tornato a parlare dei rimborsi regionali e dei LEA legati alle complicanze funzionali ed è intervenuto il prof. Giuseppe Carrieri, Direttore UOC Urologia Policlinico Riuniti Foggia e Presidente della Società Italiana di Urologia, che ha riportato l’impegno preso in seno alla società su questo punto.

In attesa di quanto prospettato e auspicato dal prof Carrieri, è intervenuto il prof. Giorgio Franco, responsabile UOC Urologia AOU Policlinico Umberto I Roma, evidenziando l’importanza di presentare la chirurgia funzionale alle amministrazioni ospedaliere in modo progettuale parlando di Diritti di Genere e di PDTA.

A seguire sono intervenuti il dott. Maurizio Carrino, Direttore UOSD Andrologia AORN A. Cardarelli di Napoli, e il prof. Antonio Rizzotto, Direttore responsabile del reparto di Urologia dell’Ospedale Belcolle di Viterbo, sui vantaggi che i trattamenti funzionali offrono a pazienti, ma anche a medici e strutture ospedaliere.

Va ricordato che l’incapacità di raggiungere e/o mantenere un’erezione adeguata a un soddisfacente rapporto sessuale, viene fronteggiata nella fase iniziale soprattutto con terapie farmacologiche. In alcuni casi, però, la risposta ai trattamenti orali o iniettivi con prostaglandine iniettate direttamente nel tessuto del pene, può essere inadeguata o assente. In questi casi l’impianto di una Protesi Peniena è risolutivo per ripristinare la piena funzionalità dell’organo e, quindi, l’erezione. Tecnicamente, l’intervento prevede l’inserimento di piccole protesi, semirigide o idrauliche che consentono una erezione non difforme da quella naturale, con la medesima sensibilità, capacità di eiaculazione e immutata funzione urinaria. Tutti i componenti della protesi sono impiantati sottocute e non sono visibili dall’esterno, un elemento fondamentale per l’accettazione e la rassicurazione dei pazienti. Ugualmente l’impianto di Sling o di Sfintere Urinario viene consigliato quando la terapia riabilitativa non raggiunge i miglioramenti attesi, e le perdite di urina rimangono costanti senza diminuire ulteriormente. Nel primo caso si posizionano delle benderelle sotto l’uretra per “riposizionare” lo sfintere e renderlo nuovamente efficiente, nel secondo invece l’intervento prevede il posizionamento di un “manicotto” questa volta intorno all’uretra che sostituisce lo sfintere e restituisce la continenza. Anche in questo caso l’impianto è sottocute e non è visibile dall’esterno.

Non sono mancati, nel corso del convegno, interventi da parte delle Società Scientifiche e delle Associazioni di Pazienti.

Univoche le posizioni delle Associazioni di pazienti che hanno sottolineato, ancora una volta, le criticità del sistema e la mancanza di strategie che consentano ai pazienti di guardare al futuro con fiducia.

Il convegno si è concluso con la presentazione da parte del prof. Enrico Finazzi Agrò Dipartimento di Scienze Chirurgiche Università degli Studi di Roma Tor vergata, della dott.ssa Francesca Ragni Direttore Struttura Semplice di Urologia Funzionale AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e della dott.ssa Vercesi responsabile Bollino Rosa e Bollino Rosa Argento e coordinatrice area ricerche della Fondazione ONDA, della iniziativa “Il Camper che FUNZIONA!”, volto a sensibilizzare le piazze italiane sui diritti alla corretta gestione della disfunzione erettile e dell’incontinenza urinaria post trattamento del tumore alla prostata. L’idea è quella di offrire alla popolazione un questionario sull’età urinaria e sessuale per valutare lo stato di salute ed eventualmente indirizzare verso una visita specialistica.

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