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Terapia dietetico-nutrizionale: da supporto a componente attiva del trattamento nefrologico

È stata la dieta ipoproteica la protagonista del Lunch Symposium “Nuove prospettive sulla terapia dietetico – nutrizionale” che si è tenuto in occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Nefrologia, organizzato con il supporto non condizionato di Dr. Schär. Un incontro intenso e partecipato, che ha riunito clinici e ricercatori per discutere come la terapia dietetico-nutrizionale possa agire non come semplice supporto, ma come parte integrante del trattamento medico.
Al Simposio hanno preso parte il Prof. Adamasco Cupisti, Professore Ordinario di Nefrologia – Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa, il Dott. Simone Vettoretti, Dirigente medico in Nefrologia – Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Università degli studi di Milano Bicocca  e la Dott.ssa Claudia D’Alessandro,  Dietista Nutrizionista, Biologo – Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa, proponendo tre interventi complementari, dedicati rispettivamente al rapporto tra dieta e farmaci, alla gestione del paziente fragile e al ruolo dei prodotti aproteici nella pratica clinica.
Aprendo i lavori, il Prof. Adamasco Cupisti ha illustrato come la dieta ipoproteica e iposodica, in particolare se a prevalente base vegetale, rappresenti oggi una componente attiva del trattamento della MRC, capace di anche di potenziare l’efficacia e la sicurezza delle principali terapie farmacologiche, inclusi gli SGLT2i.
Alla luce delle nuove evidenze sugli SGLT2i: “Più precocemente si inizia la terapia con SGLT2i, più si ritarda la progressione verso la dialisi. Una corretta modulazione nutrizionale contribuisce a rendere questo effetto ancora più efficace e duraturo”. Cupisti ha sottolineato che dieta e farmaci condividono meccanismi fisiologici di nefroprotezione, entrambi in grado di modulare l’emodinamica glomerulare e ridurre l’iperfiltrazione e la proteinuria. Gli interventi dietetici, oltre ad aumentare l’efficacia dei farmaci, migliorano segni e sintomi dell’insufficienza renale, allontanano nel tempo l’inizio della dialisi, e  preservano lo stato nutrizionale del paziente.
Da qui la definizione che ha sintetizzato il suo messaggio: “La dieta è un farmaco”, da prescrivere e monitorare con la stessa attenzione delle terapie farmacologiche.
Il Dott. Simone Vettoretti ha portato l’attenzione sui pazienti anziani o fragili, nei quali la restrizione proteica richiede una valutazione accurata e un monitoraggio costante. Attraverso il caso clinico di una paziente over 75 e i dati più recenti delle linee guida internazionali, Vettoretti ha dimostrato che una dieta ipoproteica ben bilanciata non solo è sicura, ma può migliorare lo stato nutrizionale e funzionale del paziente.“L’obiettivo non è imporre una restrizione, ma costruire un percorso personalizzato – ha affermato il Prof. Vettoretti – che tenga conto di fragilità, comorbidità, preferenze alimentari e qualità di vita. La terapia dietetica è una cura adattiva, non un protocollo rigido”. Lo specialista ha inoltre ricordato che la corretta gestione dell’apporto energetico consente di preservare la massa muscolare e contrastare la sarcopenia, anche in età avanzata.
Nel suo intervento conclusivo, la dottoressa Claudia D’Alessandro ha presentato un’analisi aggiornata sull’efficacia nutrizionale dei prodotti aproteici, strumenti ormai imprescindibili per garantire ai pazienti un adeguato apporto calorico in presenza di una restrizione proteica.
“I prodotti aproteici – ha spiegato – non sono semplici sostituti dei corrispondenti prodotti tradizionali, ma veri strumenti clinici di precisione, che aiutano a fornire “energia pulita”, senza prodotti di scarto, contribuendo quindi a mantenere un corretto bilancio metabolico. Con i giusti suggerimenti consentono di ampliare la varietà della terapia dietetica, creando un nuovo stile alimentare che favorisce l’aderenza alla terapia nutrizionale e complessivamente migliora la qualità di vita del paziente”.
Il Lunch Symposium ha evidenziato come la sinergia tra nefrologi e dietisti rappresenti il modello più efficace di cura, capace di integrare l’approccio farmacologico e quello nutrizionale in un percorso unico e condiviso.
Dalla discussione è emerso un messaggio chiaro: la terapia dietetico-nutrizionale non è più solo prevenzione, ma una componente terapeutica attiva, da prescrivere, monitorare e valorizzare con la stessa attenzione dei farmaci.

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