Agorà Up to Date 2026: dall’“Ozempic Face” alla sicurezza, quando la medicina estetica risponde ai nuovi bisogni sociali

Nel dibattito pubblico la parola “rigenerazione” è ovunque: sieri “cellule‑like”, trattamenti con esosomi e polinucleotidi presentati come booster per il ringiovanimento. Pazienti e medici si trovano a fare i conti con un overload di claim, mentre mancano criteri condivisi su indicazioni, tempi e misurabilità dei risultati.
Le review più recenti sui polinucleotidi in estetica documentano miglioramenti di elasticità, idratazione, texture e marcatori di neo‑collagenesi, con profili di sicurezza favorevoli e raccomandazioni crescenti su dosaggi e protocolli. Consensus e position paper sottolineano il ruolo dei polinucleotidi come strumenti di “dermal priming” e supporto strutturale, inseriti in percorsi di trattamento programmati.
Per gli esosomi, le rassegne 2024–2025 confermano un potenziale interessante nella modulazione della comunicazione cellulare e nella skin quality, ma sottolineano la necessità di standard di produzione, tracciabilità, studi controllati e chiarezza regolatoria prima di qualificarli come routine clinica.
La sessione di Medicina Rigenerativa, guidata dal professor Maurizio Cavallini, chirurgo plastico e presidente di Agorà, Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico, nasce proprio come risposta a questo bisogno: rileggere criticamente la letteratura, discutere casi clinici e tradurre le evidenze in algoritmi utilizzabili in studio. L’obiettivo è fornire ai medici estetici criteri di scelta basati su evidenze e non su slogan, favorendo una pratica più omogenea e misurabile.
«L’esigenza che sentiamo tutti, come clinici, è distinguere in modo netto tra innovazione e slogan. Esosomi e biosomi hanno un razionale biologico, ma devono passare il vaglio di indicazioni chiare, outcome misurabili e sicurezza documentata».
Giornali, magazine e siti di salute hanno descritto l’esplosione di Ozempic e degli altri GLP‑1 come “le iniezioni delle star”, affiancando alla perdita di peso il nuovo volto svuotato, definito “Ozempic face”. Aumentano i pazienti che, dopo il dimagrimento, chiedono interventi urgenti per un viso percepito come più vecchio e “cadente”.
La letteratura recente descrive “Ozempic face” e “semaglutide face” come quadri morfologici legati alla rapida perdita di massa adiposa facciale, con accentuazione di solchi, lassità, invecchiamento apparente e incremento della domanda di trattamenti estetici correttivi. Gli autori richiamano la necessità di protocolli specifici per pazienti in terapia con GLP‑1, integrando la valutazione estetica nel percorso metabolico e programmando eventuali interventi correttivi con tempi e strategie adeguate.
La sessione “‘Ozempic Face, implicazioni cliniche ed estetiche“, sotto la guida di Patrizia Piersini, medico estetico e membro del Comitato Esecutivo di Agorà, Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico, e in collegamento con il Focus Group “Iniettabili per il Volto”, porta in aula dati, casi reali e strategie di prevenzione e trattamento. L’obiettivo è evitare interventi “di rincorsa” e impostare percorsi integrati salute–estetica fin dall’inizio della terapia.
«L'”Ozempic face” è il lato visibile di un cambiamento metabolico importante. Il bisogno reale dei pazienti è non dover scegliere tra salute e volto: serve un percorso integrato, che inizi quando parte la terapia, non dopo».
Nella medicina estetica, la cura quotidiana della pelle è parte integrante di ogni percorso terapeutico. Eppure, a oggi, manca un protocollo condiviso di dermocosmesi di base. È proprio su questo vuoto che Agorà accende i riflettori, intercettando un bisogno sempre più avvertito nella pratica clinica.
La dermocosmesi rappresenta un elemento integrante dell’atto medico e richiede criteri fondati su evidenze scientifiche. Appropriatezza degli attivi, rispetto della fisiologia cutanea e coerenza nelle indicazioni sono elementi chiave per garantire sicurezza ed efficacia, evitando approcci empirici o non standardizzati, come evidenziato anche
dall’esperienza clinica su pazienti fragili e su indicazioni specifiche.
Magda Belmontesi, dermatologa e vicepresidente Agorà, Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico, coordina il Focus Group “Dermocosmesi”, che avvia lo sviluppo di un protocollo dermocosmetico base. Il progetto nasce dai dati raccolti attraverso una survey e ha l’obiettivo di tradurre queste evidenze in indicazioni pratiche, semplici e
condivise per la gestione della pelle nella pratica clinica, inclusa la dermocosmesi pediatrica e di supporto in condizioni particolari.
«La responsabilità scientifica è trasformare i dati in indicazioni chiare e applicabili: la dermocosmesi deve essere parte integrante del ragionamento clinico, non un elemento accessorio».
La domanda di trattamenti iniettabili e mini‑invasivi è in costante crescita, così come l’attenzione dei pazienti alla sicurezza: il timore di complicanze vascolari, noduli e risultati imprevisti spinge sempre più persone a chiedere quali strumenti utilizzi il medico per “vedere” prima di iniettare.
Secondo studi e revisioni condotti tra il 2024 e il 2026, l’impiego dell’ecografia ad alta frequenza, anche in combinazione con sistemi di intelligenza artificiale, permette la visualizzazione dettagliata dei vasi e dei piani anatomici nonché dei filler. Questo approccio migliora la precisione delle procedure di iniezione, riduce il rischio di complicanze e garantisce un monitoraggio più accurato nel tempo.
La letteratura propone l’ecografia come nuovo standard di sicurezza nelle procedure estetiche, con la necessità di algoritmi ecoguidati e formazione dedicata per il medico estetico.
L’”Ultrasound Lab”, coordinato da Stefania Belletti, specialista in chirurgia vascolare e angiologia, Andrea De Santis, medico estetico, Alessandra Ferla Lodigiani, specialista in radiodiagnostica e Marco Papagni, medico e chirurgo estetico e membro del Comitato Esecutivo di Agorà, Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico, lavora sulle
applicazioni ecografiche in medicina estetica del volto. Focus della ricerca, l’utilizzo dell’ecografo, il riconoscimento delle principali strutture e integrazione dell’immagine nelle
decisioni cliniche e nella gestione delle complicanze.
«L’ecografia del volto risponde a un bisogno molto concreto: fare trattamenti più sicuri e personalizzati. Vedere in tempo reale dove passano vasi e dove sono i filler significa cambiare il modo in cui progettiamo ogni singola iniezione».

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