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La diagnostica molecolare strumento utile contro le emergenze sempre più globali. Esperti a confronto

I virus, e più in generale gli agenti patogeni, arrivano senza preavviso da ogni parte del mondo e cambiano molto velocemente con continue sfide nell’ambito della diagnostica e delle terapie conseguenti. Per fortuna la tecnologia oggi consente di sviluppare più velocemente gli strumenti per scoprire i nuovi agenti patogeni” commenta Carlo Roccio, amministratore delegato di Clonit www.clonit.it, società biotech attiva dal 1987 nella ricerca e sviluppo di sistemi diagnostici di biologia molecolari e titolare di brevetti internazionali e che ha messo a punto nei suoi Laboratori di Ricerca e Sviluppo soluzioni all’avanguardia nel campo delle biotecnologie per diagnosticare in maniera sempre più veloce e puntuale la presenza di virus, batteri e agenti patogeni.
Nella tavola rotonda organizzata recentemente nella sede milanese si sono confrontati esperti di laboratorio e diagnostica di ospedali come di IRCCS San Matteo Pavia e ASST FBF Ospedale Sacco Milano sui punti nodali dell’attività di laboratorio e su quelle che vengono considerate le nuove emergenze sanitarie in Italia, virus dai nomi esotici che richiedono intensa attività di studio a tutti i livelli perché queste malattie possano essere contrastate in maniera efficace.
“Se vogliamo riassume in pochi punti una giornata di interventi di grande spessore”, commenta Roccio, possiamo dire che:
1) Come suggerisce la buona pratica medica ogni malattia va prima diagnosticata, con uno o più strumenti diagnostici e poi curata. E questo vale anche per le emergenze sanitarie.
2) Perché un test diagnostico sia risolutivo, sono importanti i materiali di prelievo sui quali il test viene eseguito. E’ stato detto, ad esempio, che per Zika virus, WNV, Legionella è molto significativo e sensibile eseguire il test sulle urine. Questa indicazione viene dall’esperienza di laboratorio e guida l’attività del clinico.
3) In molte situazioni, l’esempio classico è il test per Malaria, è importante che non sfugga il caso “falso negativo” perché svia il medico curante su altre possibili cause con innalzamento del rischio per il paziente.
4) Si è parlato molto di test molecolari che ricercano il DNA o RNA specifico di virus, batteri, protozoi o funghi, ma la diagnosi “utile” per medico e paziente deve essere integrata, comprendendo anche i metodi di ricerca degli anticorpi, la coltura e l’osservazione diretta al microscopio.
5) Infine, si è potuto osservare che una piccola realtà italiana come “Clonit” che fa ricerca, sviluppo, e produzione completamente in Italia è alla pari con grosse società multinazionali del settore e può competere a livello globale sulle emergenze sanitarie che sono anch’esse globali.

