L’artrosi di ginocchio è una patologia cronica, degenerativa e di natura non infiammatoria che consiste nell’usura delle articolazioni del ginocchio, con conseguente contatto tra i due capi ossei e insorgenza di un dolore che, a lungo andare, diventa difficile da sopportare.
Le cause che la provocano sono diverse e vanno dal peso eccessivo, alla familiarità, fino agli effetti di attività sportive o lavorative che comportano movimenti ripetitivi.
La diagnosi si formula basandosi su diversi step. Il primo è l’esame clinico, nel corso del quale lo specialista ha il compito di individuare eventuali deformità. Anche la radiografia è decisiva. Grazie al risultato di questo esame è infatti possibile individuare segni inequivocabili come la riduzione dello spazio tra le articolazioni o la formazione dei cosiddetti osteofiti, escrescenze che fanno la loro comparsa a livello articolare.
Il dolore, come già detto, è la prima evenienza che porta ad approfondire la situazione relativa alla salute del proprio ginocchio. Quando raggiunge livelli alti, può rivelarsi problematico, soprattutto per i pazienti in età avanzata, recarsi presso studi e strutture sanitarie per sottoporsi all’esame.
Oggi, per fortuna, è possibile procedere senza muoversi da casa, grazie a tecnologie di ultima generazione che non hanno nulla da invidiare a quelle dei grandi ospedali e che possono essere facilmente trasportate (grazie a Radiografiaadomicilio.it puoi prenotare la tua radiografia a domicilio a Napoli e in diverse altre città d’Italia).
Una volta formulata la diagnosi, è bene ricordare che l’intervento non è sempre la prima soluzione che viene presa in considerazione dagli specialisti.
Si parla sempre di più, infatti, di terapie rigenerative. Tra gli approcci più innovativi spicca quello che prevede il ricorso a cellule mesenchimali, ossia cellule in grado di generare, specializzandosi di volta in volta, tessuti connettivali.
Le si può trovare in diverse zone del corpo del paziente. Tra queste, il tessuto adiposo è particolarmente interessante sia per l’alta concentrazione, sia per la gestione del prelievo, oggettivamente più semplice rispetto a quella che ci si troverebbe davanti agendo sul midollo osseo.
Come avviene il trattamento
Prima di tutto, è opportuno premettere che, quando si parla di trattamento dell’artrosi di ginocchio con cellule mesenchimali da tessuto adiposo autologo, ossia del paziente stesso, il che implica la mancanza di rischio di rigetto, si inquadra una procedura che non garantisce la rigenerazione della cartilagine erosa.
Quello che si può apprezzare, però, è una riduzione del quadro infiammatorio e del sintomo doloroso, traguardi che permettono di posticipare l’intervento in pazienti particolarmente giovani o sportivi.
Come avviene il trattamento?
- Si parte con una lipoaspirazione. Viene praticata, da parte dello specialista in chirurgia ortopedica, una piccolissima incisione a livello dell’addome. Si ha così modo di prelevare, con l’aiuto di una cannula di spessore estremamente ridotto, la quantità di tessuto adiposo desiderata. All’incisione verrà applicato poi un bendaggio da tenere per i successivi sette giorni.
- Si prosegue con la processazione del tessuto adiposo. Questo step prevede il ricorso a kit monouso asettici. Grazie ad essi, è possibile isolare la parte oleosa e il materiale ematico, potenzialmente forieri di processi infiammatori.
- Infiltrazione: alla fine della processazione, ci si trova con in mano del tessuto ricco di cellule mesenchimali. Il chirurgo lo preleva dal kit e lo infiltra nella zona dove si è verificata la degenerazione articolare.
Trascorsa circa una settimana dal trattamento, il paziente può riprendere quasi tutte le attività quotidiane che faceva prima (ogni caso è a sé e il confronto con il chirurgo è fondamentale).
A seguito della procedura, molte persone che si sono sottoposte al trattamento riferiscono, oltre alla riduzione del dolore, anche un miglioramento della funzionalità articolare.
I risultati ottenuti, che si stabilizzano entro 8-10 mesi, tali rimangono per più o meno tre anni.


