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Il settore farmaceutico è caratterizzato dal più alto tasso di innovazione, con investimenti nel 2022, in Italia, pari a 3,3 miliardi di euro, di cui 1,9 alla Ricerca e Sviluppo. E proprio all’interno di quest’ultimo ambito, le risorse destinate agli studi clinici dalle aziende farmaceutiche hanno superato i 700 milioni di euro all’anno, con vantaggi importanti per l’intero Sistema-Paese. Un euro investito in una sperimentazione, infatti, ne genera tre in termini di benefici per il Servizio Sanitario Nazionale. È il cosiddetto effetto leva, determinato dai costi evitati per l’erogazione a titolo gratuito di terapie sperimentali e prestazioni diagnostiche alle persone arruolate nei trial. Grazie all’innovazione farmaceutica, in Italia è diminuita del 40% la mortalità per le patologie croniche in 20 anni, le terapie contro le malattie rare sono aumentate da 7 nel 2007 a oltre 120 oggi e le vaccinazioni consentono di salvare milioni di vite. Oltre a un incremento delle risorse destinate al SSN previsto dalla Legge di Bilancio all’esame del Parlamento, che si aggiungono a quelle erogate dalla precedente manovra, è necessario migliorare la capacità dell’Italia di attrarre investimenti. Perché ciò avvenga è necessario definire un diverso modello di governance della spesa farmaceutica pubblica, semplificare le procedure burocratiche di approvazione degli studi clinici e finalizzare la riforma di AIFA. Questi i principali temi che emergono oggi a Roma nella terza edizione dell’“Health&BioTech Summit”, coordinato da Deloitte Officine Innovazione con i corporate partners MSD Italia e Intesa Sanpaolo RBM Salute.

“Il Governo ha ben compreso l’importanza di rendere l’Italia più attrattiva per gli investimenti esteri e l’industria farmaceutica rappresenta un settore strategico”, afferma Valentino Valentini, Vice Ministro delle Imprese e del Made in Italy. “Il settore, che da sempre costituisce un volano di crescita e produttività per l’Italia, è ad altissima innovazione grazie a investimenti in aumento in tutte le fasi di ricerca e sviluppo, che hanno permesso significativi miglioramenti nella sopravvivenza e nella qualità di vita dei pazienti. All’interno del settore, tutte le imprese che vi operano, a capitale italiano o estero, contribuiscono ad affermare il Made in Italy nel mondo”. 

Attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove terapie, le aziende farmaceutiche, il cui valore di produzione ha raggiunto nel 2022 i 49 miliardi di euro in Italia, contribuiscono in maniera decisiva alla Salute pubblica. Il grande impegno quotidiano delle aziende nel rendere le cure più accessibili e sostenibili si traduce in investimenti in innovazione, che rendono possibili le nuove scoperte volte a migliorare la qualità di vita dei pazienti e il benessere della società.

All’“Health&BioTech Summit” partecipano rappresentanti istituzionali, del mondo accademico-scientifico e delle aziende, per stimolare il dibattito sull’innovazione come driver per una sanità più sostenibile. Sono necessari dai 10 ai 15 anni per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di un nuovo farmaco. Questo processo è costoso e rischioso, perché l’esito positivo riguarda solo una o due molecole su 10mila.

Nel prossimo quinquennio sono previsti investimenti in ricerca e sviluppo a livello globale nel settore farmaceutico pari a 1.600 miliardi di dollari. Per l’Italia che, oggi, nel farmaceutico investe solo lo 0,8% degli investimenti globali a fronte di un 3% della domanda di farmaci, si apre una grande opportunità: intercettare il maggior ammontare possibile delle risorse in gioco, anche per rilanciare la sua crescita e sostenere uno sviluppo sostenibile nel lungo periodo.

