È giunta alla terza edizione il ciclo di incontri “Cura il prossimo tuo come te stesso” promosso da Auxologico che di volta in volta affronta i temi complessi e problematici dell’impegno sanitario verso una popolazione che invecchia sempre di più e di cui, secondo stime recenti, oltre cinque milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi a causa dei tempi di attesa e per problemi economici. Proprio per analizzare queste problematiche sociali e profondamente umane che riguardano tutti noi e i nostri cari, è consuetudine di questi incontri promossi da Auxologico, e anche di quello odierno, chiamare a confronto relatori provenienti dai vari ambiti impegnati sul fronte socio-sanitario, dal mondo cattolico, a quello accademico e della ricerca, a quello della medicina e della sanità.
“La cura è un gesto sacro: accostarsi alla fragilità dell’altro significa custodire il dono della vita”, ha detto in apertura S.E. Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano. “Prendersi cura della persona è un mistero meraviglioso e complesso che supera ogni schema riduttivo e ogni anatomia positivistica per essere gemito e invocazione di una vita buona e felice. A volte è anche grazie a un gesto di cura che nel dolore si riesce a riscoprire la speranza e la malattia diventa un percorso interiore. Dunque chi si dedica alla cura, unendo competenza e tenerezza, in ogni gesto rinnova la fiducia nel domani”.
L’equazione tra la crescita della domanda di salute e le limitate risorse disponibili per soddisfarla ci pone davanti a nuovi e complessi interrogativi. La sacralità della vita umana e il valore della cura rappresentano il fondamento per tentare di trovare delle soluzioni che possano ricondurre lo sviluppo tecnologico, le scienze mediche, le analisi economiche e organizzative alla base della politica sanitaria e delle scelte imprenditoriali all’unico obiettivo di operare per il bene della persona.
“La domanda se potremo ancora curare tutti è al centro del Convegno e non è una domanda retorica, e riguarda tutti coloro che definiscono le regole di funzionamento e finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, gli amministratori di ospedali e di strutture sanitarie, ma anche gli operatori della salute e i singoli cittadini”, ha dichiarato Mario Colombo, Presidente di Auxologico, “Vorremmo mettere in evidenza, suscitare la riflessione e la ricerca di soluzioni per i nuovi e complessi interrogativi che pone l’equazione tra domanda di salute, tendenzialmente infinita, e le limitate risorse disponibili per soddisfarla. La sacralità della vita umana e il valore intrinseco della cura devono stare a fondamento degli sforzi che possano ricondurre lo sviluppo tecnologico, l’accrescimento delle conoscenze mediche, le analisi economiche e organizzative alla base della politica sanitaria e delle scelte imprenditoriali, all’unico obiettivo di operare per la cura della persona”.
Ha aperto il Convegno anche Don Paolo Fontana, Responsabile del Servizio Pastorale della Salute dell’Arcidiocesi di Milano: “Questo convegno è un momento di importante riflessione. La salute e la medicina fanno passi da gigante, ma quando pensiamo a una vita sana cosa pensiamo esattamente? Sicuramente alla speranza intesa come virtù. Ciò che auspichiamo è una realtà in cui tutti possono essere curati. Riconoscere i valori della cura è fondamentale perché la cura è il motore della società. Curare tutto e tutti significa prendersi carico non solo delle persone, ma anche dei contesti, delle relazioni e delle fragilità che ci circondano. Ed è proprio in occasioni come questa che possiamo fermarci a riflettere insieme sul senso più profondo della cura e sulla responsabilità condivisa di farne un valore collettivo”.
La sessione “Il valore della cura” ha esplorato il significato profondo dell’atto terapeutico nell’epoca della tecnologia avanzata e della crescente complessità dei sistemi sanitari. Attraverso prospettive filosofiche, teologiche e istituzionali, è stato proposto un cambio di paradigma che superi il tecnicismo dominante, mettendo al centro categorie relazionali e la pratica concreta dell’“aver cura”. Sono inoltre state discusse nuove chiavi di lettura per ripensare il rapporto tra innovazione, sostenibilità e umanità nei contesti della cura e dell’assistenza.
