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Un’indagine europea evidenzia che gli uomini sono poco consapevoli sulla funzione e lo stato di salute della prostata

Il livello di consapevolezza sulla funzione e lo stato di salute della prostata è sorprendentemente basso fra gli uomini europei al di sopra dei 50 anni; solo 1 su 4, pari al 26%, è infatti in grado di definire correttamente la funzione della prostata, nonostante sia ampiamente accertato che all’età di 60 anni oltre il 40% degli uomini soffre di ingrossamento di quest’organo.

E’ quanto emerge da una recente indagine condotta dall’Associazione Europea di Urologia in Francia, Germana e Gran Bretagna. Realizzata da Censuswide per la Settimana dell’Urologia, con il supporto incondizionato di Boston Scientific, l’indagine ha coinvolto più di 3.000 uomini nei tre Paesi europei.

Lo studio ha evidenziato scarsa consapevolezza e informazioni non corrette soprattutto per quanto concerne l’ingrossamento della prostata, patologia che è stata identificata correttamente solo dal 38% degli intervistati. Va ricordato, in proposito, che una prostata sana ha, più o meno, le dimensioni di una noce, dimensioni che tendono ad aumentare con l’età ma, soprattutto, con l’insorgenza di situazioni patologiche. Solo un intervistato su 6 ha risposto correttamente, evidenziando che i sintomi di ingrossamento della prostata non sono un “normale” segno di invecchiamento.

Le cause di ingrossamento sono tuttora scarsamente conosciute; tuttavia si ritiene che siano collegate ai cambiamenti ormonali legati all’invecchiamento. I segnali di una possibile patologia comprendono l’improvviso stimolo a urinare, sensazioni di sforzo e dolore, impressione di non  completo  svuotamento della vescica, necessità di alzarsi più volte durante la notte. Nonostante questi sintomi, quasi il 50% degli uomini in età compresa fra i 50 e i 60 anni  sembra non riconoscerli o li sottovaluta. Laddove  la patologia raggiunga maggiori livelli di gravità, può pregiudicare seriamente  la qualità della vita esponendo anche a problemi cardiaci, come l’infarto e la morte cardiaca improvvisa.

Commenta questi risultati il professor Hein Van Poppel, urologo e Segretario Generale Aggiunto dell’Associazione Europea di Urologia: “I risultati sono preoccupanti, soprattutto perché l’indagine era rivolta agli uomini della fascia d’età che ha maggiori possibilità di soffrire di problemi dovuti alla prostata, come  l’ingrossamento o, addirittura, il tumore. L’incidenza di queste patologie e le loro ripercussioni sulle procedure mediche aumenteranno anche a causa dell’invecchiamento della popolazione; per questo è importante che gli uomini siano bene informati,  per consentire interventi tempestivi e cure efficaci.

Quando è stato chiesto a chi parlerebbero di eventuali problemi legati alla prostata, la maggior parte degli intervistati ha risposto che si rivolgerebbe al proprio medico curante per avere maggiori informazioni. Questa domanda ha evidenziato notevoli differenze fra la Francia e il Regno Unito e la Germania. Solo un quarto degli uomini ha precisato che cercherebbe informazioni su Google, confermando comunque che i pazienti in questa fascia d’età preferirebbero rivolgersi al proprio medico.

Solo il 13% degli uomini ha dichiarato che parlerebbe di questo problema con la propria partner o con la famiglia. In proposito, Il professor Van Poppel commenta: “Un’indagine effettuata in precedenza ha dimostrato che, di fatto, le donne conoscono meglio degli uomini i problemi della salute maschile. Per questo, gli uomini vanno esortati a parlare dei propri problemi urologici con la compagna/moglie o con la famiglia, oltre a recarsi dall’urologo specialista.

Per la prostata ingrossata sono disponibili oggi vari trattamenti, in funzione della gravità della patologia. Questi possono prevedere terapie farmacologiche, intervento chirurgico all’uretra o al basso ventre, terapia laser, terapia laser con vaporizzazione, dieta personalizzata, iniezioni.

Le metà degli intervistati ha preferito avere  più opzioni fra vari trattamenti; il 38% ha dichiarato di preferire il trattamento consigliato dal proprio medico, mentre il restante 12% non ha indicato preferenze.

Conclude Van Poppel: “Ogni paziente è un caso a sé, ma, con il supporto dell’urologo i pazienti dovrebbero affrontare il trattamento più indicato per la propria patologia; è importante però che si rivolgano per tempo e con fiducia allo specialista.

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