“In difesa della pelle”: campagna Apiafco contro la dermatite atopica

Con l’immagine di cinque super eroi che fanno da scudo e lo slogan “In difesa della pelle“, è partita nei giorni scorsi la campagna di Apiafco – Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza, in vista della Giornata mondiale dedicata alla dermatite atopica che si svolge il 14 settembre. E che culmina lunedì 15 con un webinar dallo stesso titolo e aperto ai pazienti e ai cittadini. Un’occasione di approfondimento e dialogo con la presidente dell’Associazione Valeria Corazza e la dott.ssa Ilaria Trave dell’Università degli Studi di Genova e dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino. “Si tratta del momento giusto per porre delle domande”, è l’invito che la presidente Corazza rivolge ai tanti pazienti che ne sono colpiti.

La dermatite atopica, infatti, è una malattia cutanea infiammatoria a carattere cronico-recidivante, caratterizzata da un prurito costante e altamente invalidante per il paziente, molto diffusa e in continuo aumento. Basti pensare che in Italia colpisce un adulto su dieci e un bambino su quattro. Conosciuta anche come eczema atopico, la dermatite atopica è la manifestazione cutanea dell’atopia, una condizione caratterizzata dalla reazione eccessiva agli allergeni ambientali, che può colpire anche altri organi, come gli occhi e i polmoni. La lesione elementare di questa dermatite pruriginosa ad eziologia multifattoriale è l’eczema, che nelle forme acute si presenta con eritema, papule e vescicole che per il grattamento diventano sierogementi ed evolvono in erosioni ricoperte da croste; in molti casi si associa a patologie respiratorie come l’asma o la oculorinite.

“Vogliamo far conoscere sempre di più questa patologia estremamente diffusa che colpisce sia bambini che adulti, con forme più o meno severe. E’ una malattia cutanea infiammatoria cronica e recidivante, caratterizzata da macchie rosse che diventano anche pustolose, con un prurito spaventoso”, spiega la presidente Corazza. “Per l’incredibile fastidio, i bambini, anche di pochi mesi, piangono e gli adulti non dormono, E’ quindi invalidante, fiacca le forze e per gli adulti significa anche non riuscire a rendere come gli altri sul lavoro”. Inoltre, come altre malattie cutanee, per esempio psoriasi e vitiligine, anche la dermatite atopica “si vede, fatto deleterio dato che non ci si abitua mai a vedere il proprio corpo che cambia, un fatto che crea un fortissimo disagio sociale”. Nonostante questo, queste patologie “sono spesso dimenticate”, osserva ancora Corazza e “hanno in comune il bisogno di una presa in carico disciplinare”. Da qui la scelta di Apiafco di occuparsi dunque dei pazienti colpiti sia da psoriasi, che da vitiligine e dermatite atopica e fare advocacy.

Le cure, però, esistono. “Il ripristino della barriera idro-lipidica cutanea è l’obiettivo al quale tendere nella dermatite atopica, perché solo raggiungendo questo traguardo è possibile conquistare un livello di qualità della vita compromesso da un nemico implacabile e fiaccante come il prurito”, ricorda Corazza. Il primo passo affinché la pelle torni ad essere uno scudo contro gli agenti esterni “nemici” della pelle, prosegue, è stabilire “una vera e propria routine, in accordo con la strategia terapeutica formulata dal dermatologo, che valuta la storia clinica del paziente”.

Il pediatra e il dermatologo, ci tiene poi a ricordare la presidente Apiafco, oggi possono contare su cure che non c’erano in passato e che a seconda della gravità possono essere a carattere topico o sistemico. Insomma, “è una malattia fastidiosa ma c’è chi lavora e chi ne è affetto deve affrontarla con coraggio e la serenità di sapere che se ne può anche venire fuori”.

E Apiafco, coadiuvata da medici che offrono la loro collaborazione nelle azioni di informazione, formazione, consulenza specialistica e supporto psicologico messe in atto a beneficio di pazienti e caregiver, mette a disposizione il portale https://www.apiafco.org per informarsi sulle cure più efficaci e orientarsi nella scelta di prodotti idonei per la cura quotidiana e di un regime alimentare idoneo, conclude.

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