L’infertilità rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica nei Paesi occidentali: in Italia è un’esperienza che riguarda circa il 17,5% delle coppie, con una prevalenza del 12,6% e un impatto profondo non solo sul piano clinico, ma anche psicologico, relazionale e sociale.
Secondo l’ultima relazione del Ministero della Salute al Parlamento, la procreazione medicalmente assistita sta facendo registrare numeri in crescita: nel 2023 sono stati 17.235 i bambini nati vivi grazie alle tecniche di PMA, pari al 4,5% del totale nazionale delle nuove nascite nello stesso anno che sono state 379.890. Sono aumentate anche le coppie trattate, ben 89.870, e i cicli effettuati, 112.804.
Nel nostro Paese l’età media delle donne che si sottopongono alle tecniche di PMA, rimane elevata, quasi 37 anni, rispetto alla media europea che è, invece, di 35 anni.
In questo scenario si aprirà giovedì 16 aprile a Siena il 9° Congresso Nazionale della Società Italiana della Riproduzione Umana dal titolo “Medicina della Riproduzione 4.0”.
“Il nostro Congresso si propone come un momento di confronto cruciale per ridefinire le priorità della medicina riproduttiva – afferma Paola Piomboni, Presidente SIRU – partendo dalle affascinanti sfide poste dalla riproduzione in ambiente spaziale, che esplora i limiti della biologia umana oltre i confini terrestri, fino alle nuove frontiere dei modelli in vitro 3D per lo studio del dialogo materno-embrionale sviluppati dall’Università degli Studi di Siena e all’impiego delle cellule staminali germinali nella medicina rigenerativa in collaborazione con il Karolinska Institutet, con l’obiettivo di garantire che ogni progresso scientifico rimanga al servizio delle persone, assicurando equità di accesso e attenzione ai bisogni reali delle coppie”.
Uno dei nodi centrali emersi negli ultimi anni è la necessità di informazioni chiare e corrette sull’infertilità e sulla PMA, così come indicato ampiamente nelle recenti Linee Guida pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per soddisfare questo bisogno, nasce Infoinfertilita.it, il nuovo portale informativo promosso da SIRU e CECOS che verrà presentato al Congresso Nazionale: il progetto ha l’obiettivo di creare un punto di riferimento scientificamente rigoroso, con contenuti validati dalla letteratura scientifica internazionale ed esperti super partes, sulle problematiche e sull’impatto dell’infertilità e su come trattarla adeguatamente.
Il sito si rivolge a tutte le coppie che non riescono a concepire un figlio e alla popolazione generale attenta alla tutela della salute sessuale e riproduttiva; è composto da articoli e pagine di approfondimento su temi quali infertilità, cause e prevenzione, diagnosi, trattamenti, impatto psicologico, con una sezione dedicata alle domande più frequenti in cui si affrontano dubbi e tematiche di cui spesso si ha timore di parlare e la possibilità di scrivere a uno specialista attraverso il form UN MEDICO RISPONDE. Una pagina è riservata alla normativa italiana che chiarisce cosa prevede oggi la legge sulla PMA e le modalità di accesso ai trattamenti di PMA in Italia, anche dal punto di vista del Servizio Sanitario Nazionale dopo l’entrata in vigore dei Livelli Essenziali di Assistenza nel gennaio 2025
“Con infoinfertilita.it vogliamo colmare un vuoto informativo che per troppo tempo ha lasciato spazio a confusione, falsi miti e aspettative irrealistiche – commentano Antonino Guglielmino, fondatore della SIRU e Adolfo Allegra, Presidente CECOS – L’infertilità è una condizione complessa, che comprende aspetti medici, psicologici e sociali, e interessa le coppie che hanno bisogno di poter contare su informazioni chiare, corrette e scientificamente validate. Il nuovo portale nasce proprio con questo obiettivo: offrire un punto di riferimento autorevole, accessibile e aggiornato, capace di accompagnare le persone in un percorso spesso delicato, aiutandole a prevenire l’infertilità e a orientarsi tra diagnosi, trattamenti e diritti”.
Il Congresso Nazionale della SIRU tratterà anche temi attuali come la relazione tra obesità e fertilità e l’importanza di far conoscere ai figli la modalità di concepimento in caso di fecondazione eterologa.
L’obesità rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio per l’infertilità. Circa la metà degli uomini e delle donne con obesità presenta alterazioni della funzione riproduttiva e, in particolare, nelle donne obese il rischio di infertilità e complicanze in gravidanza può triplicare rispetto alle pazienti in normopeso.
Tra i lavori congressuali, una sessione sarà dedicata all’educazione alimentare e alle nuove possibilità farmacologiche che stanno aprendo scenari innovativi anche in ambito riproduttivo.
“I benefici del dimagrimento – dichiara Sandro La Vignera, Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Catania – negli uomini possono contribuire alla remissione dell’ipogonadismo metabolico, una condizione caratterizzata da ridotti livelli di testosterone, migliorando gli stessi e la funzione testicolare; nelle donne si osservano effetti positivi sul profilo ovulatorio e sulla riserva ovarica, con potenziali benefici anche in preparazione ai cicli di fecondazione assistita”.
Si apre, quindi, uno scenario di grande interesse relativo alla possibilità di porre in sicurezza metabolica le donne obese che intendono avviare un percorso di PMA, riducendo anche il rischio di iperstimolazione ovarica.
Si tratta di un cambio di paradigma importante: la gestione metabolica diventa parte integrante della medicina della riproduzione.
Tra i temi più rilevanti del Congresso, la maggior diffusione della procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti (PMA eterologa), che sta ridefinendo il concetto stesso di genitorialità.
Nel 2023 in Italia sono nati 4.326 bambini grazie a queste tecniche, contro i 1.457 del 2016: un aumento che riflette sia il progresso medico sia un cambiamento culturale profondo.
Accanto ai dati quantitativi emergono anche nuove questioni psicologiche e relazionali, in particolare per quanto riguarda la comunicazione ai figli delle modalità del concepimento. Una ricerca realizzata dall’Università di Milano-Bicocca, che sarà presentata al Congresso dalla psicologa Chiara Fusco, evidenzia una crescente apertura da parte delle coppie italiane: in un campione di 159 genitori, con figli di età media intorno ai 3 anni, il 29,6% ha già iniziato a raccontare ai propri bambini le modalità del loro concepimento, mentre il 52,8% dichiara l’intenzione di farlo in futuro. Si tratta di dati preliminari, raccolti su un campione di dimensioni ancora contenute, ma che suggeriscono come anche i genitori italiani, in linea con quanto emerge dalla letteratura internazionale, siano sempre più orientati a condividere queste informazioni con i figli, privilegiando modalità precoci e graduali.
Le ricerche internazionali confermano che questa sia la scelta più adeguata dal punto di vista psicologico: i bambini informati fin da piccoli tendono a sviluppare relazioni familiari più solide ed a integrare con maggiore serenità le informazioni sulle proprie origini nella costruzione della propria identità.