Stati Generali della Prevenzione: “Diagnosi precoce BPCO diventi priorità nazionale” chiedono gli pneumologi

Si concludono a Napoli, gli Stati Generali della Prevenzione, promossi dal Ministero della Salute nell’ambito del PNRR – Missione 6 Salute. I lavori vedono partecipi istituzioni, professioni sanitarie, società scientifiche, università e società civile, con l’obiettivo di mettere la prevenzione al centro dell’azione sanitaria nazionale.

Paola Rogliani, presidente eletta della Società Italiana di Pneumologia è intervenuta sul tema “BPCO: diagnosi e gestione terapeutica precoce come sfida prioritaria per la salute respiratoria” soffermandosi su epidemiologia, impatto clinico-sociale ed economico, prevenzione e gestione della malattia.

“La BPCO rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità in Italia, con una prevalenza stimata tra il 5% e il 7% nella popolazione adulta, in aumento con l’età” ha spiegato Rogliani. “Si tratta di una patologia cronica e progressiva che pesa in modo significativo sul Servizio Sanitario Nazionale, generando costi diretti elevati, e costi indiretti derivanti da perdita di produttività e disabilità. La sotto-diagnosi, che in Italia supera il 60%, contribuisce a un aggravio dei costi, in quanto i pazienti accedono alle cure in fase avanzata, spesso durante riacutizzazioni gravi”.

La bronco‑pneumopatia cronica ostruttiva è una malattia respiratoria caratterizzata da ostruzione irreversibile delle vie aeree, con sintomi quali dispnea, tosse e produzione eccessiva di muco. Colpisce 330 milioni di persone nel mondo, risultando la terza causa di morte con 3,23 milioni di decessi.

Nel suo intervento, Rogliani, ha evidenziato le implicazioni cliniche: “la BPCO comporta una compromissione progressiva della funzione respiratoria, che si traduce in limitazione dell’attività fisica, isolamento sociale e peggioramento della qualità di vita. Le riacutizzazioni sono eventi critici, che aumentano il rischio di ricovero e mortalità. Compromettono la stabilità clinica e accelerano la perdita della funzione polmonare, aggravando le condizioni del paziente”.

A incidere sull’aumento dei casi contribuiscono l’invecchiamento della popolazione e l’esposizione ai principali fattori di rischio, tra cui fumo, inquinamento e condizioni ambientali e lavorative sfavorevoli.

“La prevenzione è il pilastro della lotta alla BPCO. Il principale fattore di rischio resta il fumo, ma è essenziale considerare anche l’inquinamento ambientale, le esposizioni professionali, e le infezioni respiratorie ricorrenti in età infantile. Un altro strumento cruciale è la vaccinazione: l’anti-influenzale, l’anti-pneumococcica e anti-RSV riducono significativamente il rischio di riacutizzazioni e complicanze respiratorie, soprattutto nei soggetti più vulnerabili”.

Una diagnosi precoce permette l’adozione tempestiva delle terapie, portando a miglioramenti della qualità di vita dei pazienti. “La gestione efficace della BPCO inizia dalla diagnosi precoce, attraverso attività di case finding, soprattutto in soggetti con storia di fumo o sintomi respiratori persistenti” – ha evidenziato Rogliani. “Questo richiede una stretta triangolazione tra medicina generale, specialistica territoriale e ospedaliera, per garantire un accesso rapido e appropriato al percorso diagnostico e terapeutico. La spirometria, in questo senso, rappresenta uno strumento essenziale per confermare precocemente la presenza di ostruzione bronchiale. Agire nelle fasi iniziali è fondamentale per migliorare gli esiti clinici e alleggerire il carico sul sistema sanitario”.

“La BPCO è una malattia ad alto impatto, spesso diagnosticata troppo tardi. Puntare su prevenzione, diagnosi precoce e gestione integrata è essenziale per migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre i costi sanitari. Solo un approccio proattivo e coordinato può contrastare efficacemente questa crescente emergenza sanitaria” ha concluso Paola Rogliani.

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