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Bimba “piuma” salvata al Maggiore di Bologna

Quando è nata pesava ottocento grammi e non riusciva a respirare. Una “bimba piuma”, venuta alla luce ad agosto prematura di due mesi e mezzo. Ma che grazie alle cure attente e costanti dei medici del reparto di Neonatologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna non solo è stata salvata, ma oggi sta bene ed è tornata a casa con mamma, papà e i suoi fratellini.

Tutto è iniziato durante la gravidanza, spiega al Resto del Carlino Mario Motta, direttore della Neonatologia del Maggiore: “La mamma ha affrontato complicazioni durante la gravidanza a causa della rottura precoce delle membrane amniotiche”, così per far nascere la bimba si è reso necessario un parto cesareo. “La neonata – prosegue – pesava 8 etti e 250 grammi ed è stata immediatamente trasferita nella nostra Terapia Intensiva Neonatale, che accoglie ogni anno in media 25 neonati con un peso inferiore al chilo e mezzo”.

Le prime urgenti cure nella termoculla che mantiene la temperatura costante tra i 36 e i 37 gradi. La piccola, infatti, non riusciva a respirare autonomamente a causa dell’immaturità dei pomoni, e nei primi giorni di vita è stato necessario il supporto della ventilazione meccanica, una terapia farmacologica specializzata e l’ossigeno.

“Grande attenzione abbiamo riservato anche alla nutrizione – spiega il neonatologo – la neonata è stata alimentata con piccole quantità di latte materno, per mantenere l’intestino trofico, e con nutrizione parenterale per via endovenosa”. Così la bimba, giorno dopo giorno, ha preso peso e vigore, fino a raggiungere il chilo e mezzo a ottobre.

“Ai controlli del secondo mese di vita, però – prosegue Manlio Nicoletti, direttore dell’Oculistica dell’Ausl intervistato dal Resto del Carlino – è emersa la retinopatia del prematuro, una patologia rara caratterizzata da una crescita anomala di vasi sanguigni nella retina. Colpisce un neonato su 10mila e, nelle forme gravi, può portare al distacco della retina e alla cecità”. Una situazione che, per essere affrontata, ha richiesto la programmazione di un intervento chirurgico delicato attraverso il trattamento laser: “È durato due ore ed è stato un successo grazie alla competenza e alla collaborazione tra l’équipe oculistica, anestesiologica e infermieristica”, conclude l’oculista.

“L’ho presa in braccio il terzo giorno e per l’emozione mi scendevano le lacrime – racconta la mamma, 38 anni – Poi il difficile momento dell’intervento agli occhi. Adesso siamo a casa e ringrazio tutto il personale per come siamo state assistite”.

Francesca Quagliano è responsabile clinico del PDTA, percorso diagnostico terapeutico assistenziale, dedicato ai pazienti pediatrici affetti da patologie oculistiche della primissima infanzia. “E’ dal 2015 che l’Ausl ha avviato questo percorso unico nel suo genere in Emilia Romagna” ha sottolineato la dottoressa.

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