“Secondo OpenAI, oltre 230 milioni di persone nel mondo pongono ogni settimana domande su salute e benessere su ChatGPT, a conferma di come l’AI generativa sia già entrata, di fatto, nelle abitudini di accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini – spiega Sgarbossa -. I dati dell’Osservatorio Sanità Digitale evidenziano che l’11% dei cittadini italiani ha già utilizzato strumenti di AI generativa in ambito salute, soprattutto per cercare informazioni su problemi di salute e malattie e su farmaci e terapie. I principali motivi all’utilizzo sono la rapidità di accesso alle informazioni e la facilità d’uso”.
ChatGPT Salute non è progettato per fornire diagnosi o raccomandazioni mediche: “La soluzione è pensata per aiutare gli utenti a comprendere meglio informazioni sanitarie, prepararsi alle visite, orientarsi tra dati e fonti e ricevere indicazioni su benessere e stili di vita – dichiara Sgarbossa –, anche tramite l’integrazione con cartelle cliniche elettroniche e App per la salute. E particolare attenzione è posta al tema della privacy e sicurezza dei dati sanitari, che non sono utilizzati per addestrare i modelli di linguaggio di ChatGPT. Inoltre, il training del modello è avvenuto in collaborazione con oltre 260 medici attivi in 60 Paesi e in decine di specialità, i quali hanno fornito oltre 600mila feedback”.
“Come più volte sottolineato dall’Osservatorio Sanità Digitale, per fornire supporto o indicazioni in ambito sanitario è fondamentale disporre di soluzioni AI dedicate e specifiche in grado di gestire la sensibilità dei dati sanitari e che si basino su dati e informazioni certificate – conclude Sgarbossa -. Ricordando sempre che, invece, per le applicazioni che si avvicinano all’ambito clinico e alla diagnosi, resta imprescindibile il coinvolgimento diretto del medico”.