“Il tempo in cui viviamo non ci pone di fronte a un concetto univoco del valore della vita. Pensiamo alle diverse culture, in cui questo valore viene interpretato e affrontato in modi completamente differenti. Ancora più complesso è riflettere sul concetto di qualità della vita, altrettanto soggettivo e mutevole. Tuttavia, non si può parlare di vita senza compiere una scelta valoriale, che porta a determinare il valore stesso della vita e il concetto di cura. La domanda che dobbiamo porci oggi è: possiamo curare tutti? La risposta sta nelle risorse, che non sono illimitate, e nella necessità di compiere insieme scelte responsabili”., queste le parole di Mons. Massimo Angelelli, Direttore Ufficio Nazionale Pastorale della Salute.
“Serve una nuova proposta socio-culturale per gli attuali sviluppi tecnologici, specialmente nell’ambito dell’assistenza e della cura. Il razionalismo dominante degli ultimi secoli non ha aiutato a disambiguare le questioni in gioco, reiterando dinamiche che lasciano spesso senza soluzione le tensioni che nascono da questo paradigma tecnocratico”, ha spiegato la Prof.ssa Marta Bertolaso, docente di Logica e Filosofia della Scienza presso Università Campus Biomedico, “Proporremo chiavi di lettura e una mappa concettuale che aiutino a orientarsi mediante categorie relazionali che, alla prova dei fatti, sembrano più adeguate e operazionalizzabili nel dare risposte concrete alle sfide tecnologiche e sociali nel mondo della cura”.
“La riflessione sulla forma istituzionale della cura esige di mettere a tema il nesso tra economia e politica. Come garantire la sostenibilità di una medicina sempre più generalizzata, tecnologica e costosa?”, ha aggiunto Don Maurizio Chiodi, docente di Teologia presso Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, “Sullo sfondo di tali questioni, una delle strade possibili e, anzi, subito praticabile sarebbe la pratica dell’aver cura, tipica ma non esclusiva della professione infermieristica, capace di conferire all’organizzazione sanitaria un’apertura nuova”.
Nella sessione “La domanda di salute, tra presente e futuro” sono stati presi in esame i vari aspetti sociali della richiesta sanitaria. In una società sempre più longeva e caratterizzata da forti squilibri territoriali, la domanda di salute evolve ponendo sfide complesse al sistema sanitario. La sessione affronta due fenomeni centrali: da un lato, l’emergere della povertà sanitaria come espressione di disuguaglianze strutturali, economiche e sociali; dall’altro, l’aumento delle malattie croniche e degenerative in un contesto di progresso medico e prevenzione efficace. Un dialogo tra sociologia, sanità e medicina per comprendere come ripensare i modelli di cura, rafforzare la coesione territoriale e rispondere in modo sostenibile ai bisogni di salute del presente e del futuro.
“L’aspettativa di vita media in Italia, pari a 83,4 anni, presenta significative disuguaglianze regionali: gli indicatori del Nord e del Centro sono superiori rispetto a quelli del Mezzogiorno, dove si osservano differenziali fino a due anni, con la Campania come regione più svantaggiata. Questi divari non possono essere attribuiti esclusivamente a fattori epidemiologici, ma riflettono squilibri strutturali, finanziari e gestionali, come una dotazione insufficiente di posti letto, la difficoltà di trattenere i professionisti sanitari e la carenza di investimenti in medicina territoriale e prevenzione”, ha spiegato il Prof. Gennaro Iorio, docente di Sociologia Generale presso Università degli Studi di Salerno, “In conclusione, la povertà sanitaria in Italia si presenta come un fenomeno multidimensionale, radicato in fattori strutturali, economici e sociali che minano la coesione territoriale e la tenuta del sistema sanitario nazionale. Per mitigare le conseguenze di questo fenomeno, è necessario adottare politiche di riequilibrio che possano potenziare l’offerta pubblica nei territori svantaggiati, fornire sostegno ai nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità economica, investire nella salute mentale e nella medicina territoriale e promuovere una governance sanitaria orientata all’equità e alla sostenibilità”.
