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“Neuroscienze e psichiatria: quale presente e quale futuro?”

Come riconoscere precocemente alcune diffuse patologie psichiatriche, come la schizofrenia e il disturbo bipolare? Come indagarne le basi neurobiologiche? Come impostare trattamenti personalizzati?
Ne parleranno il 5 e 6 novembre, in Università Statale a Milano, esperti provenienti da Università e Istituti clinici e di ricerca italiani e americani nell’ambito del convegno NEUROSCIENZE E PSICHIATRIA: QUALE PRESENTE E QUALE FUTURO? organizzato dall’IRCS Medea di Bosisio Parini (Lecco). Il convegno sarà anche l’occasione per presentare i dati preliminari della Ricerca Ministeriale Finalizzata WHY ME? PROJECT, studio della connettività della sostanza bianca nella schizofrenia a livello di imaging, cellulare e genomico in gemelli monozigoti discordanti”, condotta sotto la responsabilità di Paolo Brambilla, professore Associato di Psichiatria all’Università degli Studi di Milano.
Questo innovativo progetto è frutto della collaborazione tra l’IRCCS Medea, l’Istituto Superiore di Sanità, la Fondazione Imago7, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, l’IRCCS Ca’ Granda e l’Università di Milano.
Il progetto è volto ad indagare le basi neurobiologiche delle psicosi maggiori, tramite lo studio di coppie di gemelli in età evolutiva che sono stati studiati mediante approcci innovativi di psicopatologia, neuroimaging, genetica ed epigenetica.
Recenti studi genetici e di neuroimaging suggeriscono che le psicosi abbiano un alto tasso di ereditarietà e siano caratterizzate da alterazioni di connettività cerebrale prefronto-limbica. Inoltre, la predisposizione alla malattia sembra essere influenzata da meccanismi epigenetici, che tuttavia rimangono largamente sconosciuti. In specifico, non è chiaro se le alterazioni di connettività cerebrale precedano il manifestarsi della malattia e se e come esse siano influenzate da meccanismi di neurotrasmissione ed epigenetici.
In questo ambito, il Why Me? Project (WM?P) si è proposto di identificare se gemelli a rischio per psicosi maggiori presentino – rispetto ai rispettivi gemelli non a rischio – alterazioni nell’interazione neuroni-glia e di connettività cerebrale favorite da modificazioni epigenetiche. Per raggiungere tale obiettivo, il progetto ha previsto l’integrazione di metodiche di analisi genomiche, molecolari, psicopatologiche e di neuroimaging d’avanguardia, la cui innovatività è risultata accentuata dall’applicazione a una popolazione gemellare. Infatti, l’indagine dei profili di rischio in giovani coppie di gemelli fornisce un contesto ideale per lo studio delle interazioni genetico-ambientali e l’identificazione di marker neurobiologici del rischio di psicosi.
La fase preliminare del progetto ha riguardato il reclutamento di un’ampia coorte di gemelli di età compresa tra gli 8 e i 40 anni residenti nelle province lombarde di Bergamo, Como, Milano, Monza-Brianza e Varese. Tale iter ha visto l’indispensabile contributo del Registro Nazionale dei Gemelli, afferente all’Istituto Superiore di Sanità, che attualmente raccoglie informazioni su circa 28.000 gemelli italiani distribuiti uniformemente per età e area geografica. Il progetto ha destato l’interesse di genitori di coppie di gemelli e gemelli adulti, che hanno aderito in gran numero all’iniziativa. Presso l’IRCCS Medea, le coppie di gemelli partecipanti sono state sottoposte ad approfondite indagini psicopatologiche, di imaging a risonanza magnetica a 3T e a prelievi di materiale biologico. La caratterizzazione clinica, oltre a identificare la presenza di problemi emotivi, sociali, di attenzione e comportamentali, ha permesso di misurare il rischio psicotico di ciascun individuo. Coppie di gemelli selezionate – tra cui gemelli discordanti per rischio psicopatologico – sono state quindi confrontate in termini di 1) pattern di connettività cerebrale e neurotrasmissione glutamatergica tramite imaging a risonanza magnetica a 3T e a campo ultra-alto, 2) modalità di interazione neuroni-glia differenziati a partire da biopsie cutanee, 3) metilazione globale e contenuto dei retrotransposoni nel DNA genomico. Le indagini MRI a campo ultra-alto sono state svolte presso la Fondazione Imago7 di Pisa, primo e unico centro italiano dotato di uno scanner di risonanza magnetica a 7T. Le avanzate indagini molecolari e genomiche sono state possibili grazie al prezioso contributo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Udine, della SISSA di Trieste e dell’IIT.
Grazie a questo approccio analitico multilivello e di collaborazione tra centri di eccellenza, il WM?P si è rivelato originale e promettente nella ricerca di marker neurobiologici di rischio psicopatologico e nello sviluppo di strategie terapeutiche innovative.
Il convegno “Neuroscienze e psichiatria. Quale presente e quale futuro?”, organizzato in concomitanza con la fase conclusiva del progetto, prevede l’intervento di illustri esperti di fama internazionale, provenienti da Università e centri di ricerca italiani e statunitensi. Oltre a rappresentare una preziosa occasione per la divulgazione dei risultati preliminari del progetto, il convegno permetterà ai relatori di offrire considerazioni essenziali per l’implementazione di approcci innovativi di riconoscimento e trattamento precoce dei soggetti a rischio di sviluppare psicosi maggiori.
Ma non solo. Al congresso interviene anche la scienziata e senatrice a vita professoressa Elena Cattaneo: l’evento sarà quindi anche l’occasione per affrontare il tema della ricerca scientifica come fattore di crescita civile e sociale e le sfide che riguardano il trasferimento delle conoscenze sviluppate in ambito scientifico all’interno dell’aula parlamentare.

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