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La Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia ha istituito quest’anno la Commissione Pari Opportunità e Medicina di Genere.

La Commissione è composta dai seguenti membri: Maria Silvia Spinelli, Davide Bizzoca, Alberto Di Martino, Costantino Errani, Anna Maria Moretti, Giusy Resmini, Barbara Rossi e Maristella Francesca Saccomanno.

Tra gli elementi di novità, che questa Commissione porta con sé, emerge, come elemento fortemente voluto, una composizione paritaria dei suoi membri nel genere, espressione di un cambio di paradigma che superi l’idea di conflitto sostituendola a quella dell’alleanza per lavorare verso una comune finalità: il benessere e lo sviluppo collettivo. 

Il lavoro della Commissione si sviluppa su due filoni paralleli ma fortemente interconnessi: l’analisi della situazione di disparità di genere nel settore sanitario in termini formativi, di visibilità, di produzione scientifica, di rappresentanza nelle associazioni di categoria e di progressione di carriera; con l’intento di far seguire all’analisi di questi fenomeni, lo sviluppo di opportune strategie di ottimizzazione delle risorse umane; accanto a questo, la Commissione approfondisce il tema della Medicina di Genere, ovvero lo studio degli indicatori biologici e di contesto socioculturale che differenziano uomini e donne, e che incidono nel percorso di diagnosi e trattamento delle patologie ortopediche con la finalità di migliorare i risultati e ottenere il maggior grado di soddisfazione dei pazienti.

L’obiettivo di uno sviluppo senza disparità di genere è stato fissato dall’Onu come una delle mete da raggiungere entro il 2030. Negli ultimi due decenni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto una grande attenzione sul genere, definendo tale dimensione una necessità di metodo e analisi che deve rivestire un ruolo cruciale nella programmazione sanitaria, al fine di tutelare e promuovere la salute.

“Una tappa storica per l’Italia – sottolinea la d.ssa Anna Maria Moretti – è rappresentata dall’approvazione e dalla pubblicazione del decreto Lorenzin con cui è stata disciplinata la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale. Il piano attuativo del 6 maggio 2019 pone l’Italia all’avanguardia in Europa, garantendo l’inserimento del parametro ‘genere’ in ambito medico”.

Ad oggi la percentuale di ortopediche iscritte alla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia è di poco superiore al 10 per cento: appena l’11,4%. Eppure, negli ultimi anni, c’è stato un interesse crescente nel mondo ortopedico verso lo studio delle Pari Opportunità e della Medicina di Genere.

“Riviste autorevoli come il ‘Journal of Bone and Joint Surgery’ e il ‘Clinical Orthopaedic and Releated Research’ – dice il presidente SIOT, prof. Paolo Tranquilli Leali – hanno pubblicato dati di allerta sulla scarsa rappresentatività delle donne in ortopedia, intesa come un fattore di sottoutilizzo di risorse umane di potenziale eccellenza, ed hanno cercato di individuare i fattori che la determinano e le strategie di possibile cambiamento”.

“Le analisi evidenziano come, seppure il rapporto tra donne e uomini sia sempre più vicino al 50% tra i laureati in medicina, la percentuale di donne che sceglie la specialità ortopedica non cresce come per le altre specialità chirurgiche” – ci spiega la coordinatrice della Cpo della SIOT M. Silvia Spinelli.

“I fattori determinanti nella scelta di una laureata nell’intraprendere la specialità ortopedica sono due: la presenza di donne all’interno della struttura operativa, il role modelling, e il contatto con qualcuno che faccia vedere da vicino la realtà clinico-chirurgica della specialità. Lavorare su questi fattori significa riuscire ad attingere a un capitale umano enorme da utilizzare in termini di sviluppo di potenziale a beneficio di tutti”, prosegue.

“I report e le spinte istituzionali – conclude la d.ssa Spinelli – si muovono in una sola direzione e la strada da percorrere dobbiamo farla insieme, donne e uomini, perché quest’alleanza costruisca il benessere di tutti”.

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