Home News Attualità Per i medici privati la priorità è l’integrazione tecnologica

Per i medici privati la priorità è l’integrazione tecnologica

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Un’indagine condotta da AlfaDocs su un campione di oltre 500 strutture sanitarie italiane, ha messo in luce un aspetto inedito della realtà del settore.

Secondo i dati emersi dall’Osservatorio AlfaDocs, le principali difficoltà che i professionisti della sanità privata ritengono di dover affrontare nel 2026 non riguardano l’attività clinica, ma la gestione operativa dello studio e la relazione con i pazienti.

Sfide che accomunano odontoiatri e specialisti di branche diverse – dalla cardiologia alla medicina estetica – con sfumature significative che raccontano due mondi in fasi diverse di evoluzione.

Per il 55,3% degli ambulatori specialistici, la priorità assoluta è acquisire e fidelizzare i pazienti. Un dato che sale al 67,3% tra gli studi odontoiatrici, dove il mercato è più maturo e la concorrenza più agguerrita.

Quello che colpisce non è tanto la percentuale, ma il contesto in cui si inserisce. Il 56,9% delle strutture specialistiche acquisisce ancora pazienti quasi esclusivamente attraverso il passaparola. Uno strumento che funziona, ma che per sua natura non è scalabile e non è controllabile.

Solo il 14,2% utilizza portali di prenotazione online e il 5,1% ottiene pazienti tramite Google o il sito web. Una penetrazione digitale ancora bassa, nonostante la crescente consapevolezza che qualcosa debba cambiare.

«I professionisti della sanità privata sanno che devono cambiare il modo in cui si fanno conoscere, ma non sempre hanno gli strumenti per farlo», ha detto Fabian Zolk, Managing Director e co-founder di AlfaDocs, «Uno dei nostri obiettivi prioritari è proprio rendere accessibili gli strumenti di automazione del marketing a tutte le strutture private, dai piccoli studi alle grandi cliniche».

Il 78,7% degli ambulatori specialistici utilizza già un software gestionale, eppure il 39,6% si dichiara “poco digitalizzato” e il 34,6% indica le integrazioni con altri software come l’aspetto più carente del proprio strumento.

Il problema, in altri termini, non è la mancanza di tecnologia, ma la frammentazione.

I professionisti si lamentano di software gestionali che non comunicano con i sistemi di firma digitale, di strumenti di comunicazione che non si sincronizzano con l’agenda o delle soluzioni di fatturazione, separate dalla cartella clinica.

Il risultato è che il 55,3% indica la comunicazione come l’area meno efficiente della propria struttura, il 43,7% segnala problemi nella gestione dei pazienti e il 38,6% nella gestione documentale. Non è un problema di adozione tecnologica. Al contrario, gli strumenti ci sono, ma non si “parlano”.

Il dato trova conferma nelle priorità dichiarate per il 2026. Il 59,9% delle strutture specialistiche ha posto: “digitalizzare e ottimizzare i processi” tra i primi obiettivi dell’anno, seconda solo alla crescita del fatturato. Per chi è arrivato tardi alla transizione digitale, il recupero adesso è urgente.

Sul tema dell’intelligenza artificiale, l’Osservatorio restituisce un quadro di interesse diffuso, ma adozione ancora limitata. Il 41,1% degli specialisti non usa ancora strumenti AI ma dichiara di voler iniziare entro l’anno.

Il 31,5% li usa in modo sporadico. Solo il 19,3% ha integrato l’AI in modo regolare nella propria attività.

La categoria più numerosa è quindi quella dei “volenterosi in attesa”. Medici che sanno che l’AI può aiutarli, ma aspettano strumenti pensati per il contesto clinico, percorsi di adozione concreti e prove tangibili che il cambiamento valga l’investimento.

Non a caso, il 51,8% indica “Marketing, Automazioni e Intelligenza Artificiale” come la funzionalità più importante del gestionale per la crescita nel 2026. Un segnale di aspettativa più che di utilizzo già consolidato.

Dai dati raccolti dall’Osservatorio emerge con chiarezza che uno dei problemi che toglie il sonno ai professionisti della sanità è la crescente complessità organizzativa degli studi.

Il 56,8% dei rispondenti ritiene la gestione quotidiana “molto o abbastanza complessa”.

Un terzo dei medici la definisce “gestibile” e solo il 13,7% la considera abbastanza, o molto semplice.

Nelle strutture specialistiche più grandi, questa complessità si traduce in un bisogno di coordinamento, che va ben oltre la gestione dell’agenda o della fatturazione.

Il 48,7% delle strutture indica il miglioramento dell’esperienza paziente tra le priorità 2026, il 42,1% punta alla riduzione dei costi. Non sono obiettivi clinici, sono obiettivi manageriali.

Lo studio medico privato si sta trasformando in un’azienda di servizi, e chi lo gestisce sta cominciando a ragionare come tale.

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