Si è svolto, presso la Biblioteca “Altiero Spinelli” della Regione Lazio, l’evento “Endoscopi Monouso e Sicurezza del Paziente: Evidenze e Strategie per la Regione Lazio”, organizzato in collaborazione con la Regione Lazio su iniziativa di Fabio De Lillo, Responsabile del Coordinamento Attività Strategiche Spesa Farmaceutica dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente, con il contributo non condizionante di Ambu. L’incontro, moderato dal giornalista scientifico Daniel Della Seta, ha rappresentato un momento di confronto ad alto livello tra la comunità scientifica, il management ospedaliero e le istituzioni regionali, con l’obiettivo di delineare strategie concrete per l’innovazione del percorso assistenziale endoscopico nel Lazio.
L’evento sottolinea l’urgenza di superare una gestione dei dispositivi medici basata solo sul prezzo, promuovendo un approccio che consideri il valore complessivo, bilanciando sostenibilità economica, efficienza e sicurezza del paziente. L’adozione mirata di endoscopi monouso nelle strutture della Regione Lazio si inserisce in questo quadro come una risposta concreta e scientificamente fondata alle principali criticità del sistema sanitario: le liste d’attesa, la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e la razionalizzazione dei processi logistici. Si tratta di sfide rilevanti in un contesto come quello laziale, che ospita circa il 9% dei ricoveri ospedalieri nazionali e in cui, applicando tale quota ai circa 429.000 casi annui italiani, si può stimare un numero di ICA nell’ordine di circa 40.000 all’anno.
All’interno degli ospedali, la prevalenza istantanea di pazienti infetti varia in base alle strutture, ma si colloca tipicamente tra l’8% e il 10% in linea con la media nazionale. Ciò significa che, ogni giorno, su 100 pazienti ricoverati negli ospedali della Regione Lazio, circa 8-10 presentano un’infezione correlata all’assistenza attiva. In questo scenario, i dispositivi monouso di ultima generazione rappresentano una leva concreta per ridurre il rischio infettivo e migliorare l’efficienza complessiva del sistema.
Studi recenti dimostrano che l’adozione del monouso consente di aumentare fino al 50% il numero di pazienti trattati giornalmente contribuendo in modo significativo alla riduzione delle liste d’attesa. Parallelamente, emerge anche un vantaggio economico rilevante: il costo per procedura associato ai cistoscopi riutilizzabili è stato stimato in 332,46 euro, contro i 220,19euro dei dispositivi monouso, con un risparmio medio di 112,27 euro per singola procedura.
Studi dimostrano che nel 36% dei casi i duodenoscopi analizzati risultano contaminati da microrganismi ad alta o bassa criticità. La loro complessa struttura, con lumi stretti e canali multipli, rende infatti difficile una sanificazione completa, favorendo la persistenza di contaminazioni e biofilm anche nel rispetto delle linee guida. La presenza di ceppi multiresistenti aumenta ulteriormente i rischi per la salute. In questo contesto, i duodenoscopi monouso rappresentano la soluzione più efficace per interrompere la trasmissione delle infezioni quando la disinfezione dei dispositivi complessi non è sufficiente.
I cistoscopi monouso dimezzano i tempi di sala e si confermano l’unica opzione sostenibile per urgenze e bassi volumi, eliminando i costi occulti legati ai flussi di sterilizzazione intensiva.
Il 98% del personale infermieristico rileva una drastica riduzione del carico logistico grazie ai dispositivi monouso, che si confermano superiori per la prontezza d’uso in emergenza e per l’efficacia nella formazione del personale. Inoltre, gli endoscopi monouso sono stati percepiti come più facili da usare e più adatti alla formazione dall’80% dei medici e dal 100% degli infermieri.
L’evento è stato anche l’occasione per la presentazione in anteprima dei risultati di un nuovo studio osservazionale condotto presso il Policlinico Umberto I di Roma, che ha confrontato l’impiego di broncoscopi monouso rispetto a quelli riutilizzabili in ambito anestesiologico e di terapia intensiva. I risultati documentano vantaggi significativi dei dispositivi monouso in termini di qualità delle prestazioni endoscopiche, una maggiore efficienza organizzativa, ma anche la disponibilità immediata dello strumento e l’eliminazione dei tempi morti per la sterilizzazione –, facilitazione della formazione del personale sanitario, ottimizzazione dei costi e netta riduzione delle infezioni correlate alle procedure.
L’evento di oggi ha quindi portato alla proposta di tradurre le evidenze scientifiche in raccomandazioni di politica sanitaria, promuovendo una visione condivisa tra i diversi attori del sistema – clinici, amministratori e legislatori – nel rispetto delle direttive nazionali e internazionali sulla prevenzione delle ICA e con l’obiettivo di rendere più efficiente e sicuro il percorso assistenziale dei pazienti della Regione Lazio. Un obiettivo reso ancora più rilevante dal fatto che, ad oggi, l’endoscopia monouso risulta adottata nella regione in misura ancora inferiore al 50%, evidenziando ampi margini di sviluppo e implementazione.
“La riduzione dei costi rappresenta certamente un elemento rilevante, ma assume particolare importanza la valutazione degli effetti nel medio-lungo periodo, anche in termini di sostenibilità ambientale. In questo contesto si inserisce l’attenzione della Regione Lazio verso innovazioni e studi come quello presentato oggi. Risulta inoltre necessario considerare con equilibrio gli aspetti connessi allo smaltimento dei materiali speciali e all’impiego di dispositivi monouso rispetto a soluzioni che prevedono processi di sterilizzazione. Tali opzioni comportano differenti esigenze organizzative, inclusa la disponibilità di adeguate tecnologie e procedure per garantire la continuità operativa, nonché la gestione dei potenziali rischi e dei relativi costi. L’approccio della Regione è orientato a un’attenta valutazione complessiva, che tenga conto degli aspetti economici, sanitari e ambientali, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza.” – ha dichiarato Fabio De Lillo, Responsabile del Coordinamento Attività Strategiche Spesa Farmaceutica, Ufficio di Gabinetto del Presidente di Regione Lazio.
“I dispositivi monouso in terapia intensiva , e in particolare gli endoscopi monouso, stanno ridefinendo gli standard di sicurezza e qualità delle cure. I dati disponibili, anche da survey cliniche, evidenziano in modo chiaro la riduzione del rischio di infezioni e contaminazioni crociate. La vera svolta è rappresentata dalla loro semplicità di utilizzo. Eliminando la complessità dei processi di disinfezione dei dispositivi pluriuso, questi strumenti consentono un impiego immediato, sicuro e standardizzato. Questo ha favorito una diffusione più ampia delle competenze e un utilizzo più ordinario ed efficiente nelle diverse realtà cliniche. Anche sul piano economico è necessario superare una visione limitata al costo unitario. Se si considera l’intero percorso terapeutico, i dispositivi monouso possono ridurre in modo significativo i costi legati a risterilizzazione, manutenzione, usura e gestione delle infezioni, incluse le terapie antibiotiche. Per il paziente significa maggiore sicurezza e minore rischio infettivo. Per il personale sanitario, in particolare infermieristico, significa operare in condizioni più semplici, sicure e replicabili, con benefici anche in termini di formazione” – ha dichiarato il Prof. Francesco Pugliese, Professore Associato Anestesia e Rianimazione e Dir. UOC Anestesia e Rianimazione, Azienda Policlinico Umberto I di Roma.


