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Studio dell’Università di Parma svela nuove caratteristiche dei “neuroni specchio”

È stata pubblicata sulla rivista scientifica “Current Biology” una ricerca effettuata dal gruppo di Luca Bonini, docente di Psicobiologia al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, volta a chiarire le tipologie di neuroni del nostro cervello che rappresentano sia le nostre azioni eseguite sia quelle che osserviamo eseguite dagli altri.

Il cervello dei primati, umani e non, contiene una molteplicità di tipologie di neuroni diversi, che svolgono un’altrettanto ampia gamma di funzioni. Sin dalla loro scoperta da parte del gruppo di Giacomo Rizzolatti all’Università di Parma, tuttavia, poco o nulla si sapeva fino ad oggi riguardo a che tipo di neuroni potessero essere i “neuroni specchio”. Alcune di queste cellule erano state identificate come cellule piramidali, ossia implicate nella generazione del movimento: ma la maggior parte di queste ultime non solo non rispondono, ma addirittura si inibiscono durante l’osservazione di azioni altrui.

Lo studio pubblicato su “Current Biology” ha dimostrato per la prima volta una molteplicità di caratteristiche nella scarica dei neuroni specchio della scimmia propriamente detti, quelli cioè che si comportano nello stesso modo durante l’esecuzione e l’osservazione di azioni, rivelando che molte di queste cellule presentano caratteristiche tipiche degli interneuroni inibitori. Lo studio suggerisce quindi che nel cuore delle aree motorie, che costituiscono il motore dei nostri comportamenti volontari, esistono meccanismi capaci di funzionare come “un motore in folle”, senza cioè generare movimento. Un passo importante verso la possibilità di identificare nel dettaglio, con tecniche causali, i microcircuiti locali che consentono al cervello di sfruttare gli stessi neuroni per molteplici funzioni, da quelle legate alla pianificazione motoria a quelle percettive e socio-cognitive.

La ricerca, che ha come primi autori Carolina Giulia Ferroni e Davide Albertini, è stata condotta nel Laboratorio di Neurofisiologia e Neuroetologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, con il coordinamento di Luca Bonini, nell’ambito di un progetto finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca e dal Ministero dell’Università e Ricerca italiano.

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