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Due settimane fa, all’Ospedale di Circolo di Varese, è stato portato a termine con successo un intervento chirurgico innovativo per asportare un tumore maligno della base della lingua.

Per ridurre l’invasività del trattamento, è stata utilizzata una strumentazione tecnologica all’avanguardia: un sofisticato braccio robotizzato è stato usato per asportare la neoplasia in maniera mini-invasiva passando dalla bocca.

Il braccio robotico è stato pilotato attraverso una console per seguire tutte le fasi dell’intervento chirurgico, proiettate su tre maxi-schermi 4K in 3D posizionati nella sala operatoria.

L’equipe chirurgica, gli anestesisti, le strumentiste, le infermiere e tutto il personale della sala operatoria indossavano appositi occhiali 3D per collaborare attivamente durante l’operazione. La visione ad alta definizione e la percezione della profondità di campo tridimensionale hanno consentito di eseguire l’intervento chirurgico in maniera molto precisa, andando ad asportare la massa neoplastica senza danneggiare i tessuti circostanti.

“Si tratta del primo intervento chirurgico con l’ausilio di questo braccio robotico per le neoplasie dell’orofaringe – spiega il Dott. Paolo Battaglia, Ricercatore Universitario dell’Università degli Studi dell’Insubria e Dirigente Medico del Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Circolo di Varese, che ha eseguito il delicato intervento di asportazione chirurgica – In passato, interventi chirurgici di questo tipo richiedevano estesi tagli sulla pelle della faccia ed in alcuni casi persino il taglio dell’osso della mandibola. Con questa nuova tecnologia siamo riusciti ad ottenere una rimozione completa e sicura del tumore dal punto di vista oncologico ma al tempo stesso siamo riusciti a ridurre l’invasività dell’intervento”.

Una volta rimossa la neoplasia, l’equipe del Prof. Mario Cherubino, Direttore dell’Unità Operativa di Microchirurgia della Mano, ha eseguito una ricostruzione della regione operata per ripristinare il rivestimento mucoso della bocca e consentire una più rapida guarigione del paziente in termini di deglutizione e fonazione. Contestualmente all’intervento chirurgico nella bocca, sono stati asportati anche i livelli linfonodali del collo a rischio di micrometastasi, per ridurre il rischio di possibili recidive della neoplasia in futuro, ad opera dell’equipe chirurgica otorinolaringoiatrica guidata dal Dott. Mario Turri Zanoni.

L’intervento chirurgico si è svolto senza complicanze, grazie anche al supporto del team anestesiologico composto dalla Dott.ssa Rosella Bulgheroni e dalla Dott.ssa Simona Cozzi.

Il paziente, un settantenne residente in provincia, si è ripreso molto velocemente dall’intervento, tanto che è stato dimesso dall’ospedale circa 10 giorni dopo la procedura chirurgica, con esiti funzionali molto incoraggianti in termini di linguaggio, respirazione e deglutizione. L’esame approfondito della neoplasia, eseguito da patologi esperti come la Dott.ssa Carla Facco ed il Prof. Fausto Sessa, Direttore dell’Anatomia Patologica di Varese, ha confermato l’adeguatezza dell’intervento chirurgico, tanto che non è stato necessario completare le cure con ulteriori trattamenti come radioterapia e chemioterapia, velocizzando ancora di più il recupero funzionale del paziente.

“Siamo orgogliosi di questo risultato e continuiamo a lavorare per stimolare la ricerca scientifica al servizio del paziente – hanno commentato il Prof. Paolo Castelnuovo, Direttore del Dipartimento Chirurgie specialistiche dell’ASST Sette Laghi di Varese ed il Prof. Luigi Valdatta, Direttore del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Università degli Studi dell’Insubria – Anche in tempi difficili come quello che stiamo attraversando, la collaborazione multidisciplinare e l’innovazione rimangono il motore per una sanità vincente e di qualità”.

I tumori che insorgono nella zona più profonda della bocca, chiamata orofaringe, sono tumori difficili da diagnosticare e che possono causare disturbi come dolore e fastidio alla gola, con difficoltà a deglutire e a parlare nelle fasi più avanzate. Questi tumori sono generalmente collegati all’abitudine al fumo di sigaretta e all’assunzione di alcoolici, ma possono essere causati anche dall’infezione da papilloma virus umano (HPV). Questo virus si può trasmettere per via sessuale ed è responsabile dell’aumento dell’incidenza di questi tumori negli ultimi anni.

“Il trattamento di questi tipi di tumori richiede un approccio multidisciplinare che vede come protagonisti diversi specialisti: oncologo, radioterapista, chirurgo otorinolaringoiatra e chirurgo plastico. – conclude il Direttore Sanitario dell’ASST Sette Laghi, Lorenzo Maffioli – Questa integrazione è indispensabile per offrire al paziente la strategia di trattamento più efficace, cercando di minimizzare il più possibile l’impatto delle cure sulla qualità di vita del paziente. E la professionalità degli operatori in servizio nell’ASST Sette Laghi è tale da rendere possibile risultati a così elevato coefficiente di integrazione e complessità anche nell’attuale contesto: con più di 370 degenti covid ricoverati nelle nostre strutture l’ASST Sette Laghi sta mantenendo a regime l’attività chirurgica e intende continuare a farlo finché la pressione dell’emergenza non sarà tale da imporne la riduzione.  Spiace che all’interno dell’Azienda questa visione non sia condivisa da alcune sigle sindacali”.

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