Il WNV è endemico dal 2008 dal Veneto ed Emilia Romagna e si sono verificati i primi casi in Lombardia nel 2013. Oggi c’è più consapevolezza del problema da parte dei medici e si cerca di più: anche per questo è aumentata la casistica come dimostrano alcuni dati.
Secondo il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nel 2018, al 20 settembre, gli stati membri della UE hanno riportato 1.134 casi di WNV di cui 453 in Italia. I decessi collegati all’infezione da WNV in Italia sono risultati pari a 35. Molto più bassa invece l’incidenza dell’Usutu: secondo il bollettino n.11 pubblicato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’istituto superiore di sanità i casi al 20 settembre 2018 sarebbero 4 tra Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.
Scoprire il West Nile Virus, spiegano gli esperti di laboratorio, è un’operazione complessa ed è importante conoscere la data esatta di esordio della malattia: dopo 4/5 giorni, infatti, il genoma virale è praticamente impossibile da trovare e non si sono ancora formati anticorpi da rilevare, occorre fare rivalutazioni successive dei campioni per avere dati più certi. Le urine sono un buon materiale perché il virus si trova per più tempo in questo campione rispetto al sangue come dimostrato dai dati di laboratorio. Per Carlo Roccio, biologo, direttore scientifico Cerba HC Italia e componente del comitato ricerca, sviluppo e innovazione di Federchimica: “Anche per la legionella e lo zika l’urina è più specifica del sangue. A volte è difficile farlo capire agli specialisti. E’ un esempio di come il laboratorista possa dare indicazioni al clinico in modo da mirare all’obiettivo e contenere i costi e i tempi facendo solo gli esami più giusti. Per i virus emergenti è importante anche la tempistica e il campionamento giusto. Non è solo un problema di sensibilità del test”.
Importante anche la collaborazione con le reti di sorveglianza veterinaria poiché i vettori delle infezioni sono spesso animali, zanzare e/o mammiferi a seconda dei casi, e incrociare i dati può aiutare a prevedere l’evoluzione delle malattie monitorate.
Che ruolo ha la diagnostica molecolare in questa situazione? Carlo Roccio: “Clonit ha organizzato di recente un convegno nell’ambito della European Biotech Week per raccontare, a un pubblico eterogeneo, i vantaggi delle biotecnologie a servizio della diagnostica e come questa possa avere un ruolo chiave nel migliorare la qualità della vita di tutti noi. Nel caso del WNV, ad esempio, Clonit ha messo a punto un Quanty West Nile Virus, un prodotto innovativo per l’individuazione e quantificazione del virus del Nilo occidentale in pazienti potenzialmente esposti a infezione. Quanty WNV consente l’estrazione, la trascrizione inversa e amplificazione dell’RNA virale, tutto in un unico passaggio, utilizzando Real Time PCR con risultati disponibili in circa 2 ore. Il metodo è certificato CE-IVD. Durante la reazione, inoltre, è possibile identificare i pazienti positivi al WNV e discriminarli dai campioni positivi per Usutu Virus. Insomma con un unico test, in maniera veloce e sicura, si può verificare l’esistenza dei due virus evitando rischi di falsi positivi del WNV che ha degli elementi del genoma in comune con l’Usutu”
Clonit è attiva in questo ultimo ambito: il riscontro positivo del DNA o RNA specifico evidenzia la presenza diretta del microrganismo nel materiale biologico di partenza e, quindi, permette una diagnosi specifica dell’agente infettante con tempi molto più rapidi rispetto alle normali tecniche microbiologiche, che hanno tempi di risposta più lunghi. Attraverso le informazioni ottenute sequenziando il DNA inoltre, si può “tipizzare” il microrganismo differenziando quelli con differente risposta alle terapie o con maggior virulenza. Inoltre, con la Real Time PCR si può ricavare un dosaggio quantitativo del microrganismo per seguire l’evoluzione della terapia anti-virale. Ci sono poi virus ad alta capacità di contagio quali Ebola, Dengue, HIV-AIDS, ed è importante scoprirli il prima possibile, in questi casi i metodi molecolari sono diventati i più utilizzati”.
*La diagnostica molecolare ha molti ambiti di applicazione e nel convegno del 29 settembre sono stati analizzati in particolare anche ambiti che possono essere di rilievo in caso di gravidanza: come Toxoplasmosi Gondii e Zika Virus.
Il metodo di analisi PCR Real Time, infatti,è utile anche per ricercare la presenza di Toxoplasmosi,un’importante patologia nella donna in gravidanza che può essere causa di serie malformazioni al feto. E’ possibile, infatti, identificare sequenze di DNA di Toxoplasma gondii su sangue materno, su sangue fetale e su liquido amniotico. La ricerca del protozoo, su sangue materno, è indispensabile nei casi di infezione acuta o persistenza di IgM, soprattutto in gravidanza, al fine di valutare se sussiste il rischio di passaggio dell’infezione da madre a feto. Per valutare se il Toxoplasma Gondii ha infettato il feto, è necessaria la ricerca del DNA di Toxoplasma Gondii su sangue fetale e/o su liquido amniotico.
Per quanto riguarda l’analisi molecolare per la diagnosi di Zika Virus, invece, Service Lab di CERBA HC Italia ha presentato una ricerca condotta con tre anni di indagini utilizzando i reattivi prodotti da Clonit. Il verificarsi di casi di microcefalia e altri disturbi neurologici in feti e neonati potenzialmente associato all’infezione da virus Zika in alcuni Paesi oltreoceano ha comportato la richiesta di test diagnostici sensibili e specifici per l’identificazione del virus. Sono stati testati 324 campioni tra sangue, urine e liquido seminale su individui con richiesta del test molecolare per la ricerca del virus Zika. La richiesta di questa indagine è in forte aumento in tutta Italia soprattutto preventiva per coppie che si devono sottoporre a fecondazione assistita e che, nei mesi precedenti, hanno fatto viaggi in Paesi a rischio di contagio. Ciò nonostante pochissimi laboratori effettuano il test, quindi molte coppie hanno affrontato lunghe ricerche per effettuarlo, segno che la diagnosi preventiva della presenza del virus rappresenta un fattore di ansia nella ricerca di una gravidanza e la percezione del rischio di possibili complicanze per il feto è molto alta.
Il fenomeno Zika in Italia è ancora poco conosciuto ed è stato rilevato finora in Italia solo in casi di importazione da altri paesi.

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