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Sanità digitale promossa da 8 italiani su 10. Per i pazienti l’AI potrebbe ridurre i tempi di accesso alle cure

Gli italiani immaginano una sanità sempre più digitale, basata sull’uso sempre più pervasivo delle tecnologie, ma che nel prossimo futuro necessiterà soprattutto di un potenziamento del personale sanitario e del rafforzamento della relazione medico-paziente.

Il 79% degli italiani usa spesso strumenti di sanità digitale: il 31% in modo regolare e disinvolto, il 48% con qualche difficoltà. Gli strumenti maggiormente apprezzati sono le app di prenotazione e gestione delle visite e il Fascicolo sanitario elettronico, entrambi ritenuti molto utili dal 50% degli intervistati.

Con il progressivo sviluppo del digitale e delle tecnologie, l’Intelligenza Artificiale nella sanità potrebbe apportare concreti benefici: secondo il 47% della popolazione, infatti, sarebbe utile per ottimizzare la gestione di liste di attesa e prenotazioni, permettendo una riduzione di tempi d’accesso alle cure.

In generale, gli italiani si dimostrano aperti all’uso di strumenti digitali e ne riconoscono i vantaggi, ma non di rado avvertono l’esigenza di un aiuto: per il 51% la soluzione sarebbe lo sviluppo di tecnologie più intuitive e di facile utilizzo, il 45% vorrebbe invece un supporto diretto.

Secondo i cittadini, le problematiche più diffuse legate all’utilizzo della sanità digitale sono il rischio di esclusione delle fasce di popolazione con minori competenze digitali, che potrebbero considerare troppo complesse le tecnologie e il timore di perdere il rapporto umano con il medico.

Sono alcuni dati che emergono dall’indagine demoscopica sulla sanità digitale realizzata da FPA, società del Gruppo Digital360, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, rivolta a un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiore di 18 anni. La ricerca è stata presentata oggi nell’ambito di Forum Sanità, l’evento di FPA e Digital360 in corso a Roma, dedicato al futuro della sanità digitale.

“L’attuazione del PNRR sta contribuendo in modo concreto alla trasformazione digitale del sistema sanitario, e gli italiano confermano di percepire i vantaggi concreti che le nuove tecnologie possono offrire al miglioramento della vita dei pazienti – dichiara Gianni Dominici (nella foto), Amministratore Delegato di FPA -. In ogni caso, i dati dell’indagine confermano anche la centralità del ruolo delle persone: la tecnologia è uno strumento potentissimo, ma le vere sfide per la sanità del futuro sono profondamente umane e strategiche. Riguarderanno la nostra capacità di superare le resistenze culturali, di adottare una visione di sostenibilità basata sulla prevenzione e sull’anticipazione, di progettare i servizi insieme a chi li deve poi utilizzare”

“La strada per una sanità più equa, inclusiva e sostenibile passa necessariamente dall’innovazione digitale, intesa come un sapiente mix tra utilizzo delle nuove tecnologie digitali, ridisegno organizzativo e sviluppo di nuove competenze tra i cittadini e il personale sanitario – dichiara Mariano Corso, Presidente di P4I –. Grazie alla valorizzazione dei dati e a un utilizzo intelligente e responsabile dell’IA, in particolare, è possibile da un lato di migliorare l’informazione e la prevenzione e, dall’altro, disegnare un ecosistema di servizi, pubblici e privati, in grado di rispondere ai crescenti bisogni di cura dei cittadini, soprattutto di quelli più anziani e fragili”.

Per il 39% degli intervistati, tra dieci anni la sanità sarà più digitale e basata sull’uso di tecnologie come telemedicina, IA e app mediche. Una convinzione ancor più radicata tra gli over 54 e paradossalmente meno diffusa tra le fasce più giovani, che invece immaginano in prevalenza una sanità più “umana” e centrata sulla relazione diretta con il medico. Ma per avere una sanità più equa, inclusiva e sostenibile, qualsiasi innovazione futura dovrà partire dal potenziamento del personale sanitario e del rafforzamento della relazione medico-paziente: ne è convinto il 55% degli intervistati. Sempre guardando al futuro, il 61% degli italiani immagina il medico di domani come un professionista in grado di integrare competenze tecnologiche e cliniche per prendere decisioni di cura. Per il 35% dei rispondenti, il medico sarà sempre più affiancato da strumenti tecnologici nella gestione dei processi di cura.   

In totale, quasi 8 italiani su 10 utilizzano strumenti di sanità digitale, ma non tutti sono utenti esperti: se il 31% usa i servizi in modo regolare e si sente a proprio agio, il 48% dichiara di avere qualche difficoltà. Il 13% afferma di non avere affatto confidenza con gli strumenti digitali, e che avrebbe bisogno di un supporto. Un residuo 8%, infine, dichiara di non essere affatto a proprio agio e di usare solo canali tradizionali. Secondo gli intervistati, un aiuto potrebbe provenire in primis dallo sviluppo di tecnologie intuitive e da punti di contatto come gli help desk, ma anche dal coinvolgimento di medici e operatori sanitari come ‘guide’ per l’uso, un parere condiviso dal 39% della popolazione. Il 38%, invece, opterebbe per la formazione e campagne informative semplici e accessibili.

Gli italiani riconoscono come primo vantaggio della sanità digitale la maggiore accessibilità ai servizi, che permette di ridurre code e spostamenti. Ne sono convinti in particolare le fasce d’età dai 35 anni in su. Al secondo posto abbiamo la maggiore rapidità nella diagnosi e nel trattamento, per poi passare alla migliore continuità delle cure e monitoraggio. C’è chi ritiene che i principali fattori positivi siano legati ad un miglior coinvolgimento del cittadino nella propria salute, e chi vede minori costi per il SSN e per l’utente. L’8% della popolazione non riscontra nessun vantaggio particolare.

Il principale vantaggio dell’AI nella sanità è la riduzione dei tempi di accesso alle cure, un’opinione condivisa da quasi la metà della popolazione. Sono di quest’avviso soprattutto i giovani e la fascia over 54. I benefici riguarderebbero anche l’accesso più rapido alle informazioni, l’accuratezza di diagnosi e cure, l’automazione delle attività amministrative dei medici, o la diminuzione dei costi a carico del SSN e dell’utente.

Le app di prenotazione e gestione delle visite e il Fascicolo Sanitario Elettronico sono i servizi digitali considerati più utili dagli intervistati. A seguire, troviamo l’accesso online ai propri dati clinici e referti e i servizi di telemedicina. Meno suffragati, i dispositivi per monitoraggio costante con il 24% delle preferenze. Un residuo 11%, in particolare tra gli over 54, non utilizza nessuno di questi strumenti e opta per il contatto diretto tradizionale.

Per informarsi o prendere decisioni sulla propria salute, gli italiani si affidano in primis a siti medici specializzati. Al secondo posto, a parimerito, abbiamo il sito web ufficiale della struttura sanitaria di riferimento, e un mix di diversi canali, ma con l’ultima parola affidata al proprio medico. Seguono i media tradizionali, come giornali e TV, e i chatbot di Intelligenza Artificiale.

Sebbene ci sia una maggiore apertura agli strumenti per la sanità digitale, il rischio maggiore percepito è che la tecnologia metta in difficoltà diverse fasce di popolazione, con competenze digitali più scarse. È un’opinione condivisa in particolare dai più giovani. Dopo il timore di perdere il rapporto umano e diretto col medico e la sicurezza dei propri dati, c’è chi lega i potenziali rischi al costo delle tecnologie, che escluderebbero comunque i cittadini con minori possibilità economiche. Un restante 6% non vede nessun rischio.

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