In Italia i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rappresentano una crescente emergenza sanitaria e sociale. Negli ultimi cinque anni, secondo i dati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, le diagnosi annuali sono aumentate del 64%, mentre a livello nazionale il Ministero della Salute registra un incremento di circa il 35%.
L’analisi fa emergere che circa 3,5 milioni di persone, pari al 6% della popolazione, convivono con difficoltà legate al rapporto con cibo e corpo. La maggioranza sono donne ma gli uomini rappresentano una quota in crescita risultando il 20% dei pazienti nella fascia 12-17 anni.
Il report di Unobravo evidenzia che le fasce più colpite sono quelle giovanili dove il 64,5% dei soggetti che manifestano sintomi o problematiche legate ai DNA ha meno di 33 anni. Tra i 25 e i 32 anni si concentra il 44,5% dei casi, mentre gli under 25 rappresentano il 20%. Anche la fascia 33-39 anni è rilevante, mentre oltre i 40 anni la prevalenza scende sotto il 10%.
Parallelamente, la presenza del digitale ha modificato il modo in cui le persone si rapportano all’alimentazione portando sempre più giovani e meno giovani a cercare aiuto online chiedendo alle intelligenze artificiali consigli su come monitorare la propria dieta e organizzare l’alimentazione. Ma consultare ChatGPT o altre app per strutturare dei piani alimentari “fai da te” per mancanza di soldi, tempo o voglia di recarsi dal professionista può portare a gravi conseguenze.
Il recente caso di un uomo che ha riportato gravi conseguenze per la salute dopo essersi affidato a un chatbot per la propria dieta ha dimostrato come i piani alimentari generati da sistemi non supervisionati da persone competenti possano presentare squilibri nutrizionali, carenze vitaminiche o eccessi calorici non adatti al singolo individuo arrivando ad essere dannosi per la salute.
Per la prima volta, un algoritmo supervisionato da nutrizionisti consente di integrare dati personali e clinici per creare piani alimentari realmente su misura. Il sistema, sviluppato da Lab Evo, rappresenta un punto di svolta nell’applicazione dell’intelligenza artificiale alla salute e al benessere.
La tecnologia raccoglie informazioni su età, peso, altezza, obiettivi, stile di vita, attività fisica, intolleranze e patologie, incrociandole con i risultati degli esami di laboratorio. Grazie a un approccio di Retrieval-Augmented Generation, i valori clinici vengono trasformati in “memorie digitali” che il sistema richiama durante l’elaborazione, ancorando ogni piano alimentare a dati reali e verificabili. In altre parole, il sistema non inventa piani alimentari ma li costruisce partendo da informazioni certificate e contestualizzate.
Ogni giornata viene organizzata in cinque momenti con grammature e combinazioni di nutrienti adattate al fabbisogno energetico, all’indice di massa corporea e agli obiettivi specifici. Se l’utente è sottopeso, l’AI imposta un piano normocalorico, se mira alla ridefinizione corporea, calibra macronutrienti e quantità per favorire la perdita di massa grassa e il mantenimento di quella magra.
La supervisione di un esperto rimane al centro del processo, ogni piano viene infatti validato da un nutrizionista, che verifica coerenza, equilibrio e aderenza alle linee guida cliniche, assicurando che la tecnologia resti un supporto al servizio del benessere e non una scorciatoia rischiosa.
“L’AI non sostituisce il professionista ma lo affianca. Unendo dati clinici e conoscenza umana, possiamo offrire piani realmente personalizzati, affidabili e sostenibili nel tempo. È un passo avanti verso una nutrizione più consapevole e sicura” conclude Matteo Nobili, founder di Lab Evo.


