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Una persona su quattro con più di 85 anni è affetta da “sindrome della fragilità”, una condizione caratterizzata da una diminuzione delle riserve e della capacità di resistenza agli stress. I sintomi più comuni sono la perdita di peso in assenza di dieta, l’affaticabilità, la ridotta attività fisica, il rallentamento durante la deambulazione e la debolezza muscolare. L’anziano fragile ha un rischio più elevato di cadere e una maggiore probabilità di incorrere in disabilità e ricoveri ospedalieri soprattutto di carattere riabilitativo. Ogni anno, quasi 200mila adulti si rivolgono alla Fondazione Don Gnocchi per trattamenti riabilitativi ospedalieri, ambulatoriali o domiciliari e la maggior parte di questi sono persone anziane fragili.

Che cosa sappiamo della sindrome della fragilità? Quali sono le cause che la determinano? È possibile individuare marcatori per intervenire precocemente sui soggetti a rischio?
Con questi obiettivi gli Istituti Fondazione FIRC di Oncologia Molecolare e l’IRCCS “Don Gnocchi” di Milano sono impegnati dal 2019 in uno studio finanziato dalla Fondazione Cariplo nell’ambito di un bando di ricerca sulle malattie legate all’invecchiamento.

Nonostante la pandemia, il progetto ha reclutato in due anni negli ambulatori “Don Gnocchi” 115 persone su base volontaria con più di 65 anni. Un’attenta valutazione clinica e strumentale ha stabilito la presenza o meno della sindrome della fragilità e l’integrità di strutture quali il muscolo e il cervello. Con un prelievo di sangue, si è poi misurata la presenza della proteina PREP1 per capirne il ruolo nell’evoluzione della sindrome e per ricercare un marcatore di identificazione precoce. Sono stati raccolti anche dati neuropsicologici sul funzionamento cognitivo e dati strumentali sul grado di riserva motoria e cerebrale mediante risonanza magnetica ad alto campo e indagine ecografica muscolare.
Il coinvolgimento delle persone reclutate è stato partecipato e interessato e i risultati verranno pubblicati su riviste scientifiche, oltre che sul sito del progetto.

I partecipanti sono stati classificati in base ai criteri della fragilità come anziani fragili, pre-fragili o robusti. I risultati evidenziano che complessivamente si tratta di una coorte a maggiore rappresentanza femminile (61 per cento), con un’età media di 76.43 anni ed una scolarità media di 10.90. La percentuale maggiore è rappresentata da soggetti pre-fragili, seguita dai robusti e infine dai fragili. L’analisi rivela che nel rapporto tra fragilità e genere, il sesso femminile risulta svantaggiato e che una bassa scolarizzazione sembra caratterizzare il fenotipo fragile. Inoltre, sebbene la fragilità non sia sinonimo di cronicità, nel campione preso in esame tale condizione aumenta con il crescere delle patologie associate,

Durante lo studio, i partecipanti hanno effettuato una serie di valutazioni specifiche per profilare la fragilità. I sintomi maggiormente rilevati sono la debolezza muscolare, seguita da affaticabilità e inattività fisica. Nelle persone classificate come fragili, le tre variabili sembrano avere il medesimo peso, mentre nelle persone classificate come pre-fragili la debolezza muscolare sembra essere maggiormente rappresentata.

Solo il 33% dei soggetti aveva sentito parlare della sindrome della fragilità e grazie alla partecipazione allo studio molti hanno potuto approfondire la tematica con un grado di soddisfazione elevato rispetto alle informazioni ricevute. La partecipazione al progetto è stata oggetto di discussione con parenti e amici e in alcuni casi tale condivisione ha portato al coinvolgimento di ulteriori partecipanti.
L’importanza della tematica della fragilità è stata considerata dagli intervistati come estremamente importante e utile.

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