Già il titolo dello spettacolo teatrale “Darwin, Nevada” di Marco Paolini, con la regia di Matthew Lenton, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano con lo Stabile di Bolzano ed Emilia Romagna Teatro,ha doppie o triple allusioni: alla scienza e alle teorie scientifiche di Charles Darwin, alla contemporaneità di un luogo, gosttown in California USA, chiamato Darwin, ove, nelle vicinanze, dapiù di 30 anni, si svolge il festival ‘Burning Man’ e un luogo inesplorato della fantasia, tra la California e il Nevada dove agiscono filosofia, scienza e umanità con la matassa narrativa che lo spettacolo propone.
Prologo della scena: Paolini incomincia a narrare. Siamo nei primi anni 2000, nell’America repubblicana di Bush (figlio) vengono proposti alla popolazione dei sondaggi: alla domanda “da quanto tempo l’uomo si trova sulla terra?” il 45% degli americani ha risposto che è stato creato nella sua forma attuale circa 10.000 anni fa. Un ulteriore 40% ha sostenuto invece che si è evoluto nell’arco di milioni di anni da forme di vita meno avanzate, ma sotto la guida di Dio.
Nello stesso periodo, nel 2001, venivano rubati dalla biblioteca di Cambridge i preziosi quaderni di Charles Darwin, i taccuini in cui lo scienziato aveva iniziato ad annotare le riflessioni che lo avrebbero condotto a formulare la teoria dell’evoluzione.
Ed ecco il ‘gancio’ con la scienza: sul palco una scrivania, un uovo e i famigerati taccuini perduti e ritrovati; sullo sfondo, una sagoma che ricorda un camper il quale, in seguito, si trasformerà anche in ambiente domestico, che, appena il narratore (Paolini) finisce di comporre le sue narrazioni di come e quando siano stati rubati e restituiti i preziosi taccuini, si anima e ci porta nella gosttown di Darvin tra la California e il Nevada. Due ragazze alla guida del loro camper fuggono dalle abbondanti piogge che fermarono l’edizione del 2023 del Burning man, ma, attraversando il deserto, hanno un impatto con la storia di Darwin, Charles, in questo caso e i suoi taccuini. Lo spunto di narrazione fantastica è stato ispirato dalla contemporaneità di due avvenimenti: la restituzione dei preziosi taccuini, avvenuta nel periodo della Pasqua 2022 e il fatto di cronaca avvenuto in occasione del festival.
È teatro con la scienza e la filosofia che fanno da sfondo, ma è il ‘qui ed ora’ che agisce sul palco dove si muovono tre personaggi femminili e un personaggio in duplice vesti, è l’adattamento e qui ogni riferimento alle ‘specie e all’origine delle specie’ non è puramente casuale. Quest’adattamento può essere considerato il fil rouge della trama, lo si legge sottotraccia, dal racconto del cambiamento climatico attuale, che, casualmente, porta all’innesco della trama. Lo ritroviamo nella rappresentazione delle farfalle Monarca, che rappresentano simbolicamente il cambiamento e la trasformazione, ma che purtroppo, nella loro migrazione in questo caso, piovono dal cielo sul palco e lì restano. Ma lo spettacolo porta con sé anche l’essenza del pensiero darwiniano, il voler scoprire, distaccandosi da tutto, facendo silenzio, per poter portare elementi di discussione al pensiero scientifico. Nei taccuini Charles Darwin abbozza, ipotizza, ma dice anche, io penso proprio dove schematizza l’albero della vita, il famigerato albero filogenetico, ovvero il diagramma dell’evoluzione della vita sulla terra a partire da un comune antenato. Solo dopo 20 anni dagli appunti presi sui preziosi taccuini, nel 1859 pubblicherà alla comunità scientifica il suo ‘L’origine delle specie.
Silvia Pogliaghi


