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Cistoscopia monouso: per il SSN 112 euro di risparmio a procedura rispetto ai dispositivi pluriuso

Un risparmio di circa 112 euro, 60 litri di acqua, una media di circa 10 minuti in meno a procedura e una riduzione importante delle liste d’attesa delle cistoscopie. È questo il vantaggio competitivo derivante dall’uso del cistoscopio monouso rispetto a quello pluriuso. Lo studio, guidato dal Prof. Alessandro Antonelli, dal titolo “Institutional Micro-Cost Comparative Analysis of Reusable vs Single-use Cystoscopes With Assessment of Environmental Footprint” ha proposto un’analisi comparativa tra l’utilizzo dei cistoscopi monouso e quelli pluriuso con l’obiettivo di valutarne l’impatto economico e organizzativo.

La cistoscopia rappresenta uno degli esami endoscopici più diffusi in urologia, utilizzato sia a scopo diagnostico sia terapeutico per l’esplorazione del tratto urinario inferiore. Negli ultimi anni, i progressi tecnologici hanno favorito l’introduzione sul mercato di cistoscopi monouso pienamente funzionali, capaci di garantire una qualità d’immagine, deflessione attiva e manovrabilità comparabili a quella dei modelli pluriuso. Tuttavia, l’impiego di dispositivi monouso è spesso associato a un incremento dei costi, suscitando legittime preoccupazioni tra i decisori e i responsabili degli acquisti in ambito sanitario.

Lo studio ha preso in considerazione 1186 procedure condotte all’interno del reparto di Urologia dell’Ospedale di Borgo Trento dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, che hanno messo in luce anche un impatto positivo sull’efficienza organizzativa con un miglioramento delle liste d’attesa.

Secondo l’indagine, il costo medio per procedura con cistoscopi riutilizzabili è risultato pari a 332,46 euro, rispetto ai 220,19 euro dei dispositivi monouso, con un risparmio complessivo di circa 112,27 euro per esame. Proiettando i costi unitari sul totale delle procedure monitorate, si potrebbe ottenere un risparmio di oltre 113mila euro. Lo studio evidenzia che il cistoscopio monouso offre un vantaggio anche sotto il profilo operativo: la riparazione di un modello riutilizzabile richiede in media 17 giorni e, secondo i dati del reparto, i dispositivi pluriuso sono risultati effettivamente contemporaneamente disponibili solo per un terzo dell’anno. Dal punto di vista della riduzione dei tempi di intervento, con l’uso dei cistoscopi monouso, le procedure sono state programmate ogni 20 minuti anziché 30, consentendo di poter effettuare 15 procedure giornaliere invece di 10, mantenendo lo stesso turno. Un risultato che suggerisce potenziali vantaggi in termini di miglioramento dell’impatto organizzativo e riduzione delle liste d’attesa. Lo studio ha valutato anche l’impatto ambientale, evidenziando che l’utilizzo di endoscopi monouso comporta, per ogni procedura, un risparmio di circa 60 litri d’acqua, e una diminuzione di CO₂ emessa.

“Questo studio dimostra come sia errata la convinzione che un prodotto monouso sia più impattante sull’ambiente, essendo al contrario invece vantaggioso. Stabilire percorsi di recupero dedicati al materiale dopo il suo utilizzo permetterà di implementare ulteriormente i benefici ambientali. Infine, devono essere rimarcati i vantaggi per il paziente che vede usare per lui ogni volta uno strumento nuovo, garantendo la protezione dalle infezioni, oltre che qualità e rapidità dell’esame” – sottolinea il Professor Alessandro Antonelli, Direttore Unità Operativa Complessa di Urologia dell’Ospedale di Borgo Trento dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e curatore dello studio.

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