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Gilead ha presentato i dati finali dello studio di fase III ASCENT su sacituzumab govitecan in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo metastatico recidivante o refrattario che hanno ricevuto due o più precedenti terapie sistemiche, almeno una delle quali per la malattia metastatica, che rappresentano attualmente lo standard of care in seconda linea di trattamento.

In un’analisi di follow-up condotta dalla chiusura del database, sacituzumab govitecan ha migliorato la sopravvivenza mediana libera da progressione rispetto alla chemioterapia scelta dal medico e ha esteso la sopravvivenza globale mediana di quasi cinque mesi nella popolazione intent-to-treat. Il tasso di OS a due anni era del 20,5% nel braccio sacituzumab govitecan, rispetto al 5,5% nel braccio chemioterapia scelta dal medico. Sacituzumab govitecan ha anche mostrato miglioramenti clinicamente significativi nella qualità della vita correlata alla salute rispetto alla chemioterapia.

“Oggi in Italia vivono più di 37mila persone con tumore della mammella metastatico”, afferma il Prof. Saverio Cinieri, Presidente AIOM. “La forma triplo negativa, in cui rientrano il 15% delle diagnosi di carcinoma mammario, non presenta i recettori degli estrogeni, del progesterone e della proteina HER2. Questo significa che non risponde alla terapia ormonale e ai farmaci che hanno come bersaglio HER2. È la forma più aggressiva, in cui il rischio di ricaduta a distanza aumenta rapidamente a partire dalla diagnosi e raggiunge il picco nei primi tre anni. Lo studio ASCENT è importante perché dimostra che, grazie a una terapia mirata, è possibile migliorare significativamente non solo la sopravvivenza globale ma anche la qualità di vita, aspetto decisivo nel trattamento della malattia metastatica. Va, inoltre, considerato che il carcinoma mammario triplo negativo colpisce spesso donne giovani che si trovano nel pieno della loro vita familiare e professionale, come madri, mogli e lavoratici. In questi casi, la malattia ha un impatto profondo sull’intera famiglia. Da qui la necessità di opzioni terapeutiche innovative che garantiscano quantità e qualità di vita”.

Sacituzumab govitecan ha dimostrato miglioramenti clinicamente significativi rispetto alla chemioterapia in ​​tutti e cinque i domini HRQoL primari, in modo coerente rispetto ai rapporti precedenti. Il TNBC metastatico è spesso associato a una significativa diminuzione della qualità della vita, in cui le pazienti possono essere sottoposte a diversi cicli di chemioterapia intensiva, e in questo contesto la valutazione dell’impatto dell’onere dei sintomi è particolarmente importante. Le variazioni rispetto al basale per sacituzumab govitecan rispetto alla chemioterapia erano -5,8 vs -9,4 nello stato di salute globale, -4,6 vs -13,5 nel funzionamento fisico, -8,4 vs -18,8 nel funzionamento nell’ambito del ruolo, 5,1 vs 14 nell’affaticamento e 2,8 vs 6.8 nel dolore.

Il profilo di sicurezza di sacituzumab govitecan è stato coerente con i rapporti precedenti. Le principali reazioni avverse correlate al trattamento di grado ≥3 per sacituzumab govitecan rispetto alla chemioterapia sono state diarrea, neutropenia, anemia e neutropenia febbrile. Le interruzioni del trattamento a causa di eventi avversi sono state ≤3% in entrambi i bracci.

Gilead Sciences ha annunciato, inoltre, i risultati positivi dell’analisi primaria dello studio di fase III TROPiCS-02 su sacituzumab govitecan rispetto alla chemioterapia scelta dal medico in pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2- fortemente pretrattate che avevano ricevuto una precedente terapia endocrina, inibitori di CDK4/6 e da due a quattro linee di chemioterapia. Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione con una riduzione statisticamente e clinicamente significativa del 34% del rischio di progressione della malattia o di morte. La prima analisi ad interim dell’endpoint secondario chiave di sopravvivenza globale ha dimostrato una tendenza al miglioramento. Il dato di sopravvivenza non è ancora maturo; seguirà un’analisi successiva.

Lo studio, a distanza di un anno, ha dimostrato che il 21% delle pazienti erano libere da progressione quando trattate con sacituzumab govitecan rispetto al 7% delle pazienti che avevano ricevuto TPC. I miglioramenti ottenuti nella PFS con sacituzumab govitecan sono stati coerenti anche nei sottogruppi chiave di pazienti, incluse le pazienti che avevano ricevuto precedentemente tre o più regimi chemioterapici per malattia metastatica, le pazienti con metastasi viscerali e le pazienti anziane.

Anche un’analisi pre-pianificata sulla qualità della vita – uno degli endpoint secondari che utilizza lo strumento EORTC QLQ-C30 – ha rilevato nella popolazione valutabile miglioramenti con sacituzumab govitecan rispetto a coloro che avevano ricevuto TPC.

Il profilo di sicurezza di sacituzumab govitecan è risultato coerente con gli studi precedenti, senza evidenziare inattesi problemi di sicurezza in questa popolazione di pazienti. Le reazioni avverse correlate al trattamento di grado ≥3 più frequenti per Sacituzumab govitecan rispetto al TPC sono state neutropenia, diarrea, leucopenia, anemia, fatigue, neutropenia febbrile. 

Sacituzumab govitecan non è stato approvato da alcuna agenzia regolatoria per il trattamento del carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-. La sua sicurezza ed efficacia non sono state stabilite per questa indicazione.

“Sacituzumab govitecan è un farmaco estremamente innovativo che sfrutta la capacità di un anticorpo in grado di andare a bersaglio di un target specifico sulle cellule tumorali, portando con sé un potente chemioterapico. Questo permette da una parte una grande efficacia terapeutica, dall’altra di ridurre la tossicità legata all’esposizione delle cellule normali”, commenta il Dott. Giampaolo Bianchini, Responsabile del Gruppo mammella nel Dipartimento di oncologia dell’IRCSS Ospedale San Raffaele. E aggiunge: “Questa molecola è approvata dagli enti regolatori americani ed europei per la malattia triplo-negativa metastatica, e ad ASCO è stata confermata la sua capacità di dimezzare il rischio relativo di morte, un risultato che non ha precedenti in questo particolare tipo di tumore mammario particolarmente aggressivo. Per questa ragione siamo tutti in attesa della rimborsabilità del farmaco in Italia”.

E conclude: “Il nuovo studio presentato ad ASCO, relativo alla malattia metastatica HR+/HER2- fortemente pretrattata, ha dimostrato anche in questo sottogruppo che sacituzumab govitecan riduce significativamente il rischio di progressione rispetto all’uso della chemioterapia standard, rappresentando potenzialmente una nuova opzione di cura anche in questo setting con limitate opzioni terapeutiche. Sarà importante attendere anche i dati maturi relativi alla valutazione dell’impatto sulla sopravvivenza”.      

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