Un nuovo test potrebbe aiutare a individuare la diagnosi di IBD

Un nuovo studio suggerisce che un test che rileva rapidamente i segni di malattia infiammatoria intestinale nei campioni di feci potrebbe migliorare la diagnosi e il monitoraggio futuri della condizione.
Gli scienziati hanno sviluppato uno strumento per misurare l’attività di una molecola legata all’infiammazione intestinale nei campioni fecali.
Lo strumento ottico, noto come reporter luminescente, si illumina quando rileva la molecola, con valori più alti che indicano un aumento dell’attività e dell’infiammazione.
La nuova tecnica potrebbe aumentare l’accuratezza dei test sui campioni di feci per la diagnosi di IBD, riducendo la necessità di procedure invasive e costose, affermano gli esperti.
L’IBD è una malattia cronica in cui il sistema immunitario attacca erroneamente il tratto digerente, causando un’infiammazione persistente. La diagnosi e il monitoraggio della condizione si basano spesso su colonscopie, che utilizzano una piccola telecamera per esaminare l’intestino.
Gli attuali test sulle feci per la diagnosi di IBD misurano marcatori generali di infiammazione, come la proteina calprotectina, quindi un risultato positivo richiede ulteriori indagini per confermarne la causa.
I ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno studiato il tessuto intestinale di pazienti affetti da IBD e hanno identificato livelli elevati di un enzima chiamato granzima A nel tessuto intestinale infiammato rispetto ai tessuti non infiammati.
Il GzmA viene rilasciato dalle cellule T che solitamente proteggono l’organismo individuando e combattendo infezioni o cellule anomale. Nelle IBD, le cellule T percepiscono erroneamente l’intestino come una minaccia e diventano iperattive, il che può portare a danni ai tessuti e infiammazione.
Il team di ricerca ha sviluppato un reporter luminescente per misurare l’attività del GzmA nei campioni di feci. Lo strumento reporter è stato testato su 150 campioni di pazienti affetti da IBD e sani.
La combinazione del nuovo strumento di reporting con l’attuale test comune dei livelli di calprotectina fecale ha avuto maggiore successo nell’identificazione delle IBD nei pazienti rispetto al solo utilizzo dei punteggi della calprotectina fecale.
I ricercatori affermano che la capacità di identificare l’infiammazione intestinale specifica rappresenta un passo avanti per la diagnosi delle malattie infiammatorie intestinali, ma è necessario prestare attenzione: sono necessarie ulteriori ricerche prima di poterlo utilizzare in ambito clinico.
Lo strumento farà parte delle risorse di una nuova azienda in fase di costituzione dall’Università di Edimburgo, chiamata IDXSense, supportata da Edinburgh Innovations, il servizio di commercializzazione dell’Università.
La tecnica potrebbe anche supportare lo sviluppo di trattamenti personalizzati per le malattie infiammatorie intestinali in futuro, con la capacità di monitorare rapidamente e accuratamente i livelli di infiammazione intestinale in risposta a diverse terapie, affermano gli esperti.
Il Professor Marc Vendrell, dell’Institute for Regeneration and Repair dell’Università di Edimburgo, ha dichiarato: “La velocità e la sensibilità del nostro strumento ottico hanno il potenziale per accelerare gli studi futuri sul ruolo del sistema immunitario nelle malattie infiammatorie intestinali, oltre a migliorare il percorso verso la diagnosi. In futuro, questi strumenti ottici potrebbero anche essere utilizzati per personalizzare i trattamenti per i pazienti affetti da IBD”.
Lizzie Withington, Direttrice del Venture Creation di Edinburgh Innovations, ha dichiarato: “Il team pre-spinout di IDXSense, guidato da Marc Vendrell, sta progettando, sviluppando e producendo nuovi dispositivi diagnostici in vitro non invasivi per le IBD e siamo attivamente alla ricerca di partner che ci aiutino a trasformare i risultati sanitari in quest’area di bisogno medico insoddisfatto”.

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