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Anemia di Fanconi: ricerca AIRC esplora nuove terapie geniche all’IRCCS Burlo Garofolo

La dottoressa Michela Faleschini (IRCCS Burlo Garofolo) riceve un finanziamento AIRC per studiare nuove terapie geniche per l'Anemia di Fanconi. Focus su approccio innovativo per correggere difetti genetici e ridurre il rischio di cancro.

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L’ambito della ricerca sull’Anemia di Fanconi, una rara e grave malattia genetica che predispone allo sviluppo di diversi tipi di cancro, vede un importante avanzamento grazie al My First AIRC Grant assegnato a Michela Faleschini, ricercatrice presso il Laboratorio di Diagnostica Avanzata Traslazionale dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste. Il finanziamento quinquennale della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, con un primo stanziamento di oltre 56mila Euro, sosterrà un progetto innovativo volto a esplorare un nuovo approccio terapeutico per questa patologia.

Il progetto, nato dalla collaborazione con la dottoressa Roberta Bottega, ora dirigente presso la Struttura Complessa di Ginecologia e Ostetricia del Burlo Garofolo, si concentra sulla comprensione e il trattamento dell’Anemia di Fanconi, una malattia geneticamente eterogenea caratterizzata da difetti nei meccanismi di riparazione del DNA e nell’instabilità genomica. Sono noti ben 22 geni  coinvolti, e mutazioni anche in geni che agiscono a monte del complesso proteico FA possono causare la malattia. Alcune varianti genetiche a valle, come quelle nel gene BRCA2, sono associate a un elevato rischio di tumori infantili.

L’Anemia di Fanconi si manifesta con malformazioni congenite, insufficienza del midollo osseo in età pediatrica e un significativo aumento del rischio di sviluppare tumori solidi ed ematologici. Nei pazienti adulti con mosaicismo somatico, i valori ematici possono rimanere normali fino all’insorgenza di una neoplasia ematologica maligna.

Attualmente, l’unico trattamento disponibile per l’Anemia di Fanconi è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, efficace sui difetti ematologici ma non nella prevenzione dei tumori, una delle principali cause di mortalità in questi pazienti.

Il progetto guidato dalla dottoressa Faleschini si focalizza sullo sviluppo di una terapia genica mirata alle mutazioni recessive del gene FANCA, responsabile di circa l’80% dei casi di Anemia di Fanconi. Circa il 20% di queste mutazioni coinvolge varianti di splicing dell’RNA messaggero. «La nostra ricerca – spiega la dottoressa Faleschini – è basata sull’uso di oligonucleotidi antisenso, molecole capaci di correggere i difetti di splicing e ripristinare la normale funzione genica. L’obiettivo è bloccare la progressione della malattia e, potenzialmente per la prima volta, intervenire anche sul rischio oncologico».

La ricerca vedrà la collaborazione del dottor Daniele Ammeti e della dottoressa Melania Eva Zanchetta, entrambi ricercatori dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste. Il progetto quinquennale prevede anche collaborazioni con importanti centri di ricerca come l’Università “Aldo Moro” di Bari, per gli studi su modelli animali, e l’Istituto “Giannina Gaslini” di Genova, centro di riferimento nazionale per l’Anemia di Fanconi. I ricercatori del Burlo Garofolo auspicano che questo studio possa aprire nuove strade per lo sviluppo di terapie innovative e offrire una concreta speranza di cura per i pazienti affetti da Anemia di Fanconi causata da specifiche mutazioni genetiche.

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