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Primo soccorso: IRC promuove una rete nazionale di insegnanti-formatori

Formare gli insegnanti di scienze motorie di tutte le scuole italiane alle manovre salvavita per trasformarli in una rete capillare di formatori in grado di insegnare il primo soccorso agli studenti fin dai primi anni di scuola: è questa la proposta al centro del convegno “Prima di tutti: la forza della comunità nella catena della sopravvivenza”, in programma sabato 9 maggio presso l’Università di Bologna e promosso da Italian Resuscitation Council.

In Italia si stimano tra i 30.000 e i 40.000 insegnanti di scienze motorie attivi nelle scuole, una platea ampia e già strutturata che – se adeguatamente coinvolta e formata – potrebbe diventare il perno di un sistema capillare di educazione alle manovre salvavita. Anche a livello territoriale, come nel caso di Bologna, si tratta di una comunità numerosa e già inserita in contesti educativi e sportivi.

Il progetto a cui IRC sta lavorando, assieme a diversi docenti e rappresentanti del mondo scolastico e istituzionale, ha l’obiettivo di definire un modello per costruire una rete nazionale di docenti di scienze motorie formati e certificati, in grado di garantire una diffusione stabile, progressiva e continuativa delle competenze di primo soccorso tra i giovani.

Il percorso prevede di iniziare già dalla scuola primaria, a partire dalla terza o quarta elementare, quando gli studenti hanno tra gli otto e i dieci anni, per introdurre in modo progressivo i temi del primo soccorso e delle manovre salvavita, e proseguire negli anni successivi con attività sempre più strutturate fino ad arrivare, nelle classi più alte, alla possibilità di una vera e propria certificazione. L’obiettivo è garantire una formazione breve, ripetuta e frequente nel tempo.

La scelta di partire dai docenti di scienze motorie è legata alle caratteristiche specifiche di questa figura, che rappresenta un punto di connessione naturale tra scuola e mondo dello sport, opera all’interno di una rete organizzativa già strutturata ed è abituata a lavorare su competenze pratiche legate alla salute, alla prevenzione e al benessere.

“I docenti devono essere coinvolti in prima persona nella formazione al primo soccorso perché conoscono la scuola, gli studenti e le risorse disponibili. Con il supporto delle associazioni, che devono formarli e sostenerli con strumenti di aggiornamento e risorse, i docenti possono sia divulgare contenuti adeguati alle diverse età e allo sviluppo psicofisico degli studenti, sia diventare a tutti gli effetti istruttori in grado di formare e certificare i ragazzi più grandi. Inoltre, nella maggior parte dei casi i docenti di scienze motorie collaborano anche con le associazioni sportive dilettantistiche, un rete capillare con oltre 100.000 realtà attive e 12 milioni di tesserati in Italia[ii], che spesso utilizzano gli impianti scolastici per le loro attività: questo li rende un punto di connessione strategico tra scuola e sport e contribuisce a rafforzare la sicurezza e la diffusione delle manovre salvavita anche nel mondo sportivo” commenta Katya Ranzato, presidente di Italian Resuscitation Council.

Sottolinea il senatore Marco Lombardo, promotore della proposta di legge intitolata a Edoardo Bove: “Promuovere la cultura del primo soccorso, introducendo l’obbligatorietà della formazione del primo soccorso come materia scolastica è fondamentale per aumentare il tasso di sopravvivenza e salvare vite umane”.

Il convegno rappresenta il primo appuntamento nazionale dedicato al ruolo della comunità civile nella gestione dell’arresto cardiaco, in linea con le più recenti Linee Guida ERC 2025, e nasce con l’obiettivo di mettere a confronto esperienze, modelli organizzativi e progetti già attivi a livello locale, regionale e nazionale per individuare un denominatore comune e definire un modello scalabile e sostenibile.

L’evento avrà inizio con i saluti dell’on. Giorgio Mulè, seguiti dagli interventi di Katya Ranzato e Andrea Scapigliati, che sottolineeranno l’importanza della formazione e il coinvolgimento dei cittadini nella catena della sopravvivenza. Parteciperanno alla sessione inaugurale anche Luciano Tagliaferri, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, e il senatore Marco Lombardo.

Nel corso della giornata interverranno inoltre rappresentanti del mondo scientifico, clinico e della formazione – tra cui il prof. Pier Cesare Rivoltella, pedagogista dell’Università di Bologna – che approfondiranno i temi della diffusione della cultura della rianimazione cardiopolmonare, delle metodologie didattiche e del coinvolgimento dei cittadini e degli istruttori laici, insieme alle principali organizzazioni del volontariato sanitario.

Verrà affrontato anche il tema dell’inclusione nella formazione delle persone con disabilità, perché chiunque può avere un ruolo nella catena della sopravvivenza, insieme alla prof. Roberta Bonfiglioli, coordinatrice del corso di laurea in tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro dell’Università di Bologna.

Una sessione sarà dedicata in particolare al modello di rete degli insegnanti di scienze motorie, con gli interventi della prof. Antonella Bianchi, referente dell’Ufficio scolastico provinciale di Arezzo, del prof. Paco D’Onofrio, coordinatore del corso di laurea magistrale in management delle attività motorie e sportive all’Università di Bologna e del prof. Giacomo Abate, coordinatore regionale per l’educazione fisica e sportiva presso l’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, che discuteranno dello sviluppo di un percorso dedicato e delle prospettive di applicazione nel sistema scolastico.

Ogni anno in Europa si registrano circa 400.000 arresti cardiaci extraospedalieri, di cui 60.000 solo in Italia. Solo nel 58% dei casi chi assiste interviene con le manovre salvavita e solo nel 28% dei casi viene utilizzato un defibrillatore. La sopravvivenza finale si attesta attorno all’8%.

Insegnare a tutti a riconoscere un arresto cardiaco e le azioni da compiere, a partire dalla rapida attivazione dei soccorsi attraverso il 112, è essenziale in quanto la possibilità di sopravvivenza all’arresto cardiaco diminuisce del 10% per ogni minuto che passa.

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