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Cure palliative: nasce l’Associazione Nazionale “Assistenti Spirituali nella Cura”

Circa il 70% delle persone affette da malattie croniche o in fase terminale riferisce bisogni spirituali che rimangono troppo spesso insoddisfatti.

In Europa, da una recente revisione di letteratura, la cura del bisogno spirituale sia “la meno sviluppata e la più trascurata”.

In Italia nel contesto ospedaliero e in ambito di cure palliative, le varie religioni offrono già i loro percorsi, ma è necessario, come avviene in molti paesi europei e in America, giungere alla piena integrazione nei percorsi assistenziali di membri dell’équipe sanitaria con le competenze professionali necessarie.

I bisogni spirituali sono comuni nei pazienti con malattie croniche o in fase avanzata. In una revisione di 35 studi condotti su 1.374 persone con malattia in fase avanzata, emergeva il desiderio di significato, perdono, riconciliazione, relazione e pace interiore.

Per colmare questo divario, la Federazione Cure Palliative e la Società Italiana di Cure Palliative, annunciano la nascita dell’Associazione Nazionale “Assistenti Spirituali nella Cura”, una nuova realtà associativa nata per rappresentare, valorizzare e promuovere la figura dell’assistente spirituale nei contesti delle cure palliative e delle situazioni di fragilità.

“La nascita di questa Associazione segna un passo fondamentale verso una cultura della cura davvero integrale”, spiega Tania Piccione, Presidente FCP – Federazione Cure Palliative. “medici, infermieri e psicologi, per quanto competenti, non possono rispondere da soli ai bisogni spirituali dei pazienti e delle famiglie. Servono figure preparate, con formazione specifica e riconosciuta, che possano operare in sinergia con le equipe. È un tassello indispensabile per costruire una rete di cure palliative più completa e più giusta”.

“La cura palliativa non è completa se non include la dimensione spirituale”, spiega Giampaolo Fortini, Presidente SICP – Società Italiana di Cure Palliative. “Ogni persona, davanti alla malattia e alla fragilità, cerca senso, relazione e riconciliazione. È nostro dovere professionale e umano garantire che questi bisogni trovino ascolto e spazio nei percorsi di cura. L’assistenza spirituale è oggi ancora frammentata e priva di riconoscimento, ma rappresenta una delle frontiere più importanti per restituire alla medicina il suo volto autenticamente umano”.

La neonata Associazione ha come missione: Definire e proporre standard formativi qualificanti per gli assistenti spirituali, in collaborazione con enti accademici, sanitari e del terzo settore; Promuovere percorsi di riconoscimento professionale che consentano una piena integrazione della figura dell’assistente spirituale nei team di cura interdisciplinari;  Favorire la collaborazione interdisciplinare con professionisti sanitari, sociali e del volontariato, affinché la cura della persona non si limiti agli aspetti clinici, ma comprenda la dimensione relazionale, emotiva e spirituale.

“Iniziamo questo percorso”, spiega Barbara Carrai, Presidente dell’Associazione Assistenti Spirituali nella Cura “per dare voce e riconoscimento a una professione che opera spesso nell’ombra, ma che accompagna con discrezione e profondità le persone nei momenti più delicati della vita. L’assistenza spirituale non è un accessorio, ma una necessità umana universale. Il nostro impegno sarà definire standard formativi, etici e professionali affinché ogni paziente, in qualunque contesto, possa ricevere anche questa parte essenziale della cura.»

La nascita della nuova organizzazione sancisce una svolta culturale e professionale. Con l’avvio dell’Associazione Nazionale Assistenti Spirituali nella Cura, si apre un passaggio rilevante per il sistema delle cure in Italia, in cui la dimensione spirituale è finalmente concepita come componente imprescindibile della qualità di vita del malato e della sua famiglia.

Secondo la definizione elaborata dal European Association for Palliative Care la spiritualità è “la dimensione dinamica della vita umana che riguarda il modo in cui le persone vivono, esprimono e/o cercano significato, scopo e trascendenza, e il modo in cui si connettono con il momento, con se stesse, con gli altri, con la natura, con ciò che è significativo o il sacro”.

In questa prospettiva, la spiritualità va intesa in senso antropologico, riconoscendo che l’essere umano è costituito da corpo, psiche e spirito. Ne consegue che la dimensione spirituale è parte integrante di ogni individuo, indipendentemente dall’aderenza o meno a un determinato credo religioso.

Promuovere l’assistenza spirituale significa riconoscere che la malattia grave pone domande profonde su senso, identità, relazione e trascendenza.

Integrare la spiritualità nella cura come dimensione essenziale e non come optional.

Migliorare la qualità di vita del paziente e del caregiver, favorendo pace interiore, relazioni significative e presenza.

Sostenere un modello interdisciplinare in cui l’assistente spirituale opera in sinergia con équipe sanitarie e sociali.

Nel nostro Paese, il riferimento legislativo è rappresentato dalla Legge 15 marzo 2010, n. 38 che sancisce il diritto all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza. A seguire, il D.P.C.M. 12 gennaio 2017 ha aggiornato il quadro dei LEA confermando la centralità delle cure palliative nel sistema sanitario nazionale.

Tuttavia, la normativa non prevede ancora il riconoscimento formale della figura dell’assistente spirituale come professione autonoma né definisce standard formativi e operativi uniformi. L’Associazione Assistenti Spirituali nella Cura nasce proprio per colmare questo vuoto, offrendo un punto di riferimento professionale e culturale per un ambito in rapida evoluzione.

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