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Dieci proposte operative e tre fattori abilitanti per mettere in pratica con successo la Missione Salute del PNRR e sostenere il SSN, duramente colpito dalla pandemia che ne ha messo in evidenza criticità e spazi di miglioramento. Questo, in sintesi, il lavoro di un gruppo di studiosi di economia, management e politiche sanitarie, appartenenti a sei università: Università Bocconi, Politecnico di Milano, Università Cattolica, Università di Torino, Università Tor Vergata e Scuola Superiore Sant’Anna.

“Il PNRR è un documento di alta visione e di allocazione di importanti risorse di investimento per il SSN che devono garantire valore entro cinque anni. La partita attuativa”, sottolinea Francesco Longo dell’Università Bocconi, “è, quindi, appena iniziata e durerà cinque anni: un tempo breve in cui occorre definire la progettazione esecutiva per ogni misura, costruire pianificazioni regionali e attuare le politiche nelle singole aziende sanitarie locali”.

“Gli interventi sul SSN oltre a migliorarne l’efficacia e l’efficienza avranno un ruolo determinante nel diminuire le disuguaglianze di accesso al sistema salute”, spiega Giuseppe Costa, Università di Torino. “Il successo del PNRR si misurerà anche sul suo impatto sociale e non solo economico”.

Le dieci proposte sono state presentate e discusse il 28 maggio in un webinar organizzato dall’ AIES, Associazione Italiana di Economia Sanitaria, aperto a tutti gli stakeholders del SSN. All’incontro è intervenuto Stefano Lorusso, Capo della Segreteria Tecnica del Ministro della Salute.

“Abbiamo elaborato delle proposte attuative sulla governance e sul riparto dei fondi del PNRR”, spiega Federico Spandonaro dell’Università di Tor Vergata, “sull’autonomia e i vincoli per le regioni e le loro aziende, sullo sviluppo dei fattori abilitanti e sulla progettazione organizzativa ed operativa delle diverse linee di intervento del PNRR”.

In particolare, il gruppo di ricerca ha individuato una serie di proposte operative. “Attraverso una programmazione mirata e un monitoraggio continuo e puntuale degli outcome”, dice Americo Cicchetti, Università Cattolica, “dobbiamo essere in grado di realizzare l’indispensabile riforma sanitaria delineata dal PNRR”.

Le dieci aree prioritarie di intervento identificate dal gruppo di ricerca sono: rafforzare e infrastrutturare la Medicina Generale; potenziare la presa in carico delle cronicità; razionalizzare la rete ambulatoriale territoriale; garantire l’autosufficienza a domicilio in forma integrata con il sistema di welfare; uniformare le dotazioni delle strutture intermedie tra regioni; pianificare e attuare un cambiamento di skill mix tra medici e professioni sanitarie; riformare il sistema di sanità pubblica adottando un approccio “one health” alla salute; promuovere la competenza clinica nella rete dei piccoli ospedali; rinnovare le infrastrutture dei grandi ospedali cambiandone logistica e aumentandone flessibilità e sostenibilità; modernizzare e rendere efficiente il parco tecnologico degli ospedali.

“Nel percorso di attuazione del PNRR sarà fondamentale il ruolo delle Regioni”, spiega Milena Vainieri, Scuola Superiore Sant’Anna. “Per questo è indispensabile implementare un Technical Support Instrument sul modello di quello previsto dal Next Generation EU per il supporto nel disegno e nell’implementazione delle riforme negli Stati membri. Occorre cioè prevedere un fondo a disposizione delle Regioni per acquisire competenze per tutte le fasi di vita dei progetti”.

Il futuro del SSN dipende però anche dalla messa a terra di tre fattori strategici abilitanti: ricerca e innovazione, trasformazione digitale e capacity building. “Il successo non può però considerarsi scontato”, dice Cristina Masella del Politecnico di Milano, “richiedendo grande coesione di intenti, da perseguirsi con un forte impegno finalizzato a creare convergenze e collaborazione istituzionale: il nostro lavoro mira proprio a facilitare un confronto continuo tra tutte le parti”.

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