“Nel 2022, anche a causa dell’instabilità geopolitica internazionale, si è osservato un aumento del 40% dei costi di produzione”, spiega Gianluca Gala, Executive Director Business Operations, MSD Italia. “Questi fattori hanno avuto un impatto significativo sulla competitività e sostenibilità economica del settore farmaceutico che, a differenza di altri, non può trasferire gli aumenti dei costi sul prezzo finale, frutto di contrattazione con l’agenzia regolatoria. L’attuale governance della spesa farmaceutica costituisce un freno all’attrattività del Paese ed è importante rivedere il sistema del payback. Il budget della spesa farmaceutica, fissato al 15,1% del Fondo Sanitario Nazionale, si è rivelato insufficiente a coprire i livelli stabiliti. In particolare, è stato registrato uno sforamento via via più significativo del tetto di spesa per gli acquisti diretti, dove si concentra la maggior parte dell’innovazione. Questo disavanzo è stato ripianato per il 50% dalle aziende farmaceutiche attraverso il meccanismo del payback. E negli ultimi 6 anni, questo meccanismo a carico delle aziende è stato pari a circa 7 miliardi di euro. Servono nuovi modelli di finanziamento, che permettano l’accesso da parte dei Pazienti a tutta l’innovazione, con valutazioni di costo-efficacia che vadano oltre le sole voci di spesa sanitaria, e che tengano conto dei risparmi indiretti generati nel tempo”.

All’“Health&BioTech Summit” si è parlato anche di “open innovation”. L’arrivo di nuovi farmaci e tecnologie ha inciso profondamente sul modo di fare ricerca. Si è passati da un modello di ricerca e sviluppo interno, di “closed innovation”, in cui l’innovazione si sviluppava nei laboratori aziendali, a uno esterno, in cui l’innovazione si genera grazie a collaborazioni con aziende di altri settori, centri di ricerca, università, strutture sanitarie.

“La portata e rapidità senza precedenti degli attuali cambiamenti in ambito salute e benessere richiedono di trovare con urgenza modelli di prevenzione e cura accessibili e scalabili. L’evento di oggi testimonia come l’Open Innovation e le collaborazioni di ecosistema siano essenziali per rimanere al passo con i mega-trend globali dell’innovazione, tra cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la definizione di soluzioni nel rispetto della sostenibilità. Siamo molto soddisfatti del contributo che l’Health&BioTech Accelerator, grazie all’impegno dei partner dell’iniziativa, sta dando al raggiungimento di questo importante obiettivo”, sostiene Marco Perrone, partner Deloitte Officine Innovazione. 

“In un mondo che cambia rapidamente, dove le esigenze di cura delle persone sono in continua evoluzione, Intesa Sanpaolo RBM Salute si posiziona non solo come player assicurativo, ma come innovatore e leader nel campo della salute. La nostra missione è chiara: evolvere la nostra offerta assicurativa e i nostri processi, integrando prodotti e servizi con soluzioni all’avanguardia che consentano ai nostri clienti una gestione sempre più efficiente della propria salute”, dichiara Massimiliano Dalla Via, CEO Intesa Sanpaolo RBM Salute. “Questo significa investire in tecnologie digitali che facilitino l’accesso alle cure, migliorare la personalizzazione dei nostri servizi per adattarli alle esigenze individuali e integrare nuove pratiche sostenibili che rispettino l’ambiente e la salute delle comunità che serviamo. La collaborazione con realtà innovative in grado di far progredire il settore assicurativo è per noi quindi fondamentale, perché l’innovazione può giocare un ruolo centrale nel soddisfare i bisogni crescenti di cura delle persone”.

L’“Health&BioTech Summit” prevede anche la presentazione dei progetti selezionati e avviati alla fase di accelerazione dell’”Health&BioTech Accelerator”. MSD Italia, Deloitte Officine Innovazione e Intesa Sanpaolo RBM Salute uniscono le forze per valorizzare e supportare le realtà che si distinguono per la capacità di proporre progetti significativamente innovativi in ambito Salute e Life Science.

In questa terza edizione, il progetto ha visto i partner dell’iniziativa impegnati in un percorso strutturato di scelta delle start-up e scale-up nazionali e internazionali. La selezione ha seguito un processo basato su 3 livelli, che ha portato oltre 300 start-up da 40 Paesi nel mondo, tra le quali sono state scelte 3 start-up e scale-up che hanno avuto accesso alla fase di piloting, il vero cuore dell’Acceleratore.