“Il fenomeno globale di una popolazione sempre più anziana potrebbe rappresentare la sfida economica, sanitaria e sociale più significativa del nostro tempo. Inoltre, una delle principali tendenze epidemiologiche degli ultimi anni è stata l’aumento delle malattie croniche e degenerative. Anche il problema dell’impatto delle malattie cardiovascolari sulla salute e sui sistemi sanitari è quantitativamente in crescita, e rappresenta una delle sfide più difficili da affrontare nel nostro tempo. Nonostante questo, il livello di rischio cardiovascolare si sta riducendo, grazie alla riduzione del fumo di tabacco, a un miglior controllo pressorio e lipidico, e alla cresciuta efficacia di interventi precoci di rivascolarizzazione e delle terapie in fase acuta”, hanno illustrato il Prof. Lorenzo Mantovani, docente di Igiene Generale e Applicata dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore Laboratorio sperimentale ricerca di Sanità pubblica di Auxologico e il Prof. Gianfranco Parati, docente di Medicina Cardiovascolare dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore Scientifico di Auxologico.
La sessione conclusiva “Diritto alla salute in una società in cambiamento” ha analizzato le sfide attuali che mettono alla prova il principio del diritto universale alla salute, in un contesto segnato da invecchiamento demografico, risorse limitate e crescente disuguaglianza. Sono stati esplorati gli effetti delle riforme istituzionali, come il decentramento sanitario introdotto con il Titolo V della Costituzione, e le implicazioni delle proposte di autonomia differenziata. A partire da una riflessione sul ruolo delle istituzioni sanitarie pubbliche e di ispirazione religiosa, si è discusso come garantire equità, coerenza territoriale e sostenibilità nel sistema sanitario nazionale.
“Il tema di oggi è un tema centrale da sempre. Apriamo un dibattito che riguarda le condizioni complessive della rete sanitaria, i servizi sanitari, i farmaci, i dispositivi medici, le autonomie territoriali, c’è bisogno di un dibattito a livello nazionale. Dobbiamo fare molto di più” ha sottolineato il Prof. Renato Balduzzi, docente di Diritto Costituzionale presso Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
“L’Italia è il 3° paese più vecchio al mondo e dispone per il SSN del 6,2% del PIL, che non basta per coprire tutti i bisogni. Sono in aumento le iniquità, le allocazioni casuali delle risorse e l’incoerenza tra la geografia dei servizi e i bisogni emergenti”, ha confermato il Prof. Francesco Longo, docente di Management Pubblico e Sanitario presso Università Bocconi, “In questo scenario, come devono comportarsi le istituzioni sanitarie di ispirazione religiosa per contemperare valore collettivo e sostenibilità? ”.
“In Italia, nel 2001 dalla riforma del Titolo V della Costituzione ha inserito la tutela della salute tra le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni”, ha concluso la Prof.ssa Floriana Cerniglia, docente di Economia Politica presso Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, “È necessario riflettere sugli effetti dell’attuale assetto decentrato della sanità italiana – anche con riferimento alle modalità di finanziamento della spesa sanitaria – e sulle proposte di autonomia differenziata in ambito sanitario avanzate da alcune Regioni negli ultimi anni”.
A chiusura del Convegno, il Prof. Michele Colasanto, Professore emerito dell’Università Cattolica di Milano e Presidente emerito di Auxologico, ne ha tratte le conclusioni: “Riprendendo il titolo del Convegno dovremmo forse domandarci: non potremo ancora curare tutti, ma fino a quando?